Parliamo di Vipere, quali e quante…

Parliamo di vipera o meglio parliamo di vipere perché di fatto nella nostra penisola è possibile incontrarne diverse specie tutte velenose. Un morso risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e, quasi sempre, la mortalità dipende da complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno. Il veleno è un mix di proteine con un’azione principalmente emotossica, che altera quindi la coagulazione del sangue, tuttavia contiene anche neurotossine, presenti in percentuale variabile in funzione della specie e della geografia. Ci occuperemo degli effetti del veleno in un altro articolo con maggiori dettagli sui comportamenti virtuosi da adottare. Oggi cercheremo di imparare a conoscere le diverse specie e di descriverne le caratteristiche principale per poterle riconoscere facilmente ed evitare di confonderle con altri serpenti. Ecco le specie presenti nel nostro paese:

Vipera ammodytes:

È forse la più caratteristica tra le specie presenti nel nostro paese, per via dell’evidente corno presente sulla parte più rostrale del cranio. La distribuzione in Italia è limitata al Nord-Est, in Trentino, in Alto Adige, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. La lunghezza totale degli individui adulti può raggiungere i 110 cm. Gli individui delle regioni alto adriatiche misurano in media 60-70 cm. L’alimentazione della specie è piuttosto varia e comprende sia vertebrati terrestri che uccelli. La vipera dal corno è la più pericolosa per l’uomo, tra le vipere osservate in Italia, anche se l’animale è timido e tende alla fuga in presenza di pericoli.

Vipera berus:

Comunemente nota con il nome di “marasso” è tra le specie più diffuse a nord del Pò, In Italia, è ancora presente solo sull’arco alpino con pochi nuclei presenti sulle alpi occidentali (in Piemonte è presente sulle alpi bellesi, in Val Strona, in alta Valsesia e in una località della Val Chiavenna fino alle alpi Carniche e Giulie. La specie era presente, fino all’ottocento in varie zone della pianura padano-veneta, ove è estinta da decenni. Le femmine raggiungono dimensioni maggiori dei maschi, sebbene la lunghezza media nelle popolazioni italiane sia di 60 cm (femmine) e 50-55 (maschi) sono note anche femmine di oltre 70 cm. C’è un forte dimorfismo sessuale, mentre i maschi sono grigiastri, biancastri o celestini, con una greca a zig-zag continua di colore nero che corre lungo la linea vertebrale, le femmine sono rossastre, brunastre o giallastre, con una greca zig-zag marrone, rossastra o nerastra, che raramente ha l’intensità di quella esibita dai maschi.

Vipera walser:

È l’ultima vipera “scoperta” in Italia, essendo stata elevata a specie solamente nel 2016. È difficile distinguere visivamente la Vipera walser dal già citato marasso (V. berus) infatti normalmente gli avvistamenti di V. walser si confermano giudicando dal luogo di ritrovamento dell’animale, essendo questa una specie che in Italia si trova solamente in un’area ristretta delle Alpi Occidentali nei pressi di Biella, oppure tramite l’osservazione della disposizione delle placche craniali e tramite analisi genetiche.

Vipera ursinii:

E’ la più piccola delle vipere italiane, ed una delle più rare e minacciate. E’ presente esclusivamente nelle alte praterie dell’Appennino Centrale, con popolazioni isolate e di carattere relittuale. Vive ad altitudini comprese tra i 1350 m e i 2300 m s.l.m. Le aree montane con presenza confermata sono i Monti Sibillini, i Monti Reatini, le Montagne della Duchessa, il Gran Sasso, il Sirente e il Velino, il Monte Marsicano, i Monti della Meta e la Majella. Le dimensioni degli individui appartenenti a questa specie sono medio piccole (40-45 cm). Il regime alimentare è differente da quello degli altri viperidi europei, è basato principalmente su invertebrati, in particolare ortotteri (cavallette). Preda anche piccoli vertebrati, come lucertole e arvicole, in special modo da parte delle femmine in primavera per raggiungere un peso idoneo a sostenere la riproduzione. È dotata di un apparato velenifero funzionante, ma assai debole, anche per via delle dimensioni ridotte. Inoltre, con un carattere poco aggressivo, difficilmente tende a mordere l’uomo.

