La Lepre appenninica: un patrimonio nazionale

La Lepre appenninica, o Lepre italica (in inglese Apennine hare o Corsican hare) è una specie endemica italiana ovvero esclusiva del nostro Paese. Il suo nome scientifico, Lepus corsicanus, prende origine dal fatto che la specie fu descritta dalla Corsica, isola nella quale fu comunque introdotta in tempi storici.

La sua distribuzione nella Penisola, ricostruita con l’ausilio di dati storici e attuali, viene indicata i maniera “empirica” e forse riduttiva, semplicemente tracciando una linea immaginaria che congiunge il Gargano al “Grossetano”. A nord di tale linea si troverebbe la Lepre europea e a sud appunto la L. appenninica. Lepus corsicanus è presente anche sull’isola d’Elba e in Sicilia mentre è assente dalla Sardegna dove invece troviamo un’ulteriore specie, Lepus cfr. capensis anch’essa introdotta anticamente dal Nord Africa.

In molte zone d’Italia viene chiamata macchiarola, macchiaiola, rosciola, a causa degli habitat frequentati e della colorazione. Come dimensioni è più piccola (peso 1.5-3.8 kg) della L. europea, ed è particolarmente adattata agli ambienti mediterranei,  dal livello del mare fino alle quote alto montane, dai campi coltivati alle radure di aree boscate ma con presenza di copertura vegetazionale densa; zone cosiddette ecotonali in cui siano presenti contemporaneamente sia aree adatte all’alimentazione (aperte) che zone adatte al rifugio (con vegetazione fitta).

Veniva un tempo considerata una sottospecie della lepre europea (Lepus europeus corsicanus): solo in tempi “recenti”, grazie ad osservazioni morfologiche preliminari a partire dagli anni ’80 del XX secolo alle analisi morfometriche e all’analisi del DNA mitocondriale, gli studiosi sono riusciti a dimostrare che effettivamente esisteva una distinzione specifica e che in realtà la L. apenninica è maggiormente imparentata con la L. variabile Lupus timidus delle Alpi. L. europea e L. appennica quindi non si ibridano in natura e diversi sono gli autori che hanno escluso il “mescolamento genetico” nel territorio peninsulare.

La L. appenninica è annoverata tra le specie meritevoli di particolare attenzione a livello conservazionistico, anche se complessivamente non desta particolari preoccupazioni secondo le categorie IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), in quanto le popolazioni siciliane sono abbondanti e non soggette a minacce gravi.

Preoccupa maggiormente invece, lo stato di conservazione per le popolazioni presenti in Italia peninsulare, che sembrerebbero addirittura differire da quelle siciliane a livello genetico con il risultato di avere tre tipologie distinte, tipiche rispettivamente di: 1) Sicilia; 2) Italia centrale e 3) Italia meridionale.

Queste popolazioni continentali sono in condizioni di conservazione sfavorevoli in quanto frammentate e minacciate, con consistenze numeriche inferiori e in declino rispetto alle “cugine” siciliane.  In conseguenza del precario stato di conservazione e della completa scomparsa in molti territori di origine è stata riconosciuta come specie protetta e non rientra tra le specie cacciabili, fatta eccezione per la sola  Sicilia (art. 18, comma 1 157/1992).

Ma come può la caccia influire e in qualche modo contribuire alla conservazione della L. appenninica?

Ogni anno ci troviamo di fronte a introduzioni al fine di ripopolamento di L. europea un po’ in tutta la penisola, anche nell’areale della L. appenninica. Questo può avere conseguenze sfavorevoli per quest’ultima?

Purtroppo si, potrebbero infatti instaurarsi fenomeni di competizione interspecifica oltre alla diffusione di patologie. Quindi è palese che la conservazione della Lepre appenninica, non può prescindere dall’attività venatoria condotta sulla Lepre europea. Esiste un piano d’azione nazionale per la L. appenninica, in cui viene consigliata una razionalizzazione dei ripopolamenti con L. europea con particolare attenzione nell’areale di distribuzione di Lepre appenninica.

C’è da dire che un po’ ovunque nel nostro paese la gestione della L. europea è ancora operata con principi che esulano dal concetto del “prelievo sostenibile” e ci rendiamo conto un po’ tutti che l’immissione periodica di individui di L. europea non sembra essere in grado di modificare la consistenza delle popolazioni, anzi questo porta a cacciare qualcosa che è svincolato dalla reale produttività delle stesse popolazioni naturali; cacciando fondamentalmente ciò che si è immesso “poco” prima.

Questo non significa che la caccia alla lepre debba essere chiusa domani, o che bisogna impedire o smettere con i ripopolamenti. Sicuramente occorre cercare di correggere il tiro pianificando meglio determinati interventi e cercare di lavorare per gestire un patrimonio, la L. appenninica, caratteristico dei nostri territori e meritevole di attenzione.

Giuliano Milana

Lepre appenninica Lepre europea
Separazione netta della colorazione bianca

del ventre e la colorazione dei fianchi (1)

Presenza di una fascia di transizione sfumata tra

la colorazione bianca del ventre e la colorazione

dei fianchi (1)

Colorazione grigio-nerastra della parte

dorsale del collo (2)

Colorazione bruno-rossiccia della nuca della parte

dorsale del collo (2)

Colorazione della coscia e del groppone

bruno-ocra-rossiccia (3)

Colorazione della coscia e del groppone

bruno-grigiastra (3)

Colorazione grigia della porzione basale del

pelo tra le scapole negli adulti

Colorazione biancastra della porzione del pelo

tra le scapole negli adulti