Intervista al presidente dell’ UBI Unione per la Beccaccia

Perché si è voluta la creazione di UBI?

UBI è nata per incidere nella gestione conservativa della specie beccaccia.

Come si può arrivare a tale gestione?

L’azione passa attraverso la formazione culturale fornita con i Corsi per l’abilitazione alla qualifica di monitoratore della specie con l’utilizzo dei cani da ferma, ma anche con la costruzione di un rapporto diretto con gli enti pubblici che governano la materia. Con il Ministero (ISPRA) stiamo perfezionando un nuovo modello di monitoraggio applicabile in tutte le regioni italiane in modo da usare una metodologia condivisa e validata a monte. Con le Regioni abbiamo presentato il Progetto di Monitoraggio che parte dal periodo venatorio fino a quello post-caccia. Molte regioni hanno concluso patrocini e accordi con UBI per la raccolta di dati che sono fondamentali per la stesura di calendari e piani faunistici sostenibili per la specie. Ad oggi lavoriamo in Piemonte, partirà la Lombardia da settembre (specie per le aree di Pavia, Bergamo e Brescia, dato che Como e Varese sono già attivate); in Veneto siamo operativi da diversi anni e abbiamo pubblicato un resoconto triennale sul monitoraggio svolto fino ad ora.

In Friuli abbiamo un accordo di cooperazione attivo fino alla prossima stagione. In Toscana e Umbria lavoriamo già da molti anni, così come in Campania, Basilicata e Puglia. Molto importante è il lavoro iniziato con la regione Sicilia nel 2018 che porterà importanti aggiornamenti e dati sulla fenologia dello svernamento nella maggiore isola mediterranea. Lo stesso vale per la Sardegna dove grazie al CSB Sardegna (Centro Studi Beccaccia) sta partendo il favoloso progetto del Santuario della Giara – un luogo dove studiare e monitorare la beccaccia – oltre al già attivo gruppo di monitoratori che da tre anni forniscono i trend fondamentali della demografia e dell’abbondanza della specie.

Come avviene la raccolta dei dati, oltre all’attività di monitoraggio?

I cacciatori monitoratori ci forniscono altri dati fondamentali:

  • Trend demografico: attraverso il protocollo “Ali d’Italia” con la raccolta delle ali delle beccacce incarnierate che una volta “lette” ci forniscono l’Age ratio. Al cacciatore viene richiesto di indicare peso, luogo e sesso della beccaccia per determinare la Sex ratio e altri

indicatori biometrici.

  • Trend di abbondanza: attraverso il calcolo dell’Indice Cinegetico di Abbondanza-ICA: fornito dai cacciatori grazie all’inserendo dei dati relativi alle uscite di caccia nell’applicazione beccapp.it

Quali altre attività svolge UBI?

In mezzo a tutto questo vi sono incontri, seminari e conferenze alle quali partecipiamo per divulgare lo stato dell’arte intorno alla Beccaccia. Ubi lavora e si propone in maniera laica e trasversale nel rispetto di tutte le realtà associative venatorie e ambientaliste. Infatti, crediamo fortemente nel lavoro con le Istituzioni Pubbliche poiché sono le uniche che garantiscono i principi di indisponibilità del patrimonio faunistico italiano.

Intervista al presidente UBI – Paolo Pennacchini
di Daniela Campestrin