……parliamo di quaglia o di quaglie?

La Quaglia comune (Coturnix coturnix  Linnaeus, 1758) è un piccolo uccello (16-20 cm di lunghezza per 70-140 g di peso nei maschi e 70-155 g nelle femmine; l’apertura alare è di 32-35 cm) appartenente all’ordine dei galliformi,  alla famiglia dei fasianidi ed unico tra questi ad essere un migratore. E’ una specie politipica a distribuzione paleartico-paleotropicale e si presenta con forti variazioni fenotipiche (e genotipiche) dovute proprio alla sua grande distribuzione geografica nonché alla presenza di popolazioni stanziali isolate. Nidifica nell’Europa centrale e meridionale, nell’Asia occidentale e nell’Africa nord-occidentale, comprendendo anche le isole Canarie, le Azzorre, Madeira, Capo Verde, Egitto del nord, Israele e il nord dell’Iraq e dell’Iran. In Asia, l’area di nidificazione comprende il lago Baikal,  la Mongolia, il Nepal, l’ovest della Cina, il Pakistan, l’Afghanistan, il Kashmir, il Bhutan, il nord-est dell’India, l’ovest dell’Assam e il nord del Bangladesh. La specie è stata inoltre introdotta anche sull’isola di Mauritius.

Sono state descritte diverse sottospecie, di cui attualmente ne vengono riconosciute cinque:

  • C. coturnix la nominale presente in Eurasia e Africa;
  • C. africana Temminck e Schlegel, 1849, in Sud Africa
  • C. confisa Hartet, 1917, a Madera, isole Azzorre e Canarie,
  • C. inopinata Hartet, 1917, a Capo Verde;
  • C. erlangeri Zedlitz, 1912, in Etiopia.

Il piumaggio non presenta caratteri appariscenti come in altri rappresentanti dell’ordine. La parte superiore del corpo è bruna con striature nere e giallo-crema che formano due bande più o meno chiare. Le parti inferiori sono color crema e la gola è biancastra incorniciata da bande scure. Tre strisce giallastre ricoprono la sommità della testa. Come detto fa parte dell’ordine dei Galliformi, che comprende tra le altre specie anche il fagiano o il pollo domestico. Presenta, come quest’ultimo, un corpo dalla forma arrotondata e massiccia ma si differenzia per avere una coda molto corta ed ali lunghe che le permettono di affrontare i lunghi spostamenti migratori. Si incontra generalmente su terreni pianeggianti o leggermente ondulati sotto i 1000 m s.l.m., anche se non è raro che si spinga fino ad un’altitudine di 1800 m s.l.m. in alcune vallate delle Alpi e perfino a quote superiori sull’Himalaya. Non tollera i climi estremi: fugge dal troppo caldo, dal troppo freddo, dall’aridità e dell’umidità eccessiva. Predilige quindi la pianura o al limite la collina e si stabilisce in habitat aperti con bassa vegetazione come  praterie incolte, steppe, campi coltivati a cereali (soprattutto frumento e segale) e a foraggere (soprattutto erba medica e trifoglio).

In questi stessi ambienti nidifica, i nidi in genere sono leggermente scavati nel terreno, posti  tra la fitta vegetazione  al sicuro dai predatori. I maschi sono i primi ad arrivare, sono territoriali, appena si stabiliscono in un proprio territorio e le femmine hanno scelto un luogo per nidificare, si forma la coppia. I legami di coppia durano per tutta la fase della nidificazione, successivamente, in genere tra fine maggio e giugno, ha inizio la cova e la coppia si scioglie. La femmina depone un uovo al giorno per circa 10 giorni ed il nido arriva a contenerne dalle 8 alle 18; queste vengono incubate dalla sola femmina per 17/18  giorni. I pulcini sono nidifughi, crescono in fretta e con l’aiuto della madre  imparano a trovare il cibo da soli.  All’età di circa tre settimane sono in grado di volare e raggiungono l’indipendenza tra i 30 e i 50 giorni, arrivando ad essere  pronti a partire per la migrazione già a due mesi. La Quaglia comune è una madre caparbia : qualora la covata non andasse a buon fine,  può farne una seconda o addirittura una terza; questo spiega anche la presenza di nidiate tardive in agosto e settembre.

L’alimentazione è varia ed in primavera è prettamente proteica e costituita essenzialmente da invertebrati come insetti (carabidi, ortotteri, formiche), lombrichi e chiocciole. Tale alimentazione consente all’uccello di recuperare le forze dopo il lungo viaggio migratorio e di prepararsi alla riproduzione e all’allevamento dei piccoli. Più avanti nella stagione, la quaglia mangia una maggiore quantità di semi, fino a che questi costituiranno la fonte di nutrimento principale. Un regime alimentare molto energetico le consentirà poi di accumulare riserve di grasso per poter intraprendere la migrazione autunnale.

Il canto della Quaglia comune è una delle colonne sonore tipiche delle campagne europee, un suono che assieme al frinire delle cicale fa da cornice alle assolate giornate estive. Per gli inglesi il canto dei maschi può essere onomatopeicamente imitato dalla ripetizione di tre semplici parole “wet my lips” (letteralmente “bagna le mie labbra”). Se il canto dei maschi è noto a tutti risulta più difficile udire e distinguere quello delle femmine molto più discreto e simile ad un “piou-pioup” che ricorda nei toni più il verso di un grillo.