Vipera aspis:

È la vipera più comune in Italia, il suo areale si estende in tutte le regioni, dal Trentino alla Sicilia (seppur parzialmente in quest’ultima) ad esclusione della Sardegna. Si presenta lungo lo stivale con diverse sottospecie che ne caratterizzano anche la livrea. Vipera aspis aspis (= V. a. atra) (diffusa in gran parte del Piemonte, in tutta la Val d’Aosta e nella liguria centro occidentale), Vipera aspis francisciredi (presente dal Piemonte orientale e dalla Liguria centro-orientale verso est sino a Trieste e a sud in tutta l’italia centro meridionale sino all’altezza di Napoli, inclusa l’isola d’Elba), Vipera aspis hugyi (presenta dall’altezza di Napoli verso sud in tutta l’italia meridionale e Sicilia). Importata in epoca storica anche sull’isola di  Montecristo (Toscana). E’ una specie di taglia medio-piccola, le dimensioni massime per l’Italia sono probabilmente di 82 cm per un maschio presente nelle collezioni del Museo “la Specola” di Firenze e 85,2 cm per una femmina di Attimis (Udine). Si nutre principalmente di micromammiferi in età adulta mentre i giovani si orientano principalmente sui sauri (lucertole).

Vipera aspis francisciredi
Vipera aspis hugyi

 

Vipera aspis atra

Come è facile vedere dalle foto la variabilità cromatica intra- e interspecifica è ampia e confonde facilmente l’attribuzione specifica a chi non abbia un minimo di esperienza. A questo va aggiunto che spesso si tende a confondere le vipere con altri serpenti generando delle vere a proprie querelle sui social che difficilmente portano a chiarire il dubbio iniziale.

Essere in grado di distinguere una vipera da un comune serpente non velenoso è utile per evitare inutili allarmismi ma diventa essenziale in caso di morso. Se ad un profano i serpenti possono sembrare tutti uguali, nella realtà, le differenze tra un Viperide e un Colubride sono molte. Innanzi tutto, a parità di lunghezza, risulta evidente una struttura fisica molto differente: le vipere sono decisamente più tozze ed hanno la coda molto corta (mediamente 1/8 della lunghezza), mentre i serpenti non velenosi hanno un corpo molto più slanciato, con una coda piuttosto lunga (fino ad 1/4 della lunghezza totale). Un’altra differenza abbastanza evidente è la conformazione della testa. Nei Viperidi è di forma vagamente triangolare e, comunque, ben distinta dal collo, a differenza dei Colubridi, la cui testa è ovoidale e quasi per nulla distinta dal collo. Queste sono indubbiamente le cose che si possono più facilmente notare, soprattutto se si tratta di un riconoscimento da effettuare “sul campo”. In natura, infatti, i serpenti tendono a fuggire e, solitamente, non collaborano molto nel rimanere fermi a farsi identificare. Spesso, nella migliore delle ipotesi, l’unica cosa che si riesce a vedere è la coda, ma, con un minimo di esperienza, anche solo questo piccolo indizio può essere sufficiente a determinare la famiglia di appartenenza.  Se si ha la possibilità di osservare da vicino l’animale da identificare, vi sono altre differenze che si possono notare. Tutti i Viperidi italiani possiedono una pupilla ellittica (come i gatti), disposta verticalmente, mentre quella dei Colubridi è rotonda. Non costituiscono invece un valido mezzo di riconoscimento né la colorazione, né, tanto meno, il disegno dorsale. Il caratteristico disegno a zig-zag delle vipere può, infatti, essere riscontrato anche in ofidi innocui come i serpenti appartenenti al genere  Natrix (biscie). Queste ultime, inoltre, quando si sentono minacciate contano molto sulla loro somiglianza con le vipere e la accentuano, schiacciando la testa che tende ad assumere una forma che per molti diventa fuorviante.

Un ultimo aiuto all’identificazione può essere fornito dalla conformazione del muso, che, se nei serpenti non velenosi è arrotondato, nel caso della Vipera aspis è rivolto nettamente all’insù, mentre sull’apice di quello della V. ammodytes vi è addirittura un piccolo corno carnoso, che, oltre a darle il nome, la rende inconfondibile.

 

Giuliano Milana