ATC: come vengono spesi i soldi dei cacciatori, a qualcuno piace Trasparente a qualcuno meno.

Dopo anni di transizione finalmente si inizia a vedere l’alba di una corretta interpretazione della natura giuridica degli Ambiti Territoriali di Caccia.

In questi anni c’è chi li ha visti come associazioni private a tutti gli effetti, c’è chi li ha considerati enti di diritto privato sottoposti ad un controllo di province o regioni, c’è chi li ha subito classificati come enti pubblici non economici ma di certo la confusione ha regnato sovrana e la giurisprudenza ha faticato ad individuarli chiaramente in una fattispecie giuridica chiara.

Ma una cosa è certa e consolidata, questi enti si occupano di gestire soldi privati per fini di pubblica utilità e sono sottoposti al controllo dell’ente pubblico territoriale competente.

Abbiamo girato a campione sul WEB da sopra a sotto lo “stivale italiano”, iniziando questa nostra nuova inchiesta e abbiamo capito che il rispetto della normativa sulla trasparenza è ancora soggetta alla buona volontà e alla qualità culturale e professionale di chi li gestisce oltre che dalla conoscenza intrinseca sulla normativa della Trasparenza.

L’ amministrazione trasparente” non è peraltro un inutile feticismo burocratico bensì il tentativo di rendere questo mondo un po’ più aperto alle professionalità, un po’ meno sclerotizzato e conservativo ma contrariamente aperto al merito e al mercato, per le competenze dei consulenti e per i bandi delle forniture in modo particolare ma anche più in generale per come vengono spesi i soldi dei cacciatori iscritti.

Abbiamo già notato che tendenzialmente gli ATC di centro e nord sono decisamente più attenti alla normativa sulla trasparenza, ma non sempre, rileviamo infatti problemi piuttosto seri in centro Italia e in modo particolare a Roma dove la pagina “Amministrazione Trasparente” di fatto non esiste o quanto meno non è visibile sui siti istituzionali, non sono pubblicati curricula e verbali degli organi direttivi come ad esempio troviamo su ATC come gli umbri (Perugia e Terni)  e come l’ATC  pianura milanese dove i verbali per esempio vengono pubblicati anno per anno in cartelle dedicate (oltre a tutti gli altri dati relativi alla trasparenza..), ma Roma (RM1 e 2) non vuol dire necessariamente Lazio infatti  per esempio gli ATC di Latina oltre a dedicare una pagina dedicata praticamente potrebbero competere con l’amministrazione trasparente di un ministero, complimenti a loro.

 Nel Sud Italia la situazione è invece purtroppo molto disomogenea ad ATC molto virtuosi si contrappongono ATC in cui la trasparenza è ridotta veramente all’osso (vedasi Napoli) , oppure mancante ma in alcuni casi è mancante addirittura il sito istituzionale oppure non lo abbiamo trovato poiché non indicizzato nei principali motori di ricerca.

L’obiettivo che ci rimane e di continuare questa nostra inchiesta, di allargare il campione, di mettere in contatto le nostre “best practice” con chi purtroppo è ancora molto indietro, vogliamo pensarla positivo ma soprattutto vogliamo spiegare a chi non è cacciatore, cosa facciamo e che tipo di contributo potremmo dare all’ambiente tutti insieme compreso Regioni e Province che, che come già avviene per società controllate e IPAB, hanno un ruolo fondamentale nel controllo e anche, perché no, nel dare consigli e contributi agli ATC nel rispetto di tutte le normative correnti.

Lariservadicaccia.com è disponibile a raccogliere le vostre testimonianze (se pertinenti e circostanziate) e per questo mette a disposizione la mail: redazione@lariservadicaccia.com

Buon lavoro

Andrea Severi