Miti e leggende sulle vipere

Gli animali, in particolar modo i predatori in genere, esercitano da sempre un fascino atavico e ricorrono spesso nei miti fondatori di molte culture fino ad incarnare le stesse divinità. Da queste origini divine e antiche i predatori permangono ancora nei discorsi, nei miti e nelle leggende, dei vecchi cacciatori o di chi andava o va semplicemente a passeggiare per boschi e montagne. La paura, che spesso sfocia nella vera e propria fobia, nei confronti dei serpenti affonda anch’essa le radici nella storia e nella nostra cultura (cristiana) che attribuisce al serpente in genere la connotazione di “diavolo tentatore” e addirittura origine di tutti i mali. Se a questo aggiungiamo poi che le vipere sono dotate di ghiandole velenifere gli ingredienti ci sono proprio tutti per creare la ricetta perfetta per alimentare miti e leggende “agricole” più che “metropolitane”. Come abbiamo visto in questo articolo (link) in Italia sono presenti cinque specie: Vpera dal corno (Vipera ammodytes), Vipera comune (Vipera aspis, con le tre sottospecie V. aspis aspis/atra, V. aspis francisciredi e V. aspis hugyi), Vipera dei Walser (Vipera walser), Marasso (Vipera berus) e Vipera di Orsini (Vipera ursinii)

Effettivamente è vero che le vipere sono velenose, ma la possibilità di venir morsi, perché di morso si tratta e non di “pizzico” o di “puntura”,  è comunque rara seppur non impossibile. Indossare dei buoni scarponi,  dei buoni guanti in cuoio,  guardare attentamente dove si mettono/infilano le mani quando si è alla ricerca di funghi/asparagi o si raccoglie qualche “tordo” abbattuto, riduce ulteriormente questa possibilità. In linea di massima le vipere cercano di sfruttare il proprio mimetismo rimanendo immobili oppure si allontanano al primo rumore sospetto. In alternativa, se si sentono minacciate, tentano dei finti attacchi (display) prima di arrivare al morso vero e proprio. Di fatto per le vipere il veleno è un prodotto fondamentale per la loro sopravvivenza, indispensabile per uccidere (e digerire) le proprie prede ed è chiaro che l’uomo o un qualsiasi altro animale di grandi dimensioni viene da loro “considerato” una minaccia e non un’opportunità alimentare, per cui “sprecare” il veleno è l’extrema ratio, l’ultimo tentativo per scampare ad una possibile minaccia di morte. Ovviamente non è semplice far digerire a tutti questo tipo di informazioni, il retaggio culturale la fa da padrone, quindi il terreno è fertile per mantenere ed alimentare le leggende sulle vipere che per tali ragioni sono sempre “attuali”, soprattutto sotto l’ombrellone, quando i giornali hanno penuria di notizie e le  “impossibili” vipere da 1,5 m guadagnano le prime pagine della cronaca locale.  

Cercherò di riassumere e al contempo sfatare le leggende più famose:

  • Le vipere vengono ripopolate utilizzando un paracadute attraverso lanci da elicotteri

Questa è una delle leggende più dure a morire. Di fatto non esiste e non è mai esistito alcun “ripopolamento” di vipere, per un semplice motivo: non ce n’è alcun bisogno. Eppure molti di noi conosceranno persone pronte a giurare di aver visto vipere attaccate ai paracadute, di aver trovato sacchetti o scatole di cartone e di aver visto elicotteri lanciare il tutto. Viene da porsi molte domande, come verrebbero attaccate le vipere al paracadute? come e chi aprirebbe il sacchetto o la scatola? e per quale motivo non arrivare direttamente sul posto con il fuoristrada e le cassette (i fagiani insegnano) ed aprire semplicemente le gabbie? Di fatto i miti affondano sempre in qualche episodio verosimile e considerando che molto spesso i serpenti termoregolano sui substrati più disparati  un pezzo di cartone potrebbe adattarsi allo scopo, per cui se qualcuno avesse visto una vipera (o un altro serpente) scaldarsi arrotolata su un pezzo di cartone sarebbe facile associare questo al mito degli elicotteri. Le vipere ci sono e non hanno bisogno di ripopolamenti, introduzioni o reintroduzioni, molti non crederebbero se gli dicessi che io stesso ho seguito per lavoro una popolazione praticamente a ridosso della città di Roma.