Come detto la Quaglia comune  si contraddistingue per essere una specie principalmente migratrice anche se ci sono individui che rimangono a svernare nei paesi dell’Europa centro-settentrionale (Irlanda, Inghilterra e Germania occidentale) ed altri che si fermano a passare l’inverno lungo le coste mediterranee, ma la gran parte della popolazione europea si porta a svernare nelle steppe aride al di sotto del confine meridionale del Sahara, dal Senegal al Sudan, e negli altopiani di Abissinia e Kenia. La migrazione assume connotazioni peculiari infatti,  ciascun individuo parte da solo per poi riunirsi in gruppi alla vigilia della grande traversata, a questo punto a migliaia si preparano a partire dall’Europa meridionale. Raggiunte le coste africane trascorrono alcuni giorni al suolo, recuperando le forze, prima di spiccare nuovamente il volo. Gran parte della popolazione che trascorre in Europa i mesi caldi, migra verso l’Africa a settembre, ma anche in ottobre e novembre, fermandosi soprattutto in Egitto. Alcuni gruppi però sono presenti in Nord Africa già dalla fine di agosto mentre in settembre può anche accadere di trovare in Europa centrale femmine ancora intente a covare le loro uova. Il rientro verso nord invece avviene solitamente in aprile. In Italia la Quaglia comune è migratrice regolare, nidificante e localmente svernante nelle regioni più meridionali peninsulari e insulari, in Sardegna è regolarmente presente una popolazione stanziale. La migrazione primaverile inizia già ai primi di aprile e si protrae sino al completo insediamento della popolazione nidificante a fine maggio. Ancora in giugno giungono femmine che hanno già nidificato in Nord Africa e che non è certo possano riprodursi nuovamente. La migrazione post-riproduttiva verso i quartieri di svernamento africani inizia già i primi di agosto e continua fino a settembre.

Da alcune stime risulterebbe che la popolazione mondiale di quaglie allo stato selvatico possa raggiungere l’incredibile numero di 15-35 milioni di individui adulti (BirdLife International 2015), qualificandole come uno degli uccelli più comuni. Questo la colloca come «specie a rischio minimo» (Least Concern) dalla IUCN.

L’allestimento di allevamenti industriali per la produzione alimentare e l’ibridazione con la congenere Quaglia del Giappone (Coturnix japonica), di dimensione leggermente più grosse ma difficilmente distinguibile dalla Quaglia “nostrana”, rappresentano una seria minaccia. Generalmente in passato la Quaglia comune e la Quaglia giapponese sono state distinte a livello sottospecifico, rispettivamente C. c. coturnix e C. c. japonica. Successivamente è prevalsa la tesi secondo la quale i due taxa debbano considerarsi distinti a livello specifico. Al di la di questi aspetti tassonomici tra le due specie esistono differenze nel canto e nel comportamento migratorio, senza dimenticare che le quaglie giapponesi allevate appartengono a ceppi selezionati dall’uomo già da alcune centinaia di anni, tanto da essere considerate in via di domesticazione. In Italia, a partire dalla fine degli anni ’50 è stata una delle specie più ampiamente introdotte sia per utilizzo venatorio “pronto caccia”, sia per immissioni in zone di addestramento cani. Nel 1966 è stata addirittura selezionata una varietà semi-melanica (“arcianello”) definita di origine ibrida e commercializzata anche a scopo di ripopolamento; tale forma è stata, tra l’altro, liberata anche sull’Isola di Capraia (Livorno) nel 1966. Oggi la Quaglia giapponese viene ancora diffusamente utilizzata negli allevamenti zootecnici a scopo alimentare e anche in alcuni quagliodromi. L’elevato numero di generazioni ottenute in cattività per alcuni autori  non ha comunque eliminato le attitudini migratorie della specie difatti risulta che la maggior parte abbandoni le zone di immissione al sopraggiungere dell’epoca della migrazione. Individui inanellati rilasciati in Italia hanno mostrato movimenti di una certa entità, per esempio dalla Toscana alla Sardegna meridionale (Baccetti et al. 1997). È stata accertata la presenza di geni di questa specie nel genotipo di individui di C. coturnix catturati in Italia (D’Amico et al. 1999, Guyomarc’h et al. 1999), causata dalla formazione di coppie miste in aree interessate da continue immissioni di quaglie giapponesi. In riferimento al D.P.R. n 357/97, modificato dal D.P.R. 120/03, l’immissione in natura di quaglie giapponesi e soprattutto degli esemplari ibridi è vietata. Tenuto conto del divieto di immissione si rende necessario vietare l’impiego della Quaglia giapponese o suoi ibridi per le citate attività di tipo venatorio e cinotecnico. Inoltre, negli allevamenti finalizzati alla produzione di esemplari per tali attività, è necessario consentire e favorire esclusivamente la produzione della Quaglia comune (Coturnix coturnix).

La Quaglia comune ha mostrato negli ultimi decenni sensibili riduzioni nel numero, dovute principalmente alla modifica dei metodi agricoli e della tipologia delle coltivazioni. Essa è tuttavia una specie comune, principalmente durante le migrazioni, mentre sembrerebbe in calo come nidificante. Le mutate condizioni del paesaggio agrario e i moderni metodi di coltivazione sono ritenuti tra i fattori limitanti più significativi. Inoltre, le massicce immissioni di quaglie giapponesi di allevamento e/o di loro ibridi con la sottospecie nominale, non paiono prive di effetti negativi a causa degli accoppiamenti accertati con individui della popolazione selvatica  che origina inquinamento genetico. È evidente come l’inquinamento genetico di una specie autoctona di abitudini migratrici, qual è la Quaglia comune, costituisca un fatto di notevole pericolosità, in quanto rappresenta un fenomeno che può diffondersi sul territorio in maniera rapida ed avere comunque ripercussioni sulla fitness e sulla capacità di sopravvivenza dei soggetti selvatici.

Giuliano Milana

Bibliografia per approfondimenti:

EUROPEAN UNION MANAGEMENT PLAN

IUCN