Abruzzo: Inerzia, indecisione o stiamo ancora in rodaggio?

Al cospetto del proprio cognome, la “prudenza” dell’assessore regionale con delega alla caccia, Emanuele Imprudente, appare eccessiva.
Il cambiamento che in tanti hanno aspettato, con particolare riferimento alle “operazioni del giorno prima”, operate dall’assessorato “Pepe” con provvedimenti discutibilissimi, sul piano stretto della gestione faunistica e della legalità, non è arrivato per nulla.
Pare, piuttosto, che l’invito sia quello di concertare unità e di non creare problemi. E, soprattutto, di mantenere lo status quo ante in ordine alle scelte di politica venatoria, fallimentari sul campo e non condivise ma calate dall’alto.
E ciò, rispetto, ad esempio, ad una proposta di Piano Faunistico Venatorio risibile, non concertata, minimale ed immeritata, rispetto alla vasta e delicata Wilderness abruzzese? Un lavoro raffazzonato e in ampia parte contra legem.
Rispetto a delibere di giunta, non dichiarate provvisoriamente esecutive, ancora mai pubblicate sul Bollettino ufficiale della regione e pretese di adempimento in violazione dei minimi criteri di legge.
Per non parlare delle complicazioni certosine introdotte nella caccia di selezione al cinghiale, ormai divenuta “controllo” a tutti gli effetti, essendo venuta meno nei fatti l’assegnazione dei capi per classi di sesso e di età.
Sonni tranquilli si dormono per i corsi da guardie volontarie venatorie, che ancora rimangono i possibili soggetti attuatori degli interventi di controllo, sotto la direzione della sparuta polizia provinciale.
Nemmeno, la nuova compagine politica risponde alle istanze legali, la cui risposta è obbligatoria per legge. Nemmeno, provvede a sanare la illegittimità di frettolosi ed opportunisti provvedimenti, come quello recante la cancellazione di decine di zone di ripopolamento e cattura, operato senza attivare le procedure di valutazione ambientale di legge.
La sfida, lanciata dai tecnici dell’Ufficio competente, è ancora una volta quella di chiedere l’intervento dei giudici amministrativi. Scelta pericolosa: in questo caso si potrebbe dire davvero “imprudente”!
Peraltro si avvicina la data di obbligatoria presentazione del calendario venatorio e tutto tace. Nemmeno è stata convocata la Consulta regionale, interfaccia politico istituzionale doverosa per un partito politico che fa del “cambiamento” la propria bandiera e che non sottace un particolare favoritismo verso il mondo dei cacciatori.
Cambiamento, che a questo punto, ha tutto il sapore della continuità, con buona pace per le faste promesse elettorali.

La redazione