Il vaccino contro la peste suina africana potrebbe salvare la “carbonara” e i nostri cinghiali

Un nuovo studio dimostra che i cinghiali possono essere immunizzati contro la minaccia più pericolosa per l’industria suina, a livello mondiale, grazie ad un vaccino somministrato attraverso il cibo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Frontiers in Veterinary Science”, mostra i primi risultati positivi di una promettente vaccinazione contro questa malattia mortale. Lo studio fornisce anche prove che questa immunità possa essere trasmessa attraverso il contatto con individui immunizzati, ma sono necessari ulteriori studi per comprendere esattamente come questo si verifichi, così come la sicurezza della somministrazione ripetuta.

Il Dr. Jose Angel Barasona, ricercatore presso il “VISAVET Health Surveillance Centre” e coautore di questa ricerca afferma che  “Il nostro studio dimostra l’efficacia del primo vaccino orale contro questa malattia sui cinghiali eurasiatici. Nel complesso, dimostriamo che l’immunizzazione orale dei cinghiali conferisce il 92% di protezione contro un ceppo altamente patogeno della peste suina africana, che attualmente circola in Asia e in Europa “.

Gli animali infetti possono soffrire terribilmente. I sintomi includono febbre alta, depressione, perdita di appetito, vomito, diarrea, aborto nelle scrofe gravide, nonché arrossamento della pelle delle orecchie, dell’addome e delle gambe. Le forme più virulente o pericolose di questo virus possono portare alla morte di tutti i capi infetti.

La peste suina africana colpisce più di 55 paesi in 3 continenti, inclusa la Cina, che contiene quasi la metà della popolazione di suini del mondo. È altamente contagiosa e può essere diffusa attraverso mangimi contaminati e prodotti a base di carne di maiale, così come scarpe, vestiti, veicoli, coltelli e attrezzature. La trasmissione può avvenire anche attraverso lo spostamento del bestiame infetto e attraverso le popolazioni di cinghiali. È quest’ultima forma di infezione che Barasona e i suoi colleghi sperano di prevenire.

Il cinghiale è il più gravemente colpito da questo virus in Europa e ad oggi nessuna delle misure di controllo è stata efficace. L’importanza della vaccinazione dei cinghiali selvatici è stata dimostrata durante gli anni 2000, quando la peste suina classica interessò diversi paesi europei, e un vaccino orale fu usato per ridurre l’incidenza dell’infezione nelle popolazioni selvatiche in Germania “.

La natura complessa del virus della peste suina africana, le lacune nella conoscenza delle infezioni e dell’immunità e le difficoltà tecniche hanno ostacolato lo sviluppo del vaccino. Ma nel 2017, un cinghiale selvatico in Lettonia ha fornito una svolta.

Il siero prelevato da un cinghiale cacciato a Rietumpieriga, in Lettonia, è stato trovato positivo al virus africano per la peste suina attraverso le analisi effettuate presso il laboratorio di riferimento dell’UE a Madrid, in Spagna“, riferisce Barasona. “Questo era un ceppo debolmente virulento della malattia, che ci ha permesso di produrre un vaccino vivo. Quando abbiamo inoculato i cinghiali nei nostri laboratori con questo ceppo vivo, non hanno mostrato alcun sintomo della malattia, ma hanno prodotto anticorpi contro il virus, in definitiva dando loro protezione contro la forma più pericolosa”.

L’immunità potrebbe essere trasmessa via contatto:

Quando testato, oltre a dimostrare la sua efficacia contro uno dei ceppi più pericolosi della peste suina africana, ha rivelato un’ulteriore capacità di immunizzare altri cinghiali attraverso il contatto con animali vaccinati per via orale.

La diffusione e lo spargimento di questo vaccino potrebbe aiutare ad amplificare la copertura vaccinale, riducendo la necessità di una produzione costosa e la somministrazione su larga scala di vaccini sul campo.” spiega sempre Barasona.

Questo vaccino, che verrebbe somministrato attraverso uso di esche alimentari per gli animali selvatici, potrebbe rappresentare un notevole progresso nel controllo della peste suina africana in natura e, successivamente, nell’interfaccia domestico/selvatico. Tuttavia, Barasona avverte che sono necessarie ulteriori ricerche prima che possa essere ampiamente utilizzato.

Se la sicurezza del vaccino verrà confermata, allora potrà aiutare a mitigare la diffusione incontrollata della peste suina africana in Europa e in Asia, come accaduto finora, con successo, nel fermare la diffusione della peste suina classica. Studi futuri dovrebbero esaminare la sicurezza del vaccino dopo la somministrazione ripetuta, il processo di “spargimento” e la sua stabilità genetica durante il passaggio da un animale all’altro.

Giuliano Milana &  Manuela Lai

ARTICOLO ORIGINALE:

First Oral Vaccination of Eurasian Wild Boar Against African Swine Fever Virus Genotype II