UBI presenta i dati del monitoraggio della Beccaccia in Italia dal 1 febbraio al 31 marzo 2019

Il monitoraggio della Beccaccia (Scolopax rusticola) in Italia durante il periodo post-venatorio, avviene con l’ausilio del cane da ferma ed è condotto, a partire dal 2016, in alcune regioni e province d’Italia. I dati vengono raccolti da cacciatori formati da appositi corsi (di formazione per l’abilitazione al monitoraggio della Beccaccia), ai quali è consentito uscire tre volte a settimana dalla data di chiusura della caccia al 31 marzo nelle stesse aree che normalmente visitano (la scelta del luogo è facoltativa), all’interno del proprio ATC o CA di residenza. Le informazioni relative ad ogni uscita sono fornite utilizzando il sito web www.beccapp.it, un archivio dati online che permette di calcolare l’Indice Cinegetico di Abbondanza (ICA).

Il dott. Marco Tuti, tecnico faunistico specializzato in beccaccia (commissione scientifica di UBI) si occupa della lettura delle ali e dell’analisi dei dati raccolti dai vari cacciatori monitoratori durante la stagione venatoria e in occasione dei monitoraggi primaverili della specie.

E a lui abbiamo chiesto di darci qualche nozione tecnica e di dirci come sono andati i monitoraggi primaverili.

Che cos’è l’ICA?

ICA: rappresenta il numero di beccacce diverse contattate moltiplicato per 3,5 e diviso per la durata in ore dell’uscita, il  numero di partecipanti ed il numero di cani impiegati dove 3,5 è la durata media di un’uscita di caccia in Europa.

Questo indice può essere riassuntivo di tutta la stagione, calcolandone la media per ogni uscita; in tal caso viene considerato per intervalli: 0-0,25 (cattiva stagione); 0,25-0,5 (stagione mediocre); 0,5-0,75 (stagione buona); 0,75-1 (stagione ottima); >1 (stagione straordinaria); oppure, suddiviso in decadi, ci restituisce un’immagine (curva del suo trend) di come si sono sviluppati i flussi migratori e gli spostamenti opportunistici (erratismi) dei vari contingenti.

Come è andato il monitoraggio primaverile 2019?

Per questo studio sulla fenologia di fine svernamento e migrazione prenuziale della Beccaccia, si è ritenuto interessante suddividere l’Italia in tre grandi aree geografiche, avendo a disposizione circa un centinaio di monitoratori per ciascuna di esse: nord, centro e sud e Isole. Di seguito i dati in forma schematica:

NordRegioni Piemonte, Veneto, Friuli V. G., Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna –  138 utenti

(CA e ATC nelle province di Alessandria, Belluno, Cuneo, Genova, Gorizia, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Savona, Torino, Treviso, Udine, Varese, Verona, Vicenza)

2018-19 Nord post-caccia
uscite ore Incontri
706 1812,5 809

ICA (generale) = 1,18

CentroRegioni Toscana, Umbria e Abruzzo – 85 utenti

(ATC delle province di Arezzo, Firenze,  Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, Teramo, Terni)

2018-19 centro post-caccia
uscite ore Incontri
498 1154,5 510

ICA (generale) = 1,2

 

Sud e IsoleRegioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia – 105 utenti

 (ATC delle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Lecce, Matera, Messina, Napoli, Nuoro, Oristano, Palermo, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Siracusa, Vibo Valentia, Trapani)

2018-19 sud e isole
uscite ore Incontri
482 1195 797

ICA (generale) = 1,59

Ci spiega cosa indicano questi dati?

In tutte e tre le aree italiane, è stata la prima decade di marzo il periodo che conta il maggior numero di uscite e di ore, potendo ipotizzare che è  in questo periodo che ci si aspetta la maggior probabilità di incontro. I monitoratori, infatti, non avendo l’obbligo di uscire tutti e tre i giorni a settimana ma soltanto uno, è verosimile che scelgano di uscire più volte quando ci sono più beccacce…

Il grafico che maggiormente ci interessa, però, è il seguente:

 Grafico1.  Trend delle curve dell’ICA per decade per il periodo post-venatorio 2019 per nord, centro e sud e isole

L’ICA per decade ci restituisce un’immagine (l’andamento della curva dei suoi valori) di come i contingenti di beccacce si sono mossi attraverso la nostra penisola; nel momento in cui l’indice è in aumento e la curva sale (nonostante i prelievi dovuti all’attività venatoria), infatti, possiamo dire che nuove beccacce stanno arrivando nella zona sottoposta a monitoraggio. Durante il periodo di svernamento è maggiormente probabile che si tratti di spostamenti opportunistici di corto raggio, in risposta ai correnti mutamenti meteorologici. In alcune particolari condizioni, infatti, le beccacce si concentrano in determinati biotopi, compiendo spostamenti altitudinali, cambiando esposizione o raggiungendo le aree ripariali o costiere. Non è escluso, tuttavia, che nel caso di forti ondate di gelo grandi numeri di individui compiano spostamenti di diverse centinaia di chilometri muovendosi anche da un paese all’altro.

Con questo studio, in ogni caso, stiamo prendendo maggiormente il esame il periodo di migrazione prenuziale, quello in cui i picchi della curva sono più verosimilmente indice del culmine del ripasso primaverile, ovvero di quei contingenti che sostano momentaneamente sulla nostra penisola durante il ritorno verso gli areali di nidificazione. È interessante ma allo stesso tempo atteso, in particolare, vedere come al sud questo picco sia anticipato alla terza decade di febbraio, con un quasi totale “svuotamento” nella terza decade di marzo; al centro e al nord, invece, il culmine del ripasso è posticipato proprio alla seconda e terza decade di marzo.

Non sappiamo se le beccacce che abbandonano il sud siano le stesse che giungono successivamente al centro e al nord, ma sicuramente c’è stata una differenza di periodo di maggior afflusso migratorio tra le due fasce latitudinali. Anche il più alto valore dell’ICA generale scendendo da nord (pari a 1,18) a sud (pari a 1,59), potrebbe essere indicativo del fatto che al sud la maggior parte delle beccacce “di ripasso” si sono concentrate nel periodo considerato, entro il 31 marzo, mentre al centro è al nord, poiché nella terza decade di marzo il valore dell’ICA è ancora molto alto, è possibile che alcuni contingenti siano arrivati e abbiano sostato addirittura successivamente, senza essere state “intercettate” dai monitoratori.

Importante sarà estendere lo studio a quante più regioni possibile e unificare a livello nazionale il metodo di raccolta dati, attraverso un condiviso sistema di elaborazione che possa essere confrontabile nello spazio e nel tempo. L’auspicio è quello di capire come le beccacce stanno rispondendo ai cambiamenti climatici in atto e capire quali sono i fattori che più incidono dell’evoluzione di questa specie non solo in Italia, ma in tutto il Paleartico Occidentale.

Intervista a Marco Tuti

di Daniela Campestrin