Tra Sissi e Kaiser Franz, la caccia e l’etimologia del termine “Cecchino”

Quante volte abbiamo sentito parlare di padellari o di cecchini, o con malcelato disprezzo “cecchini legalizzati”.

Lo sniper (made in USA) o tiratore scelto in Italia viene spesso universalmente detto “cecchino”.

Cecchino è un termine universalmente noto perché come molti termini ha un “sapore antico” un retroterra etimologico che aleggia ancora oggi tra i ginepri alpini, le abetaie e le case di caccia imperiali come Kaiservilla in Austria.

Così tra una battuta di caccia e l’altra, tra cervi, camosci e urogalli il Kaiser Francesco Giuseppe I marito di una malinconica Elisabetta di Baviera (nota alla cultura popolare come Sissi) e con la costante presenza dell’anima gemella o amante Caterina Schratt, attricetta di corte e molto più in sintonia con l’imperatore di quanto lo fosse l’imperatrice consorte.

In fondo tutto il mondo è paese si potrebbe dire, ciò che accade nella vita di tutti i giorni accadeva anche all’epoca tra le corti più potenti del mondo, tra arazzi, gioielli, sontuosi lampadari e trofei di caccia. Cambiava abito, stile di vita e ricchezza ma poi loden o non loden a caccia ci stava lui e la sua preda divisi da uno spazio e in lotta per chi fosse più veloce e più astuto, l’azione di caccia di per sé è democratica, può cambiare il luogo, l’abito, l’arma ma alla fine cacciatore e preda sono sempre quelli e Francesco Giuseppe era un grande appassionato, un fenomenale tiratore con la rigata e amava trascorrere moltissimo tempo tra le montagne. Di carattere spigoloso, duro e coriaceo, spesso in contrasto con la delicatezza e sensibilità di Elisabetta, la vera imperatrice di corte, di maniere e di bon ton. Chissà se il fine diplomatico e Cancelliere Otto Von Bismark, raffinato e astuto stratega politico avesse mai pensato che una traduzione gergale del nome di Kaiser Franz abbinato alle sue doti di tiratore affinate a caccia ovvero la diffusione del nome Cecco Beppe ad indicare l’Imperatore austro ungarico in persona. Fu così che il passo fu breve e i soldati austro ungarici durante la prima guerra mondiale divennero i soldati di Cecco Beppe i “Cecchini” per l’appunto e la dote di tiratori di precisione tra le trincee nemiche. Nomignoli camerateschi? Se si era nei primi del ‘900 e si aveva a che fare con la potentissima Monarchia degli Asburgo evidentemente no, tutto faceva tendenza, ed oggi a distanza di più di un secolo ancora si sente parlare di “Cecchini” chissà se con la stessa devozione di un tempo. Sulle alpi probabilmente sì.

Andrea Severi