Effetti del controllo dei predatori sulla sopravvivenza dei fagiani da ripopolamento.

Un  articolo del 2018, pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Wildlife Research, illustra i risultati di una ricerca condotta in Inghilterra sull’influenza del controllo dei predatori “opportunisti” sui fagiani da “ripopolamento”. Di seguito i punti chiave della ricerca.

Come tutti i cacciatori sanno, in Inghilterra i fagiani sono una specie particolarmente appetibile per i locali seguaci di Diana e, per tale motivo, sono “abbondanti” e conseguentemente economicamente rilevanti.

Il contesto locale:

I fagiani risultano essere praticamente la selvaggina più comunemente cacciabile in Inghilterra ed approssimativamente ne vengono immessi tra i 30 e i 40 milioni  ogni anno. Solitamente i fagiani di 6/7 settimane di età (fagianotti) vengono rilasciati in estate in apposite voliere a cielo aperto. Queste, posizionate a ridosso o all’interno di boschi in modo da favorire il rifugio sugli alberi, sono recintate con le classiche pareti in rete metallica atte a scoraggiare l’ingresso ai predatori. Dopo circa tre settimane, i fagiani iniziano volare all’esterno delle voliere e a frequentare i terreni agricoli circostanti dove hanno modo di crescere e maturare prima dell’inizio della stagione venatoria (1 Ottobre – 1 Febbraio).

Immagine da: La riserva di caccia. N°3 1965

 

Chiunque abbia avuto a che fare in qualche modo con i ripopolamenti di fagiano sa che tale specie risulta particolarmente vulnerabile, soprattutto  ad opera di predatori come le volpi. A farne le spese sono principalmente gli individui meno scaltri, abituati a rimanere a terra invece di cercar rifugio in alto sulle chiome degli alberi. In alcune aree, prese in considerazione dall’articolo, i guardiacaccia effettuano operazioni di controllo numerico sui predatori, particolarmente a ridosso dei siti di rilascio, sia prima che durante la stagione venatoria. In altre tenute, il controllo degli “opportunisti”, viene effettuato invece in primavera ed in estate al fine di incrementare la sopravvivenza dei restanti uccelli per la successiva stagione venatoria.

Il fine dello studio portato avanti dagli autori è stato quello di monitorare i fagiani, attraverso radio-tracking, al fine di valutare gli effetti sulla sopravvivenza del controllo dei predatori nei diversi periodi dell’anno. I dati utilizzati sono stati raccolti nell’arco di più di 25 anni e fanno riferimento alla predazione sui fagiani adulti, prima e dopo la stagione venatoria e sulle femmine durante la  stagione riproduttiva, quando la caccia è chiusa.

Dati relativi alla predazione prima e dopo la stagione venatoria

In questa parte dell’articolo si fa riferimento ai dati provenienti da sei aziende situate nel sud dell’Inghilterra. In queste realtà le volpi sono state oggetto di operazioni di controllo/contenimento durante il periodo estivo. Tra il 2001 e il 2003 sono stati dotati di trasmettitori circa 480 fagiani, di 10 settimane di età. Questo ha permesso di monitorarli nel corso dell’autunno e della stagione venatoria. Ogni fagiano rinvenuto morto è stato esaminato al fine di stabilire le cause del decesso (fagiani trovati sepolti, decapitati o con radiocollari danneggiati sono stati classificati come predati dalle volpi). Nel dataset complessivo,  a questi,  sono stati aggiunti i dati relativi ai fagiani marcati  prelevati durante la stagione venatoria. Il campione così ottenuto è stato poi correlato con l’attività (sforzo) dei guardiacaccia (nel controllo dei predatori).

Risultati:

La caccia è stata la causa di morte per il 35% dei fagiani marcati e rilasciati all’interno dei 6 siti esaminati. Mediamente il 19 % è stato predato o è risultato vittima di necrofagi (dopo la morte) prima della stagione venatoria, con un range che va dal 9 al 42%. Un ulteriore 15% è stato predato o vittima di necrofagi nel corso della stagione venatoria, con un range che va dal 14 al 18%. Nella maggior parte dei casi, le volpi sono state identificate come responsabili degli eventi predatori mentre, agli uccelli predatori, sono stati attribuiti solo 4 casi. Nel corso degli anni e nell’ambito dei diversi siti, si è avuta un’ampia variazione ma non si è riscontrato un significativo (statisticamente) effetto del livello di controllo dei predatori sulla sopravvivenza dei fagiani. Mediamente il 17% dei fagiani rilasciati è sopravvissuto fino alla fine della stagione venatoria.

