Svizzera: c’è aria di referendum sull’abbattimento di lupi e orsi

Dopo l’approvazione della la revisione della Legge federale sulla caccia. protestano i gruppi per la tutela della natura.

I grandi predatori, in particolare il lupo, devono poter essere abbattuti più facilmente in Svizzera. Nonostante la minaccia di un referendum, il Nazionale ha adottato oggi la revisione della Legge federale sulla caccia e nel farlo ha mostrato di “avere il grilletto più facile” rispetto al Consiglio degli Stati. La popolazione dovrebbe avere l’ultima parola.
Sin dalla sua riapparizione nel 1995, lo statuto del lupo in Svizzera ha suscitato parecchie discussioni ed è stato spesso un tema alle sessioni delle Camere federali. La normativa che lo protegge è già stata adattata, ma il Parlamento non ha smesso di fare pressione per inasprire i toni.
La Camera del popolo ha inoltre rivisto le disposizioni sui periodi venatori e di protezione di diversi mammiferi e uccelli. Tra le altre cose, la pernice grigia è ora protetta, mentre gli stormi di cornacchia grigia e nera non beneficeranno di alcuna protezione e il periodo di protezione del cormorano è abbreviato, come pure quello del cinghiale.
La sinistra voleva evitare di permettere la caccia alla beccaccia, ma non ci è riuscita. Il periodo di protezione di questo uccello, caratterizzato dal becco a punta, sarà prorogato dal 15 dicembre al 15 ottobre. Sono inoltre fallite altre proposte finalizzate a vietare la caccia alle lepri comuni e bianche, ai conigli selvatici, alle pernici e ai fagiani di monte.
I cantoni potranno autorizzare tutto l’anno l’abbattimento di specie non indigene come il daino, il cervo sika e il muflone, nonché di animali domestici e da reddito inselvatichiti.
Previa consultazione dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), potranno inoltre abbreviare temporaneamente i periodi di protezione per ridurre le popolazioni troppo elevate, salvaguardare la diversità delle specie o lottare contro epizoozie.
Con 101 voti contro 89, il Nazionale ha rifiutato di impedire alle organizzazioni ambientaliste e ai comuni di presentare ricorso contro le decisioni cantonali riguardanti le specie che possono essere cacciate. Il dossier torna agli Stati.