Di lama, specie aliene e giardini zoologici: un’altra operazione di distrazione di massa?

E’ appena stato pubblicato su Journal for Natural Conservation un interessante articolo su un nucleo di lama viventi allo stato selvatico nell’Appennino Toscano (Dodaro G, Battisti C, Campedelli T, Fanelli G, Monaco A, Unsafe management of a zoological garden as a cause of introduction of an alien species into the wild: First documented case of feral naturalized population of Lama glama in Europe. https://doi.org/10.1016/j.jnc.2019.02.006). Il lama è il ben noto camelide domestico sudamericano ottenuto dalla domesticazione del guanaco Lama guanicoe. Come  si evince anche solo dal titolo, la tesi sostenuta nel lavoro è quella che una gestione non idonea di un giardino zoologico può portare all’introduzione di specie aliene – cioè alloctone, cioè non autoctone – sul territorio. E’ questa una tesi che merita attenta considerazione in quanto effettivamente i giardini zoologici si caratterizzano come assembramenti di specie esotiche par excellence.

Nel caso specifico, i lama facevano parte delle ‘collezioni’ del Parco Naturale Attrezzato di Cavriglia (Arezzo), una struttura di 130 ettari a gestione municipale sorta intorno agli anni ’70 e che oltre a varie attrattive  includeva una collezione faunistica che si era andata formando grazie a doni dall’allora USSR e poi anche del Comune di Roma.  Al suo apice, nella metà degli anni ’80, il Parco di Cavriglia ospitava interessanti specie come il macaco del Giappone Macaca fuscata (dal Giardino Zoologico di Roma), Orso bruno Ursus arctos (dal G.Z. di Tallin), lupo europeo Canis lupus (Tallin), cavallo di Przewalski Equus przewalskii (un maschio da Mosca), sika di Dybowsky Cervus dybowskii (Mosca), alce Alces alces (Mosca), banteng Bos banteng (Roma) e diverse altre relativamente più comuni, come i lama originariamente donati dall’Università di Siena. Probabilmente anche per una serie di carenze tecniche, la situazione del Parco comincia un lento ma irreversibile declino già negli anni ’90 senza che, almeno a mia conoscenza, vengano mai interpellati esperti del settore. A questo punto è utile inserire il fatto, ignorato nell’articolo suddetto, che in Italia in quegli anni non esisteva una legislazione specifica che regolamentasse il possesso, e ancor meno l’esposizione, di animali selvatici esotici e non. Quindi in Italia era possibile per chiunque aprire uno ‘zoo’ rispondendo solamente a requisiti inerenti la sicurezza di un pubblico spettacolo. Questa anomalia cessa con il DL73/2005, che recependo una norma europea istituisce la Licenza di Giardino Zoologico. Nel frattempo, la crisi del Parco di Cavriglia fomenta aspre polemiche anti-zoo per lo stato di abbandono dei superstiti macachi e orsi, mentre i lama vengono semplicemente lasciati liberi di sostentarsi autonomamente. Ma se da i cosiddetti ‘animalisti’ di casa nostra non ci possiamo certo aspettare una lucida analisi su quanto Cavriglia rappresenti la categoria ‘zoo’, più inquietante appare che ciò non venga fatto da stimati tecnici.

Lama a sinistra, Guanaco a destra. Foto S. Gippoliti

Infatti quest’ultimi non prendono in considerazione i seguenti fatti;

I lama sono a tutti gli effetti una specie domestica e non esiste ancora oggi una norma che ne regolamenti il possesso; infatti lama sono presenti in qualsiasi agriturismo e quindi le possibilità di rilascio in natura sono infinite a prescindere dai giardini zoologici;

Cavriglia non si è mai definito uno zoo! Non solo prima del 2005 questo Parco non ha mai cercato contatti con giardini zoologici riconosciuti a livello nazionale e internazionale – come quelli membri di Associazioni di categoria come l’EAZA – ma anche successivamente non ha mai intrapreso alcun passo verso le autorità per un riconoscimento ufficiale che probabilmente non avrebbe mai potuto avere;

Infine, e forse aspetto più cruciale, gli stessi autori scrivono che nel 2016 tutti gli ultimi animali del Parco sono stati finalmente trasferiti, eccetto i lama  “However, llamas were left in place, and are now considered almost characteristic and tolerated as a tourist attraction.” Ed ancora “Unfortunately, the lack of any management action since the introduction in the wild led to a growing number of people-llama encounters and caused tolerance or even affection toward this species, perceived as cute and not dangerous”.

