Quando i cervi vanno nella grande mela

Riprendiamo una notizia apparsa sul New York Post in questi giorni nella quale si parla della situazione dei  cervi a Staten Island, New York. In questo contesto, prettamente cittadino, la locale popolazione di cervo dalla coda bianca o cervo della Virginia (Odocoileus virginianus) ha avuto negli ultimi anni un congruo aumento, fino a rappresentare un serio problema per una serie di motivi che vanno dal possibile impatto  sulla flora e sul traffico fino a problemi sanitari interni legati, come si sa, alla densità (density dependent).

Il tentativo effettuato dalle autorità è stato quello di contenere la popolazione utilizzando metodologie “cruelty free”, nello specifico la sterilizzazione degli individui maschi attraverso vasectomia. Il dipartimento cittadino dei parchi (The city Parks Department) ha riscontrato una effettiva tendenza alla diminuzione complessiva della popolazione anche se in tre anni di attività, con una spesa di 4,1 milioni di dollari,  il branco di Staten Island si è ridotto di sole 316 unità.  Gli appaltatori della società incaricata delle operazioni, la White Buffalo Inc,  ha sterilizzato 1.577 maschi fornendo una nuova stima pari a 1.737 cervi totali, confermando che le nascite sono diminuite bruscamente. In “soldoni” questo significa che i contribuenti hanno speso  $12.975  a testa per ridurre la popolazione solo del 15%. La White Buffalo Inc. è stata assunta nel 2016, per eseguire il primo tentativo al mondo di contenimento della popolazione di cervi attraverso la sterilizzazione dei soli maschi. Il branco aveva raggiunto nel 2017 il picco di 2.053 esemplari registrando un aumento dell’8.454% in meno di un decennio. James Oddo, presidente del Borough di Staten Island, ha dichiarato nel merito al The Post: “È troppo poco, troppo tardi, l’impatto del metodo utilizzato tarda a dare i sui frutti e ci vorranno ancora degli anni. Nel frattempo, si verificano ancora incidenti, è aumentata l’incidenza della malattia [di Lyme] e persiste l’impatto sulle varie specie vegetali e relativi ecosistemi”.

I cervi maschi durante la stagione degli amori hanno causato 103 incidenti sulle strade di Staten Island nel 2018, il massimo storico, incidenti che hanno comportato il ferimento di 17 persone.  I casi di malattia di Lyme, il cui vettore è una zecca, sono saliti del 250% tra il 2012 e il 2016. Inoltre nel mese di gennaio, la White Buffalo Inc, ha installato delle telecamere in quattro parchi a Staten Island per stimate la popolazione ma sembra che, tale “campionamento”,  abbia escluso alcune delle zone con le densità più elevate. La compagnia sta negoziando una proroga di cinque anni del suo contratto che comporterebbe un ulteriore spesa pari a $ 2,5 milioni, come riporta lo Staten Island Advance. Sempre James Oddo spinge affinché si abbassino le densità dei cervi attraverso una caccia controllata, dichiarando:  “la dura realtà di ciò che dobbiamo fare rimane proprio lì davanti a noi. È ora che lo riconosciamo.”

Tutto questo ci mostra palesemente come una specie possa facilmente trasformarsi da possibile risorsa in problema e come alcune pratiche, apparentemente poco invasive e socialmente accettate, si dimostrino invece inefficaci o comunque lente e costose.  Molti sono gli esempi di sterilizzazione, anche in contesti più ristretti (e.g. zoo), che non sono riusciti ad ottenere i risultati sperati con un aggravio dei costi e un perdurare del problema. Cosa pensare allora dei casi nostrani relativi alle specie aliene invasive o agli ormai cittadini cinghiali? Ai posteri l’ardua sentenza.

Giuliano Milana & Manuela Lai

 

IL PIANO DI GESTIONE