Dati relativi alla predazione durante la stagione riproduttiva

Un’ulteriore indagine è stata condotta in altri sette siti monitorati per oltre 20 anni. I dati emersi, sono stati divisi in due gruppi in base al livello del controllo dei predatori. Per tre siti si sono avuti i livelli più alti di controllo dei predatori, tale contenimento è stato effettuato utilizzando trappole per piccoli mammiferi (e.g. ratti e mustelidi), per corvidi e per volpi. Nei restanti 4 siti il controllo si è svolto in maniera nettamente più bassa, principalmente a carico delle volpi e solo durante la stagione venatoria. In questo caso sono state monitorate, durante la stagione riproduttiva, nel corso degli anni attraverso radio-tracking 811 fagiane. Anche in questo caso si sono indagate le cause del decesso per i fagiani rinvenuti morti; inoltre il monitoraggio ha incluso il controllo dei nidi delle femmine marcate. Le covate sono state considerate fallite se le uova o i pulcini erano stati predati o se le femmine erano state predate durante la cova. I dati provenienti, anche in questo caso, sono stati poi correlati con lo sforzo nel controllo dei predatori.

Risultati:

Nei 7 siti presi in esame, in un arco di tempo che va da marzo a luglio, sono state predate tra il 20 e il 71% delle femmine sopravvissute alla stagione venatoria. La responsabilità dei decessi si pensa sia maggiormente riconducibile alle volpi che hanno causato approssimativamente il 95% delle morti da predazione registrate. I siti nei quali si è operato un basso livello di controllo dei predatori hanno avuto un indice di predazione estiva del 59%. Invece siti con un alto livello di controllo dei predatori hanno avuto un indice di predazione estivo del 30%. La maggior parte delle predazioni a carico delle femmine è avvenuta, indifferentemente, sia prima che dopo la cova. Più di 1/3 dei nidi monitorati hanno avuto successo, con solo 31 casi di predazione ad opera di volpi, su femmine in cova che hanno causato il fallimento della cova stessa.

Conclusioni:

I fagiani rilasciati sono particolarmente vulnerabili alla predazione probabilmente a causa della carenza di cure parentali, dovuta all’allevamento artificiale, così come a fattori genetici. Questi, trascorrono la maggior parte del loro tempo al suolo, in prossimità di boschi e in terreni coltivati, che però risultano essere anche habitat elettivi per corvidi e volpi. Significativa infatti, è stata la perdita di fagiani riconducibile a predatori, principalmente volpi, sia prima che durante la stagione venatoria; per quanto si sia riscontrata una forte variazione tra i siti. In questo caso, non c’è stato un significativo effetto dello sforzo nel controllo dei predatori sugli indici di predazione. La sopravvivenza dei fagiani, rilasciati prima e durante la stagione venatoria, è risultata altamente variabile e dipendente da altri  fattori più che dalla sola predazione. Tra questi fattori, rivestono particolare importanza il periodo del rilascio e della caccia, l’abbondanza locale dei predatori ed ultimo, ma non meno importante, la gestione delle voliere e delle patologie che si possono sviluppare al loro interno. In media, durante la stagione riproduttiva, circa la metà delle femmine sopravvissute alla stagione venatoria sono state predate. Ad ogni modo, alti livelli di controllo condotti a carico delle volpi hanno dato come effetto alti indici di sopravvivenza (70%). Il controllo dei predatori, durante la primavera e l’inizio estate, può dunque incrementare il successo riproduttivo riducendo la predazione delle femmine ed il fallimento della nidificazione.

Il successo medio dei nidi dei fagiani nei sette siti è stato del 34%. Sebbene questo possa sembrare basso, è sostanzialmente simile a quello riscontrato in altre specie selvatiche che frequentano i medesimi habitat e nidificano a terra. Con le difficoltà da affrontare, a causa di predazione e malattie, per molte specie la riproduzione può avere successo solo per pochi individui ogni anno. Con soltanto 1/3 dei nidi che arriva a far crescere un pulcino, i fagiani potrebbero essere particolarmente vulnerabili ma molte altre specie subiscono la medesima sorte. Alti livelli di controllo operato su corvi, mustelidi e volpi sono in grado di ridurre il fallimento dei nidi in molti siti. Complessivamente la predazione dei fagiani adulti è ridotta da un efficace contenimento dei predatori condotto successivamente alla stagione venatoria e durante il periodo riproduttivo.

 

Manuela Lai & Giuliano Milana

 

Approfondimenti:

Sage, R.B., Turner, C.V., Woodburn, M.I.A., Hoodless, A.N., Draycott, R.A.H. & Sotherton, N.W. (2018). Predation of released pheasants Phasianus colchicus on lowland farmland in the UK and the effect of predator control. European Journal of Wildlife Research, 64 (14): 1-8.

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