Qui finalmente si tocca il punto realmente importante, non enfatizzato dagli autori; associazioni animaliste, amministratori comunali e probabilmente anche provinciali e regionali, asl, e chissà quanti altri enti non hanno ritenuto opportuno catturare e trasferire gli animali – operazione che necessitava di orzo, biada e di una stalla – perché a qualcuno faceva piacere vedere questi animali liberi, cosa che evidentemente rendeva più ameno il paesaggio.

Sono i sei esemplari di lama liberi nel Chianti un problema per la biodiversità? Non credo proprio. A prescindere dei dubbi che si possa parlare di una vera popolazione rinselvatichita, questo caso evidenzia come anche tecnici qualificati possano essere sviati nelle loro interpretazioni da quelli che sono paradigmi che sembrano assodati. Se vogliamo essere critici, infatti, il caso di Cavriglia dimostra esattamente il contrario di quella che è la tesi di Dodaro et al., e cioè che anche il peggio gestito assembramento di animali esotici è molto improbabile che dia origine involontariamente a popolazioni di specie esotiche – ricordiamo che tra le specie più comuni vi erano a Cavriglia anche il cervo pomellato Axis axis, il nilgau Boselaphus tragocamelus, e l’ammotrago Ammotragus lervia.

Non si intende sottovalutare Il problema delle specie aliene, anzi proprio perché questo rappresenta una minaccia che diverrà sempre più pressante in futuro, è importante che le norme sviluppate ad hoc in Europa (regolamento UE 1143/2014) e gli sforzi di ricerca siano indirizzati a rispondere alle più pressanti minacce. Per rimanere ai Mammiferi, una delle questioni che sinora non ha apparentemente destato la giusta preoccupazione è quella dei cervi sika ritrovati nell’Appennino romagnolo e non solo. Sotto il nome di sika si riconosce oggi un complesso di specie (Cervus nippon complex)  distribuite in Asia orientale, Taiwan e Giappone. Mauro Ferri e il suo gruppo di ricerca (XI Congresso Italiano di Teriologia, 2018: Diffusione di cervi sika (Cervus nippon) in Italia, dagli Appennini alle Alpi) hanno determinato nell’ultimo decennio l’uccisione di diversi ‘cervi sika’ e di alcuni ibridi nell’Appennino romagnolo, e la presenza sul territorio italiano di diversi allevamenti di tali cervi. Alla gravità per il pericolo di introgressione con il nostro cervo nobile (Cervus elaphus), fenomeno già in corso in Gran Bretagna non ha però sinora fatto seguito nessun fatto concreto a livello nazionale. Cosa si aspetta?

Quella della lotta alle specie invasive è una disciplina complessa che richiede non solo salde conoscenze scientifiche ma anche una conoscenza profonda della dimensione umana in cui si opera. Inoltre, vi sono delle considerazioni etiche che non sempre vengono prese nella giusta considerazione dai tecnici che si muovono in questi ambiti. Poche rimostranze verranno sollevate dall’eradicazione del ratto nero dall’Isola di Montecristo ma, mi domando, perché la semplice misura di catturare i pochi tamia Tamia sibiricus di Villa Ada a Roma non viene neppure proposta? Eppure la ricaduta formativa di una tale operazione condotta nella Capitale d’Italia sarebbe di grande rilevanza.

Recentemente è stata ‘scoperta’ la presenza di Ammotraghi – caprino dell’Africa settentrionale, molto adattabile – nel Parco Regionale del Beigua (Liguria) e invece di un intervento immediato di rimozione si è deciso di avviare uno studio di monitoraggio.

Speriamo che si inizi a ragionare e ad agire basandosi su più razionali analisi dei fatti senza prediligere facili soluzioni.

Spartaco Gippoliti

Spartaco Gippoliti è un ricercatore indipendente nel campo della mammalogia e della biologia della conservazione. Membro del Gruppo Specialistico dei Primati dell’IUCN/SSC, è anche un esperto di gestione di giardini zoologici.  Il suo ultimo libro è L’ultimo bambino dello zoo per Castelnegrino.