Animalisti: Perché tanto accanimento?

Il terribile sospetto che lo scopo principale è che i “Professionisti della denuncia” perseguono, non sia quello di preservare l’ambiente di cui si sentono esclusivi custodi e proprietari ma, una irrefrenabile smania di protagonismo mediatico, e la ricerca di compensi economici da sentenza.
In pratica non difendono  affatto la vita, né animale né vegetale né umana, ma manipolano dei buoni sentimenti di partenza. Ciò crea delle volute e strumentali contrapposizioni, come altrettanto strumentali sono i fondamentalismi che ne derivano, fino ad atteggiamenti settari.
Questo meccanismo mette in moto degli interessi enormi, finalizzato comunque non alla difesa della vita ma alla sua oggettivazione, in tutti i campi.
I loro seguaci, molti in buona fede, si fanno manipolare, a volte diventano aggressivi, perché in effetti ci sono collegamenti con delle sette pericolose.
Questo spiega perché nessuno di questi movimenti combatte le scie chimiche e porta avanti la falsa tesi del surriscaldamento globale, ma preferisce le contrapposizioni come “Uomo e Animale”  per non andare a l’origine dei problemi.
Dunque il nodo vero, il vero carrozzone tutto all’italiana è costituito da queste associazioni è facilmente deducibile, ed altrimenti comprensibile il dilagarsi di questa crescente” parco mania” che in sintesi si può esprimere con questa facile equazione: più parchi, più associazioni inutili, più potere e gestione clientelare! l’ambientalismo ha fallito prima di tutto per “la mancanza di una visione di società credibile e desiderabile, più corrispondente ai bisogni dell’umanità, cioè, una società davvero diversa da quella che conosciamo…”
Nel frattempo continua la assoluta latitanza del mondo venatorio, che invece di contrastare con fermezza questi atteggiamenti, che disorientano i cacciatori e tutto il mondo venatorio, si preoccupa di tessere, gadget e polli colorati.

Marco Navarro