L’invasione dei Pappagalli a spasso per le città

La maggior parte delle specie di pappagalli presenti nel mondo è distribuita prevalentemente in paesi tropicali dell’emisfero meridionale. Da alcuni decenni, tuttavia, alcune specie di Psittacidi hanno colonizzato nuove aree geografiche diffondendosi in paesi profondamente diversi da quelli d’origine ed andando ad aggiungersi all’elenco delle tante specie animali “alloctone” o aliene. I pappagalli che è più facile oramai osservare in Europa appartengono a due specie: il Parrocchetto dal Collare Indiano (Psittacula krameri manillensis) ed il Parrocchetto Monaco (Myopsitta monachus). Il primo è originario del sud est asiatico a differenza del Monaco che ha origini sudamericane. Meno frequentemente è segnalata la presenza dell’Amazzone a fronte blu (Amazona aestiva), pappagallo proveniente anch’esso dal Sud America.

Ormai diffusi anche nelle grandi città italiane da Roma a Bologna, da Genova a Cagliari ecc. la loro presenza non fa quasi più notizia e il comune cittadino si è “abituato” fino a considerarli ormai parte “dell’arredo naturalistico urbano”.

Si tratta quasi sempre di pappagalli originariamente selvatici, prelevati in passato dal loro ambiente naturale ed importati in Europa per alimentare il mercato del “pet”, che successivamente più o meno “aiutati” sono fuggiti dalla cattività. La loro origine selvatica, unitamente al comportamento sociale ed alla disponibilità di alimenti, gli ha permesso poi di adattarsi ad un ambiente per loro insolito permettendogli anche di riprodursi.

Il comportamento spiccatamente sociale li porta a frequentare luoghi di riposo notturno comuni, il che fa spostare da un luogo all’altro della città gruppi di uccelli anche consistenti, chiassosi e molto evidenti: quando i pappagalli sono occupati ad intrattenere rapporti sociali o si scambino “notizie” a mezzo voce riescono anche a superare il rumore del traffico delle ore di punta!

Con la debita eccezione delle Amazzoni: se decidono di mangiare o riposarsi sulla cima di un albero “senza aprire becco” è molto difficile che le persone che passano sotto siano consapevoli della loro presenza, a meno che non lascino cadere qualche cosa sulla testa dei passanti.

Tra l’altro, sono state osservate anche altre specie di pappagalli in libertà, ma si tratta sempre di esemplari singoli, che per il momento non sembrano dar luogo a nessuna popolazione naturalizzata.

Il parrocchetto dal collare (Psittacula krameri manillensis) differisce dal parrocchetto monaco per le dimensioni maggiori, la lunga coda, ben visibile quando l’animale è in volo, il piumaggio verde brillante, con sfumature blu sulle timoniere e il vistoso becco rosso. La maturità sessuale viene raggiunta dai maschi dal terzo anno di vita, dalle femmine in genere già dal secondo. La taglia è di circa 40 cm, e deve il suo nome alla presenza, nel maschio, di un evidente collare rosa-nero che si estende dalla gola alla nuca. Nella femmina, al contrario, questo collare è molto meno marcato ed è di colore verde pallido. La danza di corteggiamento del maschio è una delle più belle e varie riscontrabili nel mondo degli psittacidi. Nella parata nuziale il parrocchetto maschio utilizza una lunga serie di messaggi tra cui svolazzare e posarsi di continuo allargando le penne della coda, emettere una serie di grida melodiose (che non a tutti possono sembrare tali), imbeccando la femmina e pulendole e sistemandole le penne del capo. Alla cova, che dura dai 21 ai 24 giorni, provvede la femmina, la quale in questo periodo ed in quello immediatamente successivo può risultare notevolmente aggressiva nei confronti del compagno. Il nido è di dimensioni abbastanza ragguardevoli: 30x30x50h cm.  Lo svezzamento dei piccoli avviene dopo circa 7 settimane dalla schiusa delle uova, le quali sono solitamente dalle 3 alle 6, eccezionalmente 7. I giovani sono nutriti da entrambi i genitori per circa 45 giorni, dopo di che sono in grado di abbandonare il nido, anche se vengono alimentati per altre due settimane.

Parrocchetto Monaco (Myiopsitta monachus) vive in colonie molto grandi; vivace ed agitato frequenta il nido tutto l’anno. È un volatile di pianura, che si adatta a vivere in vari tipi di habitat. Si associa in stormi di 100 o più individui causando danni considerevoli alle coltivazioni; volo rapido con zig zag veloci, accompagnato da richiamo costante. Originario della parte sud-orientale dell’America Meridionale. Delle popolazioni però si sono stabilite negli Stati Uniti d’America e in Europa: esse derivano da soggetti fuggiti dalle gabbie, oppure da coppie deliberatamente liberate da coloro a cui piace osservarli numerosi, liberi in una grande proprietà. Essi sono così prolifici e capaci di riprodursi in libertà che in alcune zone in pochi anni si è sviluppata una numerosa popolazione. Il nido è coloniale e mediamente ospita da una decina a una ventina di coppie arrivando a pesare anche 200 kg. La costruzione del nido, dura circa tre mesi; non appena questo è ter­minato le femmine iniziano la deposizione, a giorni alterni, di 4-6 uova bianche. La durata dell’incubazione è difficile da determinare, essendo quasi impossibile esaminare l’interno del nido; si stima comunque che sia compresa fra i 22 e i 26 giorni. I piccoli rimangono nel nido per circa 6 settimane, e dopo l’involo impiegano un’altra settimana a imparare a nu­trirsi da soli. Il monaco nidifica due volte all’anno e utilizza il medesimo nido per parecchi anni.

Rappresenta un problema per gli agricoltori e per questo motivo in altri paesi viene cacciato. Nonostante ciò, grazie alla sua adattabilità, è ancora abbastanza diffuso.

Marco Navarro