Come gestire la piccola selvaggina in una AFV

Nel caso si voglia gestire al meglio la piccola selvaggina stanziale all’interno della propria riserva di caccia, occorre tenere presente alcune indicazioni di assoluta importanza.

            La prima cosa da fare è comprendere bene le caratteristiche ambientali che possono influire sulla vita di selvatici come lepre e fagiano. Ma anche su starna e pernice rossa, perché, contrariamente a quanto si generalmente si ritiene, niente è perduto: nemmeno nei confronti di queste due specie.

            Il miglioramento ambientale deve fare un salto di qualità. Per venire in contro alle esigenze della piccola selvaggina stanziale, oggi come oggi, non è più sufficiente il cosiddetto campetto a perdere, occorre viceversa dotarsi di una strategia capace non solo di soddisfare le esigenze alimentari in autunno ma di creare anche migliori condizioni di riproduzione e alimentazione dei piccoli. L’appezzamento compatto di sorgo, tanto per fare un esempio, ha un limitato valore ecologico nei confronti di fagiani, starne e pernici: anzi, in molti casi, laddove c’è una certa presenza di cinghiali, risulta più favorevole all’alimentazione ed al rifugio di quest’ultimi.

            Per realizzare un intervento di miglioramento ambientale veramente adeguato occorre ispirarsi all’assetto agricolo ante industrializzazione dell’agricoltura: cioè l’alternanza di piccoli appezzamenti coltivati in modo promiscuo. Ovviamente, non potendo azzerare l’orologio della storia e fare un passo indietro di circa 70 anni, gli interventi dovranno avere la configurazione di vere e proprie strisce: larghe qualche metro e lunghe qualche decina di metri. Quest’assetto è di fondamentale importanza per assicurare, così come faceva l’antica maglia poderale, una stretta vicinanza tra ambienti di rifugio e ambienti di alimentazione. Questa vicinanza, infatti, è di importanza strategica per ridurre le possibilità di predazione da parte di rapaci, corvidi e volpe. Le strisce andranno dunque realizzate con essenze adatte a soddisfare non solo l’alimentazione autunnale ma anche quella, peraltro assai più importante al fine di incrementare la riproduzione, tardo invernale e primaverile.

            Non solo, ma nei confronti dei galliformi come fagiano, starna e pernice rossa, bisogna prendere atto dell’attuale situazione ambientale assolutamente proibitiva nei confronti di queste specie e procedere nella realizzazione di un’adeguata strategia di foraggiamento, non solo durante la stagione venatoria, ma soprattutto durante il periodo che precede l’inizio della riproduzione naturale di queste specie.

            Ma il miglioramento ambientale, per quanto bene possa essere realizzato, non è sufficiente per conseguire un reale incremento delle popolazioni di queste specie. Occorre altresì procedere ad un altrettanto adeguato contenimento dei predatori: volpe e corvidi. Il contenimento dei predatori deve tuttavia essere condotto in epoche e con tecniche adeguate. Il contenimento della predazione per essere realmente efficace, infatti, deve essere realizzato nel periodo che precede l’avvio della riproduzione, quindi in inverno e agli inizi della primavera. Farlo in autunno comporta risultati assai modesti, condurlo invece in primavera a riproduzione già iniziata o peggio ancora in estate a riproduzione conclusa equivale, come usa dire, a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Anche le tecniche hanno grande importanza. Le trappole Larsen, sempre per fare un esempio, sono un efficace strumento di controllo tanto delle coppie delle cornacchie quanto di quelle delle gazze ma bisogna saperle usare. Non di rado, infatti, questi preziosi strumenti sono impiegati in modo del tutto inappropriato senza conseguire, al di là del numero dei soggetti catturati, alcun reale beneficio nei confronti della riproduzione della piccola selvaggina stanziale. Ciascuna di queste indicazioni di carattere generale, saranno oggetto, qualora se ne riconosca la necessità, di specifici quanto indispensabili approfondimenti che ne potranno meglio chiarirne l’importanza.

Roberto Mazzoni della Stella