Legge 157/92 e Associazioni venatorie tutto da riformare

Che la caccia oramai da anni continui la sua lenta agonia è questione di tutti i giorni, e che l’impianto normativo che la regola sia ormai obsoleto questo è una certezza.
Da tempo assistiamo a svariati tentativi di cannibalismo venatorio da parte di quelle che apparentemente sembrano le principali associazioni venatorie, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di analizzare e controllare quale sia l’esatto stato di salute delle stesse.
La verità è che non esistono più dirigenti capaci di gestire quella che in tempi non molto lontani veniva considerata una pratica normale nella società.
Oggi la carta bollata e la continua ed incessante antropizzazione del territorio ci ha ridotti all’angolo.
Lo sfrontato e continuo accrescimento di movimenti per la difesa del canarino da condominio sta prevalendo senza logica su quella che era ancestralmente e naturalmente una pratica millenaria.
E le associazioni venatorie cosa fanno? Niente, alienano beni immobili per mantenere strutture elefantiache ed obsolete o alla meglio fanno il tre per due sul tesseramento per dimostrare di avere ancora più soci dell’altra.
Ma cosa fanno realmente per la caccia, oltre quattro garette finalizzate alla sola visibilità dei suoi cariatidi rappresentati in cerca di consenso su Facebook?  NIENTE. Continua la pratica del chi urla di più ottiene quattro polli colorati mentre la regia delle alte sfere cerca di assorbire quelle che appaiono essere le associazioni più deboli continuando ad incentivare spaccature e divisioni.
Negli ultimi giorni è imperato sul web un dibattito sulla presunta discussione della legge 842, risultato molta ignoranza e poca conoscenza della materia e di nuovo divisione.
Signori svegliamoci la caccia ha bisogno di altro, usiamo l’intelligenza prendiamo i nostri detrattori per la gola proponendo leccornie a base di selvaggina, rendiamo la figura del cacciatore utile come sentinella del bosco per prevenire incendi.
Insomma cambiamo passo ed usciamo dalla logica del mercantificio clientelare dell’associazionismo e promuoviamo la nostra profonda cultura