Il trasportino per cani o “dog kennel”

Mi accingo a fornire questo mio primo contributo per la testata “La Riserva di Caccia”, su un argomento per il quale ho acquisito esperienze “professionali”, che mi permettono alcune più generali considerazioni sull’intrinseca pericolosità che gli approcci animalisti antropomorfi stanno avendo per i nostri ausiliari e per le nostre attività:

Capita spesso di sentire commenti di questo spessore: “povero cane, chiuso in gabbia come in prigione. Non si può vedere un cane trattato così”. Sarà difficile da spiegare, ma non c’è niente di più falso in simili affermazioni. Una fallacia che affonda le sue inconsce radici nell’antropomorfizzazione: il “Dog Kennel” ha lo scopo di fornire al cane un posto dove sentirsi al sicuro e protetto, non è certo una prigione in cui rinchiudere il cane per scontare una qualche pena! Un luogo da cui vigilare sul suo territorio o riposare tranquillamente.
Il “kennel” rappresenta una sito protetto, un luogo in cui il mondo rimane chiuso fuori.
Ricordiamo che i canidi selvatici, infatti, scavano delle tane in cui far nascere i cuccioli e dove li allevano: pertanto, il concetto di rifugio protetto su tre lati e con apertura frontale è nel DNA del nostro cane domestico, il quale altresì non conosce nemmeno lontanamente il concetto di “prigione”. Peraltro, una volta che il cane è abituato al kennel, non avrà assolutamente alcun problema a stare al suo interno, nella sua “tana”, con la porta aperta o chiusa che sia.

Ebbene, allargando la visuale troviamo la guerra alle gabbie, cavallo di battaglia del fondamentalismo animalista anti-specista, che non poteva certo risparmiare il kennel, ma le ragioni di fondo non sono appunto quelle che normalmente vengono immaginate, ma piuttosto su di un inganno agevolato dall’equivoco di fondo appena illustrato.
Sarebbe sicuramente utile leggere “Gabbie Vuote” di Tom Regan, per capire meglio l’inganno che sta appunto dietro.
L’antispecismo nella sua azione utilizza il “benessere animale” in maniera meramente strumentale, e semmai funzionale a quei “Diritti degli Animali” (si, proprio quegli stessi sbandierati dal DDL Costa) che hanno come fine ultimo la cosiddetta “liberazione animale”.
Nel delirio fondamentalista di questo nazismo del nuovo millennio, la nostra società dovrebbe affrancarsi totalmente da qualsiasi “scambio” intraspecifico uomo/animali, al punto che nessuno di loro dovrebbe più essere posseduto e tantomeno utilizzato a qualsiasi titolo. Questa demonizzazione e peraltro criminalizzazione del kennel (per il quale ricordo che già adesso possono essere concreti i rischi di una incriminazione per “maltrattamento”, essendo strumento già bandito da molte leggi che millantano il benessere animale, ma che altresì nascondono questo pericoloso fondamentalismo) vengono quindi da molto più lontano di quello che ci si possa immaginare.
La diffusa ignoranza, e la percezione di falso buon senso che vedono nel kennel una “prigione”, piuttosto che quella “tana” di cui più propriamente si tratta, altro non ha fatto che fornire terreno fertile per questo tipo di ideologie fondamentaliste: non penserete mica che una Brambilla, od una LAV, possano avere vero interesse e vere competenze sul benessere animale, o che di pari passo sia davvero questo stesso benessere ad aver ispirato il DDL Costa, evidentemente redatto dal suo gabinetto diretto da chi presiede un’associazione del più bieco fondamentalismo animalista?! Al di fuori di tutto non è trascurabile la funzione della sicurezza nel trasporto dei nostri ausiliari, dove senza ombra di dubbio il trasportino è un indiscusso salva vita.

Federico Vannucci