La gestione dei grandi carnivori, tra comunicazione e ricerca

A cura dell’Ente autonomo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è stata pubblicata la quarta edizione del Rapporto orso marsicano (scaricabile dal seguente link: http://www.parcoabruzzo.it/pdf/NaturaProtetta_RapportoOrso2018.pdf).

L’iniziativa è più che lodevole, giacché da un po’ di anni a questa parte, la popolazione di orsi appenninici, evidentemente per supponibili ragioni di una pur limitata espansione numerica e territoriale, aveva iniziato ad alimentare alcuni atavici conflitti con le attività antropiche, per la discesa nei paesi, per frequenti incontri sulle arterie stradali, per incursioni a danni di pollai od arnie ed altro. Ciò ha suscitato, alcune reazioni “difensive” (o meglio, “offensive”) che in qualche caso hanno portato alla inutile morte di alcuni esemplari.

Per rimediare a ciò, con un incedere progressivo di miglioramento, anno per anno, l’Ente parco ha intrapreso il compimento di un’opera divulgativa di ampio spettro. Dunque, sono stati esposti i dati di monitoraggio, sono stati presentati i casi di indagine scientifica di diversi esemplari tenuti sotto controllo costante al fine di conoscerne le rispettive abitudini, sono state descritte le varie ipotesi di mortalità accertate, sono stati divulgati dati sanitari.

Ma non solo: sono state ammesse alcune sconfitte od incidenti che, con il noto “senno di poi”, si sarebbero forse potuti evitare. Sono stati anche scoperti diversi gangli nervosi del sistema amministrativo e gestionale che sembrano non funzionare affatto o, comunque, come dovrebbero.

Parimenti sono state esposte tutte le attività puntuali, poste in essere dall’Ente parco, al fine di risarcire i danni provocati alle attività economiche tradizionali dell’uomo; nonché le varie misure di prevenzione e dissuasione messe in atto, senza veli in ordine alla loro più o meno valida efficacia.

L’opera divulgativa ha visto la partecipazione di altre Aree protette impegnate nella gestione dell’orso, ciascuna delle quali ha descritto il proprio utile contributo alla “gestione” della specie.

E “gestire” significa conoscere, monitorare, prevenire e, se del caso intervenire. Sin anche con i cani “antiveleno”, o con i respingimenti che prevedono anche l’impiego di armi da fuoco caricate con proiettili di gomma, per le ipotesi più difficili.

Gestire significa anche dialogare, confrontarsi con le popolazioni, con i rappresentanti delle associazioni di categoria interessate dalle “perlustrazioni dell’orso”.

In questo contesto vi è stato spazio anche per associazioni private che hanno messo a disposizione le proprie risorse economiche e di volontariato per l’installazione di stie per polli impenetrabili agli orsi, per l’installazione di efficienti recinti elettrificati (e per la loro manutenzione), per la rimozione della frutta dagli alberi abbandonati nei pressi dei paesi, e per la potatura degli altrettanti abbandonati alberi da frutto nelle zone non antropizzate. E ciò, ovviamente, al fine di evitare le ‘incursioni urbane degli orsi a’ fini alimentari.

Vi è anche un Depliant informativo sulla prevenzione e gestione degli orsi che frequentano i centri abitati (http://db.parks.it/news/allegati/PNALMnov53665-all1.pdf), assolutamente realistico e non affatto caratterizzato dall’impronta animalista (disneyana diremmo) che assimila l’orso ad un peluche grazioso con cui giocare. Ed è forse la prima volta che nel nostro paese si legge un documento informativo onesto, serio, pari a ciò che si può trovare nel resto dei paesi d’Europa ove è presente l’orso bruno.

Chiunque abbia la buona volontà di leggere il Rapporto orso marsicano ed il Dépliant informativo non potrà non apprezzare il lavoro e lo sforzo, anche solo comunicativo, posto in essere per la “gestione” di questa delicata specie.

