Telemetria, radiocollari, falsi miti, leggende metropolitane e…in bocca al LUPO!

Quante volte è capitato di vedere o sentire dalla voce di contadini, cacciatori o semplicemente chi ama fare passeggiate nel bosco di incontri con fauna selvatica come il Lupo e lì la nascita di mitologiche quanto fantasiose dissertazioni da bar sulla presenza di microchip con doti fantasmagoriche ed effetti speciali.

Ebbene si tratta di fare chiarezza una volta per tutte sulle tecniche e gli strumenti di radiotracking e, talvolta, di telemetria.

Come spesso accade sul mercato i progressi tecnologici raggiunti nel settore militare e poi civile per la fotografia digitale e la geo localizzazione in auto motive hanno fortemente condizionato il progresso degli strumenti utilizzati nella gestione faunistica e il monitoraggio della fauna. Nel campo del GPS L’innovazione ha contribuito in modo fondamentale alla creazione di radio collari sempre più performanti a partire da volumetria, peso e costo. A differenza del radiotracking tradizionale, basato sulla ricezione in tempo reale di segnali radio emessi sulla banda VHF (Very High Frequency), il radiotracking satellitare (GPS), conferisce tutte le funzioni di determinazione della posizione all’apparecchiatura collocata sul capo oggetto del monitoraggio con una evidente riduzione di personale specializzato. Un Lupo, ma qualsiasi altro animale oggetto di studio, munito di collare GPS permette all’utente di conoscere i suoi spostamenti e il tipo di vita che esso segue, oltre ad evidenti risvolti etologici. L’aspetto interessante del radio-collare sta nella capacità di trasmettere e ricevere i dati mediante SMS), utilizzando la rete telefonica cellulare GSM ad una stazione configurata con esso, detta Ground Station. Il radio-collare non è altro che una cinghia alla quale è collegata una batteria che fa funzionare tutte le sue componenti. Questo strumento viene allacciato al collo dell’animale, mediante cattura, e successivamente lasciato su esso per il periodo di monitoraggio. Anello debole? La batteria e la sua durata, salvo poi vedere che i maggiori investimenti in RS (ricerca e sviluppo) delle aziende che si occupano di queste tecnologie sia ormai proiettata verso le energie alternative come il solare con l’applicazione di celle al silicio altamente performanti ed in grado di sostituire gradualmente le batterie tradizionali. Il Radio collare solitamente possiede una propria batteria (o cella solare) e una propria frequenza del segnale (con un range tra i 130 MHz e i 260 Mhz). Ciò permette di poter localizzare l’animale anche su campo (appositamente muniti di radio e antenna). Inoltre invia un segnale di mortalità e un altro segnale d’emergenza di scaricamento batteria, gli apparecchi sono muniti anche di meccanismo di drop-off, funzione che permette di poter sganciare il radio-collare dal collo dell’animale automaticamente alla fine del periodo di monitoraggio, dopo il quale può essere recuperato ed eventualmente ripristinato.

Per quanto riguarda la comunicazione GSM: è necessario dotare il radio-collare di una SIM e collegare il computer ad una Ground Station. Questo sistema consente all’operatore, ovunque esso sia, di comunicare con il radio-collare, ricevendo ed inviando informazioni attraverso il computer con un apposito software.

Il collare: è una cinghia di materiale resistente all’acqua, di materiale duraturo e liscio per evitare che lo sporco si infiltri e vada a rovinare le sue componenti tecnologiche. Può essere di diverse circonferenze, a seconda delle dimensioni dell’animale ed è dotato di apposita antenna UHF/VHF per il trasferimento dati di telemetria, in questo caso il costo del radiocollare è decisamente più rilevante rispetto ad un semplice radiocollare GPS che non consente la rilevazione di segnali radio a bassa potenza sul campo.

In conclusione si può tranquillamente affermare che la gestione faunistica ha un costo, ma la ricerca e sviluppo, le economie di scala, la concorrenza delle aziende di settore stanno decisamente abbattendo le risorse da investire economiche e umane, la micro tecnologia porterà presto ad avvicinare la leggenda metropolitana del microchip sottocutaneo tutto fare a qualcosa che oggi è ancora decisamente un collare, in futuro potrebbe diventare qualcosa di molto meno invasivo, chi vivrà vedrà, a partire dal lupo.

Andrea Severi