Anche il mondo Venatorio ha il suo Cucchi, dopo 13 anni le condanne

Questa vincenda risale al lontano 2005, dove 4 guardie venatorie volontarie del WWF, controllarono un anziano cacciatore,  a distanza di 14 anni ancora non del tutto chiarita.
Fù arrestato il coordinatore regionale pugliese del Wwf, Pasquale Salvemini ed Insieme a lui arrestati altri due incensurati, ritenuti insospettabili: una guardia venatoria volontaria, Maurizio Checchia, di 37 anni, parrucchiere a Barletta; l’altro arrestato è un agente del corpo forestale dello Stato, Raffaele Stano, 42 anni, di Sannicandro.
I tre, furono accusati, a vario titolo, di violenza privata continuata aggravata, omicidio colposo con morte come conseguenza di altro delitto, falsità ideologica e materiale, abuso d’ufficio, calunnia continuata aggravata e lesioni aggravate, i quattro furono poi scarcerati nel 2008.

Le indagini Dopo la morte del cacciatore, l’ associazione Italcaccia presentò un esposto. E la procura di Trani aprì un’inchiesta verso 5 indagati L’ accusa è pesante: avrebbero provocato la morte, senza volerlo, di un cacciatore avvenuta per arresto cardiocircolatorio causato però dallo stato di tensione e di terrore dopo una perquisizione. Tutto avveniva la sera del 6 novembre del 2005 nelle campagne di Spinazzola, in contrada “Paredano”. Vittima un ex professore appassionato di caccia di 82 anni, Mario Botticelli, originario di Riccione. Il magistrato della procura di Trani Michele Ruggiero ha concluso l’ inchiesta che conta i nomi di cinque indagati eccellenti e insospettabili. Si tratta di quattro volontari del Wwf (il coordinatore regionale Pasquale Salvemini, Angelo Raffaele Nitti, Moisè Mario Salvatore Checcia e Domenico Barcone) e il vice sovrintendente del Corpo forestale in servizio al nucleo operativo Cites di Bari, Raffaele Stano. A vario titolo rispondono di violenza privata, morte come causa di altro delitto, omicidio colposo, abuso d’ ufficio e falso ideologico. Il caso era stato aperto dopo un esposto dettagliato a firma del presidente dell’ Italcaccia, Mario Gargano, che il 2 marzo del 2006 scriveva all’ allora ministro per le Politiche agricole Alemanno, al ministro dell’ Interno Pisanu, ai presidenti della Regione e della Provincia di Bari, al prefetto di Bari e alle procure del capoluogo e di Trani, competente per territorio. Nella denuncia chiedeva di far luce su quanto stava avvenendo ad alcuni cacciatori «costretti a subire controlli non affatto corretti da parte di alcune guardie volontarie di associazioni protezionistiche». Nel dirsi non contrario ai controlli, nell’ esposto il parlamentare riferiva di «un gruppetto di guardie del Wwf che non potendo, secondo la legge, operare sequestri in caso di pur giuste contestazioni, si avvalgono durante il servizio della collaborazione di un agente forestale». I controlli, era scritto nella denuncia, sono vere «azioni da manuale di guerra», e avverrebbero con personale senza divisa e armato che effettuerebbe perquisizioni personali e nelle autovetture dei cacciatori alla ricerca di richiami abusivi. Mario Botticelli, è il sospetto degli investigatori, era un soggetto cardiopatico e morì per un infarto provocato però dallo stato di tensione e di terrore a seguito verosimilmente dell’ irruzione dei cinque che, a detta dell’ accusa, avevano utilizzato metodi spregiudicati e aggressivi. Non solo, i successivi verbali sarebbero stati falsificati. Un componente del gruppo avrebbe fatto sottoscrivere a uno degli amici della vittima, in bianco e su dei moduli che riportavano l’ intestazione del Corpo forestale dello Stato, delle “spontanee dichiarazioni” in realtà, secondo l’ accusa mai rese. L’ anziano signore sarebbe stato trasportato già cadavere a bordo di un fuoristrada e lasciato sull’ asfalto in attesa dell’ arrivo di un’ ambulanza del 118. O almeno così riferì un testimone oculare sentito nel corso di questi mesi dopo che un’ interrogazione parlamentare aveva riacceso i riflettori sulla questione. L’ esposto di Italcaccia era solo l’ ultimo in ordine di tempo. L’ accaduto era stato già denunciato dalla sezione provinciale di Bari della Federazione italiana della caccia e da alcuni cacciatori che durante la stagione venatoria si erano imbattuti in questo gruppetto di volontari. Uno dei cinque indagati, Moisè Checchia, avrebbe rivestito la qualifica di guardia volontaria dichiarando falsamente nella richiesta alla Provincia di Bari di non aver mai ricevuto condanne, pur essendo stato condannato per furto. il giallo L’ anziano, originario di Riccione, morì dopo essere stato sottoposto ad un controllo. Era impegnato in una battuta di caccia nelle campagne di Spinazzola.

Pochi giorni fa, dopo un lunghissimo processo, è arrivata la condanna del tribunale di Trani per quattro degli imputati: Raffaele Stano, sovrintendente del corpo forestale, a tre anni e tre mesi per falsità ideologica. Due anni e sei mesi anche Pasquale Salvemini, Moisè Checchia, Salvatore Mario sempre per lo stesso reato aggrato dall’essere stato connesso da pubblico ufficiale. Inoltre il giudice ha condannato Stano, Salvemini, Checchia, la Provincia di Bari e il ministero delle politiche agricole al risarcimento dei familiari di Mario Botticelli, dei suoi tre amici riccionesi e della Federcaccia (assistita dall’avvocato Paolo Righi).

Sono però nel frattempo cadute in prescrizione le accuse più pesanti, cioè “violenza privata” e “morte come conseguenza di violenza privata”.