Ma a latere vanno condotte alcune osservazioni. La prima, per cui tale iniziativa è stata fortemente voluta e comunque sospinta dal Presidente del Parco, Antonio Carrara, con l’appoggio sinergico di tutti coloro che hanno condiviso questa scelta e già dapprima in parte praticata. Ciò sta a significare che sono le persone a caratterizzare le istituzioni e le loro attività. E quantomai sarebbe opportuno che nel nostro paese la politica, nelle scelte di campo presso gli enti pubblici, mettesse da parte il “manuale Cencelli” per soppesare, appunto, le qualità personali ed i risultati gestionali che queste ottengono. Ciò significa anche che la strategia dialogica e comunicativa è vincente, rispetto al silenzio, al segreto, alla riservata e meramente burocratica gestione. La trasparenza è il modo migliore per condividere vittorie o sconfitte. Ma un’altra riflessione è imperniata sui soggetti interessati dalla vicenda. Il fulcro è rappresentato dallo storico Parco d’Abruzzo. E, così, gli altri “partner” dell’iniziativa sono comunque le Aree protette.

Rimangono fuori le Regioni, ove mediamente l’orso non ha nessuna particolare tutela e/o monitoraggio adeguato, e così anche il Ministero dell’Ambiente, che giammai prima d’ora ha sospinto iniziative di tal fatta. E, così, l’iniziativa segna la sconfitta di un’altra grande pianificazione: il PATOM (l’acronimo sta per Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano). Si tratta, giuridicamente, di un mero accordo di programma, sottoscritto ben tredici anni fa. La semplice lettura del Rapporto orso marsicano ne dà conto delle relative inadeguatezze ed in attuazioni.

Purtuttavia, il punto focale non è affatto questo, giacché l’azione sinergica del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise racconta che la “gestione” dell’orso è possibile. La vera scommessa va lanciata sull’altro grande carnivoro in espansione: il lupo.

La specie è certamente più invadente ed incisiva rispetto a sole diverse decine di esemplari di orsi. Ha un’etologia completamente differente e, soprattutto, è “problematica”, in particolare al di fuori delle aree protette (ove, invece, comunque vedrebbe delle attività di monitoraggio, prevenzione e ristori di eventuali danni alle abitudini tradizionali antropiche).

Ad oggi l’unica inesistente comunicazione appare profilarsi tra chi assume una posizione esclusivamente “francescana” e chi vede il lupo come una specie da eliminare a prescindere e, sovente lo fa. Nel mezzo, appare del tutto assente la “gestione”. E, prima ancora, la gestione del cinghiale, preda elettiva del lupo e cartina di tornasole del fallimento totale della disciplina venatoria italiana.

Il Parco d’Abruzzo ha sperimentato la gestione dell’orso sul proprio territorio e va avanti già con alcune consapevolezze, ma con la grande necessità di “doverne sapere” sempre di più.

Ma nel resto d’Italia, dai masi del Sudtirolo agli allevamenti romagnoli chi “monitora”, studia e “gestisce” il lupo? Chi valuta se e dove la sua presenza è compatibile, a che condizioni e in che limiti?

E quando, senza una radice culturale adeguata nel nostro Paese, si deciderà una volta per tutte di gettare nel cestino la l. 157/1992 con tutti i suoi problemi?

Staremo a vedere. Valuteremo, frattanto, il “Piano lupo” annunciato dal Ministero, sperando che non rimanga in stallo come il PATOM.

Vi è però un dato ineluttabile: il divario tra le posizioni sul lupo si va via via più accentuando e gli animi si esasperano. Perché manca la comunicazione, ma la comunicazione senza ricerca e senza tentativi di gestione non la si può fare. E allora occorre correre, velocemente. Anche per sfatare l’affermazione comune secondo la quale i “tavoli” (o le commissioni, o i piani) servono sempre e solo per aggirare o ritardare o evitare le risposte e le soluzioni ai problemi.