Caccia al cinghiale, nuovo scontro tra ambientalisti e cacciatori

Ricorso al Tar contro l’Atc1 e il Wwf attacca Gallinella | Intanto sulla selezione un’altra sentenza della Corte Costituzionale.

Mentre la Libera Caccia ha deciso di appoggiare il ricorso al Tar presentato da alcune squadre di cacciatori per chiedere l’annullamento del Piano di Gestione della specie al cinghiale redatto dall’Atc Pg1 ed approvato dalla Regione Umbria per la stagione venatoria 2018-2019, profili di inadeguatezza che sembrerebbero emergere dal Piano di abbattimento predisposto dalla stessa Atc PG 1 per la gestione della specie e per la prevenzione dei danni, il Wwf esulta per l’ultima sentenza (la numero 44) con cui la Corte costituzionale ha ancora una volta dichiarato illegittima la caccia al cinghiale fuori dai tempi previsti dalla legge quadro.
Esulta il Wwf Perugia: “È illegittimo avvalersi delle aquadre dei cinghialari e/o cacciatori, per abbattere/contenere la specie cinghiale”. Che aggiunge: “Non c’è peggior sordo… di chi non vuol sentire!“.

Nel mirino degli ambientalisti umbri, oltre ai cacciatori ed alle associazioni che prospettano una “liberalizzazione” della caccia al cinghiale per contenere una specie che sta procurando molti danni in Umbria, finisce anche il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, il pentastellato Filippo Gallinella “che propone sostanzialmente di armare i cacciatori tutto l’anno per sparare/giocare/abbattere quello, che a dire degli stessi, di volta in volta viene indicato come animale nocivo, a seconda le varie convenienze del momento“.

Il Wwf prosegue: “Ieri i lupi e gli orsi, poi le nutrie, le volpi, le cornacchie, gli storni, (e c’è anche chi propose in una legge regionale di sparare anche ai cani e gatti randagi), oggi è la volta di caprioli e dei cinghiali che, sempre a detta di certi ‘interessi pelosi’, arrecano danni e cataclismi all’agricoltura“.
Per gli ambientalisti, alla proposta di Gallinella mancano non solo l’analisi e il dato scientifico verificabile del problema, ma anche il contesto e soprattutto il fatto storico, necessari per individuare responsabilità, le soluzioni reali, efficaci e condivise. “Che oggi la specie aliena cinghiale sia un problema e faccia qualche danno localizzato – afferma il Wwf – è il solo dato vero, per il resto, sono tutte valutazioni opinabili, di parte e legate ad interessi specifici piuttosto che alla tutela del bene collettivo, l’ambiente“.

Un problema che a giudizio del Wwf, come è stato per altre specie non autoctone, è frutto di “scelte scellerate di introduzione volute, o rilasci accidentali nell’ambiente, da parte di persone che avevano e hanno un interesse specifico”. In questo caso, quello dei cacciatori. Che dunque, per il Wwf, avendo “creato” il problema legato ai cinghiali, non possono essere chiamati a risolverlo.

Fonte: https://tuttoggi.info