L’OTTUSITA’ DI LIBERARE CERTI ANIMALI…

In questi giorni torna alla ribalta un problema ormai radicato nel nostro paese, quello relativo alle specie aliene. Coldiretti Puglia denuncia “una invasione di pappagalli verdi nelle campagne che, dal primo insediamento a Molfetta, hanno preso possesso di città e campagne a Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Santo Spirito, Bitonto, Bitetto, Palo del Colle, Binetto, Grumo Appula, fino a spingersi sull’Alta Murgia“.

Si tratta dei parrocchetti monaci (Myiopsitta monachus) (ne abbiamo parlato anche qui) apparsi prima a Molfetta, poi si sono stabiliti costruendo nidi ‘multifamiliari’. “Si nutrono di frutta, con una predilezione per le mandorle, dimostrando una straordinaria abilità nel beccare e rompere il guscio, estraendo il frutto e lasciando il mallo attaccato all’albero“, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia: “Si sono moltiplicate le segnalazioni degli agricoltori”, colpiti dai danni e dai loro “suoni acuti persistenti“.

Con “specie aliena” o alloctona, in biologia, viene identificata una qualsiasi specie vivente che, a causa dell’azione dell’uomo (intenzionale o accidentale), si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale storico. La dispersione degli organismi animali e vegetali in nuove aree geografiche è avvenuta attraverso processi di colonizzazione generalmente molto lenti. L’azione dell’uomo ha profondamente alterato i normali processi naturali, sia attraverso il trasporto involontario di piante ed animali sia per la diffusione accidentale o intenzionale di specie allevate o trasportate per gli scopi più diversi.

Non tutte le specie che arrivano però riescono ad “attecchire”, solo alcune sono particolarmente adattabili al punto da diventare invasive, tali “invasioni” rappresentano un problema ambientale e sono considerate tra le principali cause di perdita di biodiversità su scala globale. L’Unione Europea, consapevole della grave minaccia rappresentata dalla progressiva espansione delle specie aliene invasive, ha promosso diverse attività di ricerca e di monitoraggio, individuando oltre 10000 specie alloctone presenti in Europa, di queste l’11% causa impatti ecologici documentati, e il 13% impatti economici.

A solo titolo di esempio gli impatti ecologici possono essere riferiti a:

  • competizione con organismi autoctoni per il cibo e habitat.
  • ibridazione con specie autoctone.
  • cambiamenti strutturali negli ecosistemi.
  • diffusione parassiti o veicolo di patogeni (e.g. virus, batteri).
  • impatto predatorio su specie autoctone.

Come accennato non mancano le ripercussioni economiche, i principali costi sono imputabili ad:

  • attività di eradicazione e controllo
  • danni ad agricoltura, foreste, pesca commerciale, infrastrutture e salute umana.

In Europa, secondo una stima, i costi sostenuti per le specie aliene ammontano a circa 12 miliardi di euro/anno. L’importo è senza dubbio sottostimato infatti molti paesi cominciano solo ora a documentare e registrare costi ed effetti, probabilmente le cifre reali saranno sensibilmente maggiori. L’Italia è uno dei paesi Europei maggiormente colpiti dalle invasioni di specie aliene, grazie anche alle favorevoli condizioni climatiche. Anche da noi le ripercussioni ecologiche ed economiche si fanno sentire: la Nutria (Myocastor coypus) costa alle amministrazioni pubbliche italiane quasi 4 milioni di euro/anno mentre, nella sola Emilia Romagna, si spendono per controllare la Zanzara tigre (Aedes albopictus), responsabile di rilevanti rischi sanitari, oltre 1,1 milioni di euro/anno. E proviamo, in riferimento a quanto riportato in apertura dell’articolo, a quantificare il potenziale danno per l’economia pugliese dovuto ai pappagalli, in una regione a forte vocazione agricola.

Quanto riportato può considerarsi solo una breve introduzione non esaustiva ad una tematica ben più complessa e articolata che merita la massima attenzione. Sicuramente anche il mondo venatorio ha avuto in passato qualche responsabilità sull’introduzione di specie aliene ma non si può ignorare quanto fatto anche da sedicenti animalisti, responsabili di liberazioni indiscriminate delle specie più disparate.

Ciò che in apparenza potrebbe sembrare un gesto innocuo o per qualcuno addirittura un atto eroico, come la liberazione di una tartaruga o l’apertura di gabbie in allevamenti di animali da pelliccia, può significare una grave minaccia per specie autoctone e a maggior rischio. Ciò che viene costantemente ignorato è che il fine della “conservazione” non è l’individuo ma la specie, ed è quest’ultima che va salvaguardata. Liberare, tutelare o “risparmiare” qualche individuo di una specie aliena in Italia può significare la condanna di “un’intera specie autoctona”. Un gesto, solo apparentemente, indirizzato verso la salvezza di alcuni animali ne condanna di fatto altri e gli esempi in tal senso purtroppo non mancano.

Le indicazioni gestionali sono chiare e orientate verso l’eradicazione che resta la migliore linea di intervento per affrontare il problema delle specie aliene e invasive già stabilizzate in un territorio.

Ognuno di noi può contribuire in molti modi, in primo luogo attraverso l’adozione di comportamenti responsabili: ad esempio non comprare specie aliene come animali da compagnia e, soprattutto, evitare categoricamente di liberarle nell’ambiente. Azione, quest’ultima, perseguibile per legge.

 

Giuliano Milana