La stagione dei calendari venatori, un rito tutto Italiano…

Come ogni anno giugno è il mese del tanto atteso calendario venatorio croce e delizia dei cacciatori italiani. In un rigurgito di regionalismo estremo la legge 157 fece l’errore clamoroso di demandare agli enti locali il compito di indicare le specie cacciabili con i relativi periodi di caccia, in onore del principio e del mantra dell’allora sinistra italiana di delegare a provincie e regioni la materia.
Si è da allora assistito ad un valzer di tagli, sforbiciate e divieti ingigantiti da ricorsi ambientalisti sempre più concreti con i quali abbiamo visto tutto ed il contrario di tutto con conseguenti divieti che, passato il confine della regione, non valevano più nella regione accanto gettando nella confusione e nello smarrimento di chi leggeva il dettato regionale e si impegnava a rispettarlo.
Il ramo Ispra che si occupa di migratori, pesantemente condizionato dal mondo ambientalista, ci  mise del suo, ricordando alle regioni i Key  Concept stabiliti in Europa  sulla migrazione prenunziale, scritti col complice sonno delle associazioni venatorie e del loro delegato dell’epoca (Avv. Bana) che inspiegabilmente anticipavano la migrazione prenunziale per molte specie, contraddicendo clamorosamente ciò che gli stessi funzionari avevano scritto in materia su pubblicazioni ufficiali del Ministero Ambiente.
Le associazioni venatorie si fecero cogliere del tutto impreparate dal punto di vista tecnico scientifico e, aggiungerei, anche da quello cognitivo-logico e solo ora si intravede qualche spiraglio nella questione dopo più di 10 anni di querelle con l’annunciato tavolo europeo di lavoro per la revisione dei KC. Fortunatamente alcuni tecnici vicini alla regione Lazio nel 2010 avevano prospettato la strada in base alla quale al Tar successivamente vennero sconfitti i ricorsi ambientalisti e cioè, la motivazione, specie per specie dello stato di salute e della fenologia migratoria delle specie oggetto di ricorso.
Questa esperienza ci porta a formulare la convinzione che il calendario venatorio oramai fatto come copia incolla annuale sia uno strumento obsoleto e farraginoso e che nella revisione della 157, se mai avverrà, occorrerà prevedere un calendario almeno triennale ed uguale dalle alpi alle piramidi per tutte le regioni per ciò che concerne la avifauna migratoria, Al contrario la caccia alla stanziale dovrebbe seguire obbligatoriamente un percorso diverso di attenta pianificazione della caccia basato su censimenti e piani di prelievo in relazione all’incremento annuo della popolazione cosi come avviene per gli ungulati.
Tutto ciò è futuro, futuribile e forse utopia, un paese dove il clientelarismo dei ripopolamenti pronta caccia sarà virato in una sana gestione di stampo europeo

Alessandro Pani