SELEZIONE A ROMA: ATC ingessati, squadre sul piede di guerra ma intanto l’emergenza cinghiale si acuisce e le attività agricole piangono i primi danni.

La splendida campagna romana celebrata nei primi del secolo scorso dal Fattori nei suoi splendidi quadri subisce l’ennesimo sfregio, come volevasi dimostrare. Ma ciò che fa male, e molto, che le spese di una gestione ingessata, autolimitata e particolaristica degli enti preposti al territorio agrosilvopastorale sono le stesse aziende agricole che, nell’atto della semina, il loro investimento azionario, lo scopo e il fine dell’impresa, si trovano ad affrontare per l’ennesima volta l’annoso problema dei cinghiali che al primo rumore del trattore attivano le loro papille gustative alla cerca di cibo fresco e nutriente.

E la Selezione? Quella selezione che per una volta tanto la Regione Lazio ha fatto sua, nonostante i feroci attacchi degli animalisti sempre protesi verso una decrescita felice (degli altri.), una Regione che ha attivato tutto ciò che doveva attivare delegando agli ATC di Roma l’operatività? Ebbene questa Selezione non s’ha da fare, o s’ha da fare molto poco e lontano dalle “rimesse”. Le Squadre di Braccata sarebbero fortemente contrarie, ma le squadre di braccata sono molto del tessuto politico, associativo e clientelare (nel senso non penalmente rilevante.) della forza dell’ATC e delle associazioni venatorie operanti nell’ambito. Dal canto proprio si capisce che i dirigenti degli ambiti abbiano tutta la pressione sul proprio capo ma forse li lasciamo anche troppo soli. Alla fine dei conti prima o poi i danni verranno denunciati e i selettori a “spizzichi e bocconi” come si dice a Roma inizieranno ad operare sul territorio assegnato ma nel frattempo quanto tempo avremo perso? Quanti danni avremo provocato? E indubbio che per far funzionare un piano di prelievo tramite selezione sia necessario anche un po’ di tempo, lo stesso tempo che in questo caso non coinciderà alla perfezione con il periodo dei danni ma subirà una traslazione in avanti. Cosa lamenterà la Regione e con essa l’opinione pubblica, quella non ideologica e che aveva visto nella selezione una concreta speranza di eliminare qualche danno e ridurre incidenti di varia natura? La Regione prenderà atto dell’inadeguatezza di un sistema che si doveva autogovernare ma non c’è riuscito e ne trarrà le debite conseguenze. Alle aziende agricole gli oneri di chi privatamente mette mano al proprio portafoglio nell’interesse del territorio, al territorio libero la consueta sciatteria operativa o “malafede” operativa di chi alla fine ci perde solo un po’ di reputazione. Peccato l’ennesimo tentativo di salvare la caccia libera e il proprio autogoverno, l’ennesimo fallimento, l’ennesima conferma che forse il futuro inevitabilmente sarà delle imprese private sia agricole che venatorie e speriamo che il futuro sia alle porte.

Andrea Severi