Wildlife economy, una realtà non così distante.

Senza allontanarsi troppo dall’Italia e tornando a parlare dell’Inghilterra, ci rendiamo conto di come “la gestione della brughiera” crei ogni anno 42.500 giornate lavorative e garantisca oltre 1.500 posti di lavoro a tempo pieno. Di questi, 700 sono coinvolti direttamente nella gestione mentre ulteriori 820  in servizi e settori correlati. I conduttori e i guardiacaccia (gamekeeper) delle riserve vengono impiegati tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione, e all’occorrenza possono essere necessari, nei picchi stagionali e nelle aziende più grandi, fino a 50  lavoratori avventizi  al giorno. Una ricerca ha dimostrato che l’indotto associato alla caccia alle “red grouse” nel nord dell’Inghilterra si aggira intorno ai 15 milioni di sterline ogni anno. Tutto questo a vantaggio di una serie di attività rurali, molte volte situate nelle aree più remote del paese. Ogni anno, i proprietari e gli avventori delle 190 aziende prese in considerazione nello studio (Inghilterra e Galles), spendono complessivamente 52,5 milioni di sterline per la gestione del territorio, il 90% dei quali è di origine privata. Il tutto a beneficio delle comunità rurali che vivono a ridosso delle brughiere britanniche.

La pernice bianca scozzese, Red grouse (Lagopus lagopus scotica)

Questo uccello, endemita delle isole britanniche “totalmente selvatico” e tipico degli altipiani, è  strettamente associato all’habitat delle brughiere. L’erica, abbondante in tale contesto ambientale,  costituisce oltre il 90% della sua dieta.  Si trova in gran parte della Scozia, comprese le Orcadi, le Shetland e la maggior parte delle Ebridi. In Galles ci sono popolazioni abbastanza consistenti, seppur su un range che ha subito riduzioni nel corso del tempo. In Inghilterra si trova principalmente nel nord mentre in Irlanda è comune in diverse  parti del paese. Infine,  è presente una piccola popolazione nell’Isola di Man che risulta  per lo più concentrata nella sua parte più meridionale. A differenza di altre specie, quali il fagiano o la starna, la popolazione di pernice bianca non può essere incrementata artificialmente con il rilascio di esemplari allevati in cattività. Essendo abituate a sopravvivere in alcune delle zone più desolate dell’Inghilterra, sono fortemente adattate e specializzate unicamente per resistere in questi contesti dove si trovano sotto la costante minaccia di volpi, corvi, mustelidi ed alcuni rapaci oltre a quella di malattie come la strongilosi o a virus come il LIV. La costante minaccia dei predatori, associata alla perdita di habitat, ha determinato una preoccupante riduzione numerica delle popolazioni in alcune aree. Tuttavia, grazie alla buona gestione del territorio, ai rinnovati investimenti e al controllo delle malattie, nel nord dell’Inghilterra le popolazioni sono aumentate costantemente, consentendone una caccia basata sul principio della sostenibilità e per questo focalizzata sugli “interessi” senza intaccare il “capitale”.

Questo impegno nella gestione delle pernici bianche, fatto di investimenti e duro lavoro, ha favorito anche altre specie di uccelli tipiche delle brughiere: pavoncella (Vanellus vanellus), chiurlo (Numenius arquata), gallo forcello (Tetrao tetrix), smeriglio (Falco colombarius), merlo acquaiolo (Turdus torquatus) e piviere dorato (Pluvialis apricaria).

Le pernici bianche sono eccezionali volatrici, possono raggiungere velocità superiori ai 100 Km/h e per questo richiedono abilità nella pratica cinegetica. Sono considerate tra i più ambiti uccelli da caccia e da oltre un secolo si registra una copiosa richiesta che ha comportato un incremento del prezzo. Le carni risultano molto prelibate e ricercate e per questo la specie richiede una gestione oculata delle popolazioni  che permetta il prelievo da effettuarsi solo sugli individui in “eccesso”. Questa probabilmente rappresenta una tra le gestioni della fauna di interesse venatorio più virtuose al livello internazionale. Come già accennato, in molte aree della Gran Bretagna, la caccia alle pernici bianche costituisce l’unica fonte di reddito significativa per le economie rurali che, in un contesto moderno, si trovano in difficoltà. Questa gestione ottimale, oltre a garantire la conservazione della specie e l’occupazione di un numero significativo di persone (in particolare durante la stagione venatoria), evita ulteriori aggravi per le tasche dei contribuenti. Infatti, gli introiti derivanti supportano le  fragili comunità locali, il loro welfare e di conseguenza tutte le attività presenti (ricettività, ristorazione, settore armi e munizioni, locazione, abbigliamento, etc.). Molte sarebbero le difficoltà in queste aree  rurali depresse senza questo tipo di reddito.

Un importante rapporto del GAME & WILDLIFE CONSERVATION TRUST, dal titolo “Changes in upland bird numbers and distribution in the Berwyn Special Protection Area, North Wales between 1983 and 2012”, dimostra con grande chiarezza le conseguenze della perdita della caccia alle pernici come strumento di gestione del territorio. Negli anni ’90, nell’area di protezione speciale di Berwyn nel Galles del Nord, la gestione della caccia alle “bianche” e dell’habitat hanno frenato la diminuzione di diverse specie di uccelli. Gli studi condotti dai ricercatori inglesi mostrano come i numeri e la distribuzione di diverse specie di uccelli, tra il 1983 e il 2012, restituissero una situazione preoccupante. Venivano evidenziati la completa perdita delle popolazioni di pavoncella e il serio e rapido declino di molti altri uccelli inseriti nelle “red list” della IUCN. L’albanella reale (Circus cyaneus) risultava diminuita del 48%, il piviere dorato del 90%, il chiurlo del 79%, il merlo acquaiolo e il forcello del 78% e la pernice bianca del 54%.  Il rapporto mostra il lavoro estremamente importante svolto dai gestori delle brughiere inglesi, in  860.000 acri tra Inghilterra e Galles. Senza questo lavoro, questi preziosi habitat si trasformerebbero in macchia e foresta e le brughiere sarebbero perdute per sempre e con queste molte specie di uccelli ad esse associati.

Spesso ci si ferma nella valutazione di una problematica, solo all’aspetto superficiale senza approfondire e comprendere le ripercussioni a cascata che si nascondono dietro l’iniziale apparenza. La gestione di territori, fragili o comunque di difficile sviluppo alternativo, offre la possibilità di salvaguardare habitat, animali e comunità umane che, pur “sacrificando” qualche esemplare, garantiscono il futuro alla specie e alle specie.

Giuliano Milana & Manuela Lai

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