Gli effetti del caldo e le scoperte zoologiche di mezza estate

Da un po’ di giorni diverse testate prendono e rimbalzano la notizia di un fantomatico “gatto volpe” che sarebbe stato “scoperto” in Corsica.

Ultimo, ma solo in ordine cronologico è un articolo apparso sul Corriere della Sera. Nel quale si scrive testualmente: “ Quella trovata in Corsica potrebbe appartenere a una nuova specie ancora non scientificamente identificata. Il personale dell’Ente Nazionale per la Caccia e Natura Selvaggia francese (Oncfs) ha catturato senza alcun danno per l’animale, un felino che si ritiene sia una specie finora sconosciuta, chiamata in dialetto corso «Ghjattu volpe», un ibrido tra un gatto e una volpe. È molto più simile al gatto selvatico africano (felis silvestris lybicache al «cugino» europeo (felis silvestris silvestris) | (Afp/Pascal Pochard-Casabianca)

Allora non sappiamo chi sia il consulente scientifico del Corriere, o dell’agenzia che per prima ha battuto la notizia ma le inesattezze sono al limite dell’imbarazzante:

Ci tengono subito a farci sapere che il gatto è stato catturato senza alcun danno, sia mai che anche i ricercatori si mettano ad offendere la sensibilità dei lettori “torcendo un pelo al gatto” ma l’apoteosi si raggiunge quando ci viene indicato l’animale come “un ibrido tra un gatto e una volpe” una sorta di chimera nata dall’accoppiamento (perché gli ibridi nascono dall’accoppiamento) tra due animali appartenenti non solo a due specie diverse ma a due famiglie diverse… roba da “taglia e cuci” alla  Frankenstein. I ricercatori ci dicono poi che il gatto è più simile al gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica) il cui nome scientifico viene comunque riportato in modo erroneo con l’iniziale del nome del genere scritto in minuscolo. Forse sarebbe stato il caso di considerare, senza arrivare per forza di cose in Africa,  il ben più vicino Gatto selvatico Sardo. La sistematica di questa specie è ancora controversa, perciò in letteratura ricorrono nomi scientifici riconducibili a tre differenti posizioni tassonomiche. Una classificazione inquadra il gatto selvatico sardo come appartenente alla sottospecie  Felis silvestris lybica (guarda un po’ ?!?!?), a volte considerata anche come una buona specie (Felis lybica), distinta da quello europeo (Felis silvestris), con il sardo che viene indicato come una sottospecie del nordafricano (Felis lybica sarda). Una terza collocazione, infine, considera il gatto selvatico sardo una sottospecie a parte del gatto europeo (Felis silvestris sarda) ma gli studi genetici hanno comunque confermato da decenni l’origine africana dei gatti sardi. Aggiungiamo anche che gran parte degli studiosi è concorde nel definire il gatto domestico Felis catus come discendente proprio dal gatto selvatico africano.

L’articolo ci mostra inoltre le foto del fantomatico felino che si presenta “con i denti appuntiti, le orecchie larghe, i baffi più corti rispetto ai gatti domestici, le zampe anteriori tigrate, una coda folta, simile a quella delle volpi che la usano per rimanere in equilibrio, coprirsi nella stagione fredda e come una specie di segnale visivo è []Pur assomigliando a un gatto domestico, l’animale dal colore rossiccio, ha il pelo liscio, che lo protegge in modo del tutto naturale da pulci e altri parassiti []Solo l’indagine conclusiva sul DNA permetterà di capire se effettivamente si tratti di una nuova specie»

Attendiamo quindi queste indagini conclusive sul DNA ma molto probabilmente, in realtà, questo gatto – perché di questo si tratta – è stato già scoperto, studiato e descritto nel 1929 dallo zoologo Levauden, che lo ha chiamato Felis silvestris reyi. Evidentemente il colore rossastro di fondo del manto è il motivo del suo nome locale. Appurato poi che tutta la mammalofauna terrestre corsa, come quella sarda, deve il suo arrivo sulle isole al trasporto attivo ed al rilascio degli uomini in epoche più o meno antiche, non deve nemmeno stupire che in Corsica vi sia un gatto rinselvatichito (i suoi antenati dovevano essere gatti domestici di provenienza mediorientale o nord-africana) apparentemente distinto da quello sardo. Lo stesso avviene con le lepri, con una specie di origine nordafricana in Sardegna ed una proveniente dall’Italia in Corsica.

Potremmo terminare qui la nostra discussione su questa fake news d’oltralpe ma delle considerazioni si impongono. Infatti è giusto chiedersi come mai nessuna delle centinaia di nuove specie – principalmente invertebrati – che vengono annualmente descritte dalla regione del Mediterraneo, uno hotspot di biodiversità mondiale soprattutto per la sua ricchezza floristica, ha mai l’onore di finire sulle pagine del Corriere o Le Monde, mentre gatti fantomatici, cani e lupi ne sono ospiti quotidiani, quasi ignorassimo, anche nelle redazioni, che la nostra vita dipende dal funzionamento di ecosistemi di cui ignoriamo ancora molti protagonisti, quasi questo fosse un pianeta appena colonizzato dall’uomo.

Giuliano Milana & Spartaco Gippoliti