Charles Lancaster un calibro 10 di grande finezza

Di grossi calibri, spingarde e fucili da caccia ormai scomparsi si perde nella notte dei tempi l’uso per la caccia di calibri cosiddetti grossi che nel 1500 con l’avvento della polvere da sparo furono utilizzati in parziale sostituzione dei sistemi di aucupio e trappolaggio che rappresentavano i mezzi di caccia dell’epoca.

Il grande orafo Benvenuto Cellini racconta la caccia alle oche nelle paludi romane circostanti il Castello della Magliana a Roma del papa Giulio II munito di un micidiale “schioppetto” un grosso calibro con cui riforniva di selvaggina la corte papale.

Nel 700 inizia l’uso dei pallini di piombo con la conseguente riduzione del calibro del fucile ed ai primi del 900 si trovano i cosiddetti calibri moderni,14,12 e via discorrendo.
I grossi calibri rimangono comunque in produzione in Europa anche per usi più cruenti della caccia.
Holland Holland produce nella prima guerra mondiale doppiette calibro 4 con cui gli aviatori ingaggiano battaglie a pallettoni con gli aerei nemici.

Nel nostro paese la tradizione di questi calibri è consuetudinaria nelle cacce agli acquatici nei laghi lombardi e sul Po’ da parte di cacciatori di mestiere che sul grande fiume affittano le “tese” dai signori in cambio di parte della selvaggina.

Si insidiano i branchi di anatre con i pescini, barche leggere ed affusolate con cui si fanno pazienti avvicinamenti ed al momento giusto si spara mentre gli uccelli vengono messi in volo con un colpo di remo sullo scafo per rendere più micidiale lo sparo. Solo con la bonaccia si può uscire col barchino nelle condizioni quindi più sfavorevoli per avvicinamenti lenti e pazienti. L’avvicinamento è lento e paziente, come raccontano i vecchi lagaioli lombardi. Talvolta i branchi di uccelli “saltano su’” fuori tiro ed allora si ritorna a riva nella baracca accanto al fuoco aspettando che un branco si posi davanti alla tesa di stampi ed anatre vive posta a qualche centinaio di metri dalla riva.
Sui laghi lombardi l’uso di questi fucili finisce nel 1977 con la legge 968 che vieta l’uso di fucili superiori al calibro 12.Finisce nel 1992 per colpa della 157 definitivamente anche la caccia da natante con i calibri 12 magnum, mettendo così fine alla tradizione del pescino e creando non pochi problemi a tutti i cacciatori di acquatici che non possono più sparare dalla barca. Una scelta scellerata e inutile voluta sembra dal lombardo Giacomo Rosini per punire i cacciatori lombardi rei di non averlo votato per le elezioni alla camera dei deputati.
Resiste invece ancora nel Regno Unito, una cinquantina di licenze per il Punt Gun con le quali pochi appassionati insidiano le anatre nelle rare giornate di bonaccia nei grandi estuari dei fiumi britannici e scozzesi, senza la spingarda oramai vietata con calibri 8 e 10 che servono ancora a pochi romantici per cercare di fare qualche colpo impossibile alle oche che la mattina spollano dal mare per andare a nutrirsi nelle stoppie.
In un bellissimo capitolo dell’ormai introvabile “The morning flight” Sir Peter Scott ,cacciatore e padre moderno della conservazione delle zone umide e degli acquatici descrive l’emozione di una cacciata con un mestierante nell’estuario del Severn tra nebbie, attesa della marea giusta e voli di fischioni, codoni ed oche.

Roba d’altri tempi…

Alessandro Pani