Riformare l’art 842 una missione possibile

Se ne parla sempre a sproposito e sempre più spesso.
È un articolo del codice civile riformato durante il periodo fascista che permette ai soli cacciatori l’ingresso nei terreni altrui. Nasce negli anni 30 con lo scopo di preparare al maneggio delle armi quanti più italiani possibile per la futura 2a guerra mondiale.
Ma è anche il fulcro della cosiddetta caccia pubblica, quella in cui lo Stato attraverso le Regioni e gli atc,gestisce al contrario di tutto il mondo l’attività venatoria.
Nessuno stato in nessuna parte del mondo si sogna infatti di immergersi direttamente in un problema così delicato e squisitamente tecnico come l’attività venatoria.
In tutto il mondo infatti non esistono tesserini inutili,atc di sindacalisti che di fatto fanno solo i propri interessi(gli atc),non esistono leggi e regolamenti che sono il trionfo della burocrazia inutile, delle tasse a iosa e scatenano il clientelarismo diffuso per aver riconosciuto solo il proprio diritto, quello di esercitare la caccia.
In tutto il mondo lo stato delega direttamente gli agricoltori ed i cacciatori ad occuparsi della materia, con diversi gradi di “liberismo” venatorio.
Dal Regno Unito dove la selvaggina è di proprietà dell’agricoltore, si paga una licenza di 30 sterline e col consenso del proprietario del fondo si va ovunque. Nel demanio reale, sulla costa, la caccia è accessibile a tutti senza ulteriori gabelle.
Nell’Europa continentale esistono invece i consorzi pubblici dove si caccia con una quota di adesione e con tasse per la licenza che in totale non superano i 50 euro. Numerosi in Francia,Germania,Austria ,meno diffusi in Spagna in cui nei Coto privati lavorano 18.000 guardiacaccia.
Funziona pressappoco cosi; in Germania chi ha un minimo di 70 ettari ha il diritto di escludere terzi dal proprio terreno, gli altri proprietari compresi quelli che hanno 1 ettaro o che non sono interessati alla caccia devono OBBLIGATORIAMENTE conferire il diritto di caccia ad un consorzio pubblico, gestito da un tecnico con priorità di controllo per le specie invasive affinché non rechino danni all’agricoltura ed alla circolazione Anche nei paesi dell’ex blocco sovietico la caccia funziona senza intromissioni della politica essendo demandata ai cacciatori locali che possono alienare il diritto di caccia. La cultura dominante di stampo mitteleuropeo fa sì che si facciano censimenti sulla consistenza della stanziale e la si caccia con saggezza e prudenza cosi come la migratoria presente diffusamente, attira addirittura un turismo venatorio florido ed importante per le economie rurali.
Da questa carrellata rapida e superficiale sulla caccia degli altri si capisce al volo perché l’Italia sia esportatrice di cacciatori. Il bene selvaggina è un bene dal rilevante valore economico e viene salvaguardato dai gestori, privati o pubblici che siano, in maniera addirittura maniacale. Provate a sparare una lepre fuori stagione in Slovenia o Croazia e vi troverete a pagare una multa di 300 euro.
Non esistono all’estero atc di associazioni venatorie od agricole che gestiscono la selvaggina sulle terre altrui!! Esiste invece uno stretto legame tra cacciatore, di campagna o di città col territorio in cui caccia e per la salvaguardia del quale si impegna.
La politica non entra per scelta in questo sistema, il calendario venatorio è stabilito a livello nazionale ogni tre o cinque anni, le specie migratrici si cacciano in tutto lo stato ma è il consorzio locale a stabilire quale debba essere il prelievo sulla stanziale.
La politica ed i sindacati sono quindi fuori dalla caccia, in tutti i sensi e non possono opprimere il cacciatore con leggi e regolamenti asfissianti perché sarà il consorzio locale a dettare le regole.
Da quanto ho detto risulta quindi insulso e ridicolo il tentativo di tanti dirigenti venatori di spaventare il cacciatore medio col feticcio dell’abolizione o della riforma dell’842.
Il disastro venatorio italiano, tranne le poche eccezioni di atc virtuosi e funzionanti, è figlio del sottopotere delle associazioni venatorie che hanno fatto in tandem con la politica regionale il vuoto faunistico perpetuo alimentando un ciclo vizioso di finti ripopolamenti funzionali alla sopravvivenza dei dirigenti con la vendita di tessere associative in cambio di selvaggina pubblica.
Costoro cercheranno di salvare la personale rendita di posizione avversando qualsiasi riforma che tolga loro il timone di comando consegnandolo direttamente agli agricoltori ed ai cacciatori.
I quali si dovranno una volta per tutte svegliare dal sonno perpetuo.

Alessandro Pani