Un pò di storia del fagiano

Il fagiano comune (Phasianus colchicus Linnaeus, 1758) appartiene all’ordine dei Galliformi, alla famiglia dei Fasianidi e al genere Phasianus.

La sistematica del genere Phasianus appare piuttosto articolata. Specie politipica, diffusa originariamente nell’Asia centro-occidentale e centro-orientale, successivamente è stata introdotta in Europa, Nord America, Cile, Nuova Zelanda, Australia e in alcune isole oceaniche. Le 30 sottospecie descritte sono state raggruppate in 5 gruppi:

  • gruppo “colchicus” (4 sottospecie, zone occidentali dell’areale originario, regione caucasica), presenta collo e testa dai colori scuri, copritrici alari tendenti al bruno e una colorazione del piumaggio complessivamente dai toni purpurei si caratterizza per l’assenza del collare bianco e per il colore piuttosto scuro ;
  • gruppo “principalis-chrysomelis” (6 sottospecie, zone orientali dell’areale occidentale originario, Turkmenistan, Uzbekistan, Afganistan e Pakstan) simile al “colchicus” presenta piumaggio tendenzialmente più rossiccio con le copritrici alari biancastre anche qui il collare è assente;
  • gruppo “mongolicus” (2 sottospecie, zona fra Cina e Kirghighistan Turkestan russo e cinese e non della Mongolia come si potrebbe pensare), caratterizzato dall’evidente collare bianco, largo e pronunciato, copritrici alari biancastre e groppone rossiccio con riflessi verdastri;
  • gruppo “tarimensis” (1 sottospecie, Asia centrale, Kazakistan) caratterizzato da riflessi dorati/olivastri ed assenza di collare;
  • gruppo “torquatus” (17 sottospecie, estremo oriente distribuito fra Mongolia e Cina) copritrici caudali e groppone verdastri, colorazione della testa chiara con sopracciglia bianche e collare bianco più o meno completo, copritrici alari grigio-blu e “groppa” di colore grigio.

In Italia la sottospecie nominale Ph. c. colchicus fu introdotta in epoca romana a scopo ornamentale e alimentare. È comunque a partire dai primi del Novecento e fino ai giorni nostri che si sono susseguite immissioni con esemplari di diversa origine. Consistenti ripopolamenti sono stati attuati sia negli anni a cavallo dei due conflitti mondiali sia nella seconda metà del XX secolo, con sottospecie appartenenti ai gruppi “colchicus”, “mongolicus” e “torquatus”, cosicché la popolazione attualmente naturalizzata risulta costituita da meticci con caratteristiche intermedie tra le diverse sottospecie, sebbene in alcuni casi sia ancora possibile riconoscere i fenotipi propri delle forme ancestrali.

Vi sono poi ceppi derivanti da selezioni effettuate dagli allevatori. Molti allevatori e cacciatori parlano di fagiano Tenebroso (Phasianus colchicus var. tenebrosus), che è semplicemente il risultato di una mutazione melanica del fagiano comune, oppure del cosiddetto “americano” o “americanino”, questi ultimi derivano da un ceppo che si caratterizza per le dimensioni contenute; una caratteristica che, come vedremo, potrebbe risultare vantaggiosa.

Allo stato attuale non c’è alcun elemento che possa indicare che un tipo di fagiano sia migliore di un altro ai fini del ripopolamento, l’unica vera differenza è fra fagiani selvatici e fagiani di allevamento. Fra i fagiani di allevamento la qualità dipende soprattutto dalla conduzione dell’allevamento stesso ed ha poco a che fare con il ceppo di origine. Purtroppo in alcuni casi la selezione negli allevamenti ha premiato più la produttività, la “quantità” magari a discapito della rusticità.

In relazione a tale argomento va sottolineato come la letteratura scientifica abbia a lungo dibattuto sull’individuazione di un fenotipo o di una razza di fagiano più idonea di altre al ripopolamento. In primis va ribadito che  essendo il fagiano una specie non autoctona in Italia non esiste un ecotipo o una razza geografica naturalmente adattata al nostro ambiente. Inoltre l’esteso rimescolamento del pool genetico scaturito da almeno 170 anni di ibridazione, avvenuta sia in allevamento che in natura, non aiuta ad avere un giudizio chiaro su quale sia la razza da preferire. Diversi sono gli autori che hanno lavorato sull’individuazione di nuclei di fagiano  capaci di fornire una migliore resa cinegetica (e.g. Sage et al. 1993) ma non è emersa alcuna differenza significativa tra gli stock posti a confronto (Crocchi et al,1998**).

Un aspetto fondamentale è sicuramente rappresentato dall’abilità all’involo, significativamente migliore nei soggetti più leggeri di origine naturale; ovviamente tale leggerezza, riconducibile a dimensioni più contenute, è vantaggiosa solo se non va a scapito delle masse muscolari pettorali. Sono questi muscoli a garantire l’involo e  a tale scopo è importante un loro corretto sviluppo, favorito negli allevamenti, dalla presenza di punti di involo rappresentati principalmente da vegetazione arboreo-arbustiva all’interno delle voliere (Crocchi et al,1998**). In caso contrario abbiamo un fagiano piccolo e molto agile, ma tendenzialmente pedinatore che può risultare interessante a livello cinofilo, ma meno adatto a sfuggire alla pressione dei predatori terrestri.

G. Milana

Per approfondimenti:

“La gestione faunistica e venatoria del fagiano”

R. Mazzoni della Stella, F. Santilli