La Riserva di Caccia: c’è chi si considera ECO e chi fa anche ECO

Quante volte nella nostra vita abbiamo ricostruito con un volo pindarico emozionale una vicenda che ricorda l’infanzia, un viaggio, un’occasione importante del nostro vissuto assaggiando un boccone anche solo con il naso o con le labbra e la punta della lingua.

Ricordo la scena di un noto film animato dove il critico culinario assaggiando il primo boccone di ratatouille ha avuto un flashback istantaneo alla sua infanzia in cui la mamma cucinava esattamente lo stesso piatto con le verdure dell’orto appena colte.

Questo è un po’ lo spirito che ci ha animato con la “costruzione” del portale lariservadicaccia.it.
Abbiamo voluto offrire quel “boccone” che ci riporta alla gloriosa testata che ha allietato i cacciatori di qualità fino alla fine degli agli anni ’70,  il pasto completo a partire da maggio lo potranno consumare tutti semplicemente con un click, modernità e tradizione, la nostra onda gravitazionale che ci consente con gli strumenti del web a far rivivere la tradizione patinata della carta stampata, del suo profumo appunto e del sapore che ancora emanano i suoi ricordi.
Nel tempo del ripudio sociale della lobby vegan-animalista noi novelli Montàg come in Fahrenheit 451 troviamo la forza e lo spazio di trasportare nel futuro una gloriosa storia e soprattutto il contributo editoriale (e valoriale…) oltre alle competenze teoriche per la valorizzazione e la gestione ambientale del futuro.

Non siamo soli però, il contesto numerico e microeconomico di riferimento ci accompagna moralmente negli inevitabili sforzi, siamo in un contesto assai poco studiato, le fonti, sono scarne, disomogenee e assai poco aggiornate ma è indubbio che il mercato diretto della “caccia” occupa mezzo punto percentuale di PIL che raddoppia con l’indotto, gli addetti corrispondono e si attestano in circa 50.000 operatori del settore e quasi il doppio con le attività collaterali e funzionali. Se la percentuale di spesa militaria in Italia si attesta intorno al 1.3 % del PIL (fonte SIPRI) e il 4% per la spesa in istruzione (fonte OCSE) possiamo ben capire quanto questo quasi 1% per cento costruito dal basso, non frutto di politiche governative e finanziato con le tasse bensì con il movimento economico privato di cittadini e imprese del settore, sia strategico per il futuro anche in chiave macroeconomica nel nostro Paese. Ma se armi civili e sportive, accessori,  abbigliamento tecnico, cinofilia, istituti faunistici privati, turismo venatorio ed editoria sono le colonne portanti di tale movimento economico non possiamo negare che alcuni settori, l’editoria e il turismo venatorio rappresentano comunicazione e sbocco più di qualsiasi altra cosa, praterie di investimenti ci sarebbero da fare, con buona pace del legislatore, in queste direzioni, il mito americano ed oggi cinese del Bel Paese, il “Chianti Shire” il romanticismo venatorio la sfida (in tempi non sospetti..) tra Buffalo Bill e i butteri maremmani dovrebbero “esploderei in valore economico” il cosiddetto “cratere del buon gusto e della bella vita” in uno dei paesi al mondo più ricco di bellezze storiche, archeologiche e naturalistiche, dove la caccia rappresenterebbe una straordinaria leva di turismo venatorio in entrata.
Ad oggi questa “bilancia commerciale” è totalmente appoggiata sul turismo in uscita anche e soprattutto per le normative italiane che non riconoscono le licenze di caccia estere.
Contrariamente questi numeri vengono fatti in un contesto nazionale in cui i massimi produttori al mondo di armi e munizioni delocalizzano all’estero per al massimo spedire in Italia e centinaia di pacchetti venatori vengono venduti in posti del mondo in cui il cittadino medio locale sogna per tutta la vita di poter fare il contrario.

La Riserva di Caccia vuole fare soprattutto questo, osservare, educare e proiettare il marchio della caccia in Italia in un mercato interno ancora forte ma molto quantitativo piuttosto che qualitativo e in un mercato estero che ha praterie immense da colonizzare con cacciatori da conquistare e famiglie da regalare al sistema turistico nazionale poiché se siamo protagonisti economici nessun referendum, nessuna legge potrà mai rappresentare un pericolo reale per il settore nel suo complesso.

Andrea Severi