Caccia, mozione sugli indennizzi agli agricoltori con servitù venatoria

ANCONA – Si torna a parlare di caccia in consiglio regionale. Verrà infatti discussa nella seduta di martedì prossimo, 26 marzo, la mozione 431 relativa al “Rimborso delle indennità spettanti ai conduttori e proprietari di fondi soggetti a servitù venatoria”. Una seduta che si prospetta già movimentata. Il documento, a firma del consigliere regionale Sandro Bisonni, se approvato rappresenterebbe un precedente storico che potrebbe essere esteso a tutte le Regioni: l’articolo 15 della Legge 157/92 sulla caccia prevede infatti che i proprietari e/o conduttori di fondi soggetti a servitù venatoria siano indennizzati, «ma finora non hanno percepito neppure un euro – spiega il delegato Lac, Lega Abolizione Caccia, Danilo Baldini – Questo perché finora la Regione e gli ATC, Ambiti Territoriali di Caccia, si sono sempre rimpallati a vicenda le responsabilità di pagare questi indennizzi».

La mozione del consigliere Bisonni impegna il presidente e la Giunta regionale ad individuare un ufficio regionale a cui attribuire la competenza relativa agli indennizzi a favore dei proprietari di fondi sottoposti a pianificazione venatoria. A questo ufficio dovrà poi essere assegnato il fondo regionale istituito per la concessione degli indennizzi ai proprietari/conduttori terrieri interessati. La mozione impegna inoltre la Giunta ad aumentare le somme destinate al fondo in modo da poter fornire una risposta adeguata alle giuste aspettative dei proprietari.
Un documento, che come tiene a precisare Sandro Bisonni non ha nulla a che vedere con i danni subiti dagli animali. «Questa legge è poco conosciuta dagli agricoltori – spiega il consigliere – invece farebbero bene a far valere i loro diritti. Mi auguro che gli altri consiglierei che si sono sempre proclamati a favore degli agricoltori nella seduta consiliare di martedì agiscano di conseguenza votando la mozione, cosa che mi auguro facciano anche le associazioni di agricoltori. Si tratta di far valere un diritto e non un privilegio, perché la regione questi rimborsi non li sta pagando».

INTERVISTA AL DELEGATO LAC DANILO BALDINI
Martedì approda in Consiglio regionale la mozione sugli indennizzi agli agricoltori con servitù venatoria, perché lo ritiene un documento così importante?
«Quella di martedì 26 marzo potrebbe diventare una data storica per l’esistenza stessa della caccia, perlomeno nella forma e nelle modalità di gestione come l’abbiamo conosciuta finora. La Mozione del consigliere Bisonni rappresenta una delle battaglie “storiche” che la LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia, ha sempre portato avanti nella sua eterna lotta contro la caccia e per l’affermazione dei diritti degli agricoltori e dei proprietari terrieri. Pochi infatti sono a conoscenza del fatto che, in base all’Art. 842 del Codice Civile, entrato in vigore nel 1942, nel pieno della 2° Guerra Mondiale, i cacciatori italiani possono entrare armati dentro le proprietà private, anche senza il consenso dei legittimi proprietari. Questo articolo venne introdotto dal regime fascista per “agevolare” all’uso delle armi gli italiani, ma poi, al termine della guerra, invece di essere abolito, venne conservato tale e quale e divenne uno dei “cavalli di Troia” per l’esercizio della caccia in Italia. Nel 1992, due anni dopo lo storico referendum per l’abolizione della caccia, che sfiorò il quorum del 50% dei votanti, ma che nella stragrande maggioranza decretò che gli italiani erano favorevoli all’abolizione della caccia, venne approvata la nuova Legge sulla caccia, la n. 157, tuttora in vigore. Pochissimi sanno che i legislatori, consapevoli che l’art. 842 favoriva sfacciatamente i cacciatori, ledendo il diritto di proprietà privata e il principio di uguaglianza tra i cittadini, introdussero l’Art. 15 nella Legge 157/92, che prevede un indennizzo in denaro per i proprietari e/o i conduttori di fondi soggetti a questa che, a tutti gli effetti giuridici, è definita come “servitù venatoria”».

Una questione risolta dunque?
«No, perché finora i proprietari ed i conduttori di fondi agricoli soggetti a questa medioevale “servitù venatoria”, non hanno percepito neppure un euro di indennizzo. Questo perché le Regioni e gli Ambiti Territoriali di Caccia si sono sempre rimpallati a vicenda le responsabilità di pagare questi rimborsi. Se la mozione del consigliere Bisonni fosse quindi accolta, rappresenterebbe un precedente storico importantissimo, che dovrebbe poi essere esteso a tutte le Regioni. Il provvedimento, che ha valore retroattivo, avrebbe quindi effetti devastanti per l’intera gestione dell’attività venatoria, in quanto i soldi che le Regioni attualmente elargiscono agli Ambiti Territoriali di Caccia, ai quali di fatto esse delegano la pianificazione dell’attività venatoria su tutto il territorio agro-silvo-pastorale, verrebbero completamente assorbiti da questi indennizzi e neppure basterebbero, decretando in pratica la fine della caccia, perlomeno nella forma e nelle modalità di gestione che abbiamo conosciuto finora».
Un diritto che lei ritiene disatteso, ma da chi?
«A mio avviso, grandissime responsabilità le hanno le stesse organizzazioni associative e sindacali degli agricoltori, che per non inimicarsi i rapporti con le associazioni venatorie e con i politici, che da sempre tutelano gli interessi dei cacciatori, non hanno mai informato dell’esistenza di questo diritto i loro iscritti ed associati».

Pensa che la mozione verrà approvata?
«Me lo auguro, non tanto per me e per noi ambientalisti ed animalisti, quanto proprio per tutti gli agricoltori e i proprietari dei fondi, che oltre al fatto di subire l’ingresso nelle loro proprietà di gente armata, che spesso non rispetta le distanze di sparo dalle abitazioni, mettendo quindi a rischio la loro incolumità fisica e quella dei loro animali, sono stati privati per tutti questi anni anche dei legittimi indennizzi per i danni alle colture e per il fastidio a loro procurato dai cacciatori. Se invece, come temo, la Mozione verrà respinta, allora voglio vedere con quale tipo di “pretesto” il Presidente Ceriscioli e la maggioranza in Regione proveranno a “giustificare” il loro respingimento, dopo che, proprio con la scusa di prevenire i danni prodotti dai cinghiali alle coltivazioni agricole, nei mesi scorsi hanno fatto “carte false” per aggirare le sentenze del TAR, del Consiglio di Stato e, in ultimo, anche della Corte Costituzionale, che avevano dichiarato illegittimi ed incostituzionali sia il Piano Faunistico Venatorio regionale che il Piano di Controllo regionale del cinghiale. Se, anche ora che hanno la possibilità di adempiere ad un articolo di legge che rende giustizia agli agricoltori, i nostri politici ed amministratori faranno ancora una volta “orecchie da mercante”, allora anche i bambini capiranno che finora le leggi ed i provvedimenti da loro emanati, che hanno peraltro ridicolizzato la nostra Regione, esponendola a probabili infrazioni comunitarie e risarcimenti per danno erariale, sono state fatte solo ed esclusivamente per tutelare i loro “protetti”: i cacciatori».

Tratto da: http://www.centropagina.it/