Il gatto domestico: un serial killer “coccolato”

Come viene riportato da diversi report in Europa, il 20% di piante e animali sarebbe a rischio di estinzione a causa delle specie “aliene” (alloctone) invasive. Queste specie “ospiti”, introdotte intenzionalmente o accidentalmente dall’uomo al di fuori del loro areale originario ormai rappresentano la terza più grave minaccia per la biodiversità del Vecchio Continente. Solo per citarne qualcuna: nutria, gambero rosso della Louisiana, scoiattolo grigio, carpe e persino i gatti domestici!

Il gatto domestico è fondamentalmente un predatore che l’uomo  ha introdotto più o meno in ogni angolo del pianeta e che attualmente, è annoverato tra le 100 specie invasive più impattanti al mondo. Secondo alcune stime documentate dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature), i gatti hanno contribuito all’estinzione di almeno 33 specie selvatiche, praticamente il 14 % delle estinzioni di uccelli, mammiferi e rettili avvenute in epoca moderna. I gatti randagi ma anche i gatti “di casa”, liberi di andare in giro, rappresentano quindi un’importante minaccia per numerose specie selvatiche.

Ph: Liz Bomford/Getty Images

Mentre l’impatto dei gatti sulla fauna indigena delle isole è noto da tempo ed è fondamentalmente riconducibile al fatto che in tali contesti, in assenza di predatori naturali, le specie non possiedono comportamenti antipredatori  attualmente, una quantità sempre maggiore di prove e studi indica che i gatti incidono in modo significativo anche sulle popolazioni di uccelli e mammiferi continentali.

Ph: Eddy Van 3000

In alcuni studi condotti negli Stati Uniti è stato stimato che i gatti domestici uccidono in media 1,4-3,7 miliardi di uccelli e 6,9-20,7 miliardi di mammiferi ogni anno. I dati provengono da un articolo pubblicato su “Nature Communications”, da un gruppo di ricercatori guidati da Scott R. Loss, dello Smithsonian Conservation Biology Institute e National Zoological Park di Washington. I ricercatori statunitensi ritengono i gatti responsabili di un impatto sulla fauna selvatica sostanzialmente maggiore rispetto a quanto si pensasse in passato fino ad essere considerati addirittura  la principale fonte “antropica” di mortalità per uccelli e mammiferi.

Lo scenario europeo di predazione attribuibile ai gatti sulla fauna selvatica è meno noto, in quanto la maggior parte dei dati sono per ora speculativi o aneddotici. Una ricerca condotta in Gran Bretagna ha stimato come siano fra i 25 e 29 milioni gli uccelli uccisi ogni anno dai gatti  mentre in Italia, che rappresenta uno dei paesi europei più ricchi in termini di biodiversità e tasso di endemismo, cominciano solo adesso ad arrivare i primi studi su questa tematica (E.g. Ancillotto et al. 2013). I ricercatori italiani hanno raccolto e catalogato migliaia di segnalazioni su predazioni feline, in tutto il territorio nazionale, restituendo un quadro semi-sconosciuto ma comunque inquietante.

Ovviamente questo ha portato alle prime azioni da parte dei governi per cercare di contenere il fenomeno. Un esempio su tutti è quello dell’Australia, dove  sono stimati circa  20 milioni di gatti rinselvatichiti. Qui l’introduzione del gatto ha determinato un’alterazione del fragile ecosistema insulare e la gravità delle conseguenze non è nemmeno quantificabile. Per tale motivo è stata intrapresa una campagna di contenimento della specie che porterà all’uccisione di due milioni di gatti entro il 2020. Un progetto interessante, sicuramente molto forte dal punto di vista mediatico, ma giustificato dalla unicità faunistica australiana che si vuole conservare.

E’ quindi fondamentale, ai fini conservazionistici, ridurre l’impatto dei gatti ed è necessario un forte intervento politico gestionale oltre che scientifico. In molti casi i governi si sono limitati a legiferare in materia di gestione delle popolazioni di gatto domestico con l’unico obiettivo di garantirne il benessere, è invece urgente una politica mirata a ridurne l’impatto ecologico. Purtroppo, agli occhi dell’opinione pubblica, il problema risulta quasi sempre sottostimato o addirittura non percepito.

La speranza è quella di riuscire a fare in modo che tutti possano comprendere le ragioni di chi porta avanti da anni determinate ricerche.

E’ innegabile che, pianificando azioni di contenimento per animali come ratti, nutrie o cinghiali, non si creino lo stesso scalpore e eco mediatica. La grande differenza con i gatti è il legame affettivo che si crea con l’uomo: un “surrogato moderno ed alterato di naturalità” che il cittadino porta in casa a dimostrazione di un legame con la natura ormai adulterato e non sempre utile alla natura stessa. Chiunque permetta al proprio gatto domestico, anche ben nutrito e coccolato, di compiere scorribande all’esterno delle abitazioni è responsabile di tenere in salute e lasciare a piede libero un formidabile serial killer.

Giuliano Milana