  • La vipera emana un alito talmente velenoso che se un cane lo fiuta muore praticamente all’istante

Lo scriveva già Silvio Bruno, su un libro che per molti anni è stato un faro per gli appassionati di questi animali. La possibile spiegazione di questa fake-news può essere ricondotta al comportamento dei cani, anche i nostri cani da caccia o da tartufo, che affidandosi al loro senso principale per esplorare l’ambiente,  fiutano spesso a testa bassa alla ricerca della traccia olfattiva dei nostri desideri. Questo li espone alla minaccia del morso della vipera proprio sul tartufo, un punto molto irrorato e vulnerabile per il cane. Spesso nemmeno ci si accorge del morso, ci si ritrova semplicemente con il muso del cane vicino al serpente. In questo caso i problemi per i nostri ausiliari possono essere davvero importanti, infatti gli effetti del veleno sono amplificati sia dal punto in cui è avvenuto il morso sia per il peso del cane che è di inferiore rispetto a quello di una persona. Di fatto è facile, non avendo assistito al morso, concludere che il solo alito della vipera abbia potuto sortire “l’effetto malefico”. Ricordo che il primo cane di mio padre, un setter “paesano” scevro da logiche genealogiche, le vipere le puntava da debita distanza; credo che questo comportamento gli abbia permesso di salvare la pelle in più di qualche occasione

  • Le vipere vanno sugli alberi a partorire

Anche questa bufala è particolarmente diffusa, nella realtà il parto avviene a terra e non sugli alberi, in quanto le vipere (a differenza dei Colubri) raramente e difficilmente salgono sugli alberi (V. ammodytes con più facilità). La genesi di questa leggenda fonda su un’altra diceria ovvero che i viperotti siano molto velenosi, persino “crudeli” e  ingrati, tanto da cercar di mordere la madre. Quest’ultima, sentendosi minacciata si metterebbe in salvo partorendoli dall’alto e lasciandoli subito cadere a terra in modo che non abbiano tempo di ucciderla. Addirittura l’ultimo nato maschio sarebbe “l’aspide sordo”, incapace di sentire e per questo ancor più pericoloso. Ovviamente anche questi miti non hanno alcun senso o fondamento scientifico. Come detto le vipere, alla stregua di tutte le “mamme premurose,  partoriscono i propri piccoli in luoghi riparati dai predatori. Effettivamente i piccoli sono dotati già alla nascita di ghiandole del veleno, ma sono subito indipendenti ed ignorano la genitrice disperdendosi nel giro di poco tempo.

  • Le vipere muoiono tutte di parto per l’abitudine di squarciarsi il ventre sulle pietre

Ricollegandoci a quanto detto al punto precedente analizziamo un’altra diceria. Anche questa si basa sulla presunta aggressività e crudeltà dei neonati. Per tali ragioni la femmina preferirebbe il suicidio al fine di evitare di morire per mano, pardon, per bocca dei propri piccoli. Chi di voi non lo farebbe?

  • Le vipere, come altri serpenti, sono ghiotte di latte

Questa leggenda la ritroviamo in più versioni lungo tutto lo stivale, ed attribuisce ai serpenti questa propensione per il latte anche se, di fatto, i rettili non sono in grado di digerire il latte dei mammiferi. Si parla di serpenti attaccati alle mammelle di vacche (il “pasturavacche”) e persino al seno delle donne. Addirittura per catturare i serpenti basterebbe posizionare una bottiglia, o un barattolo, con del latte dentro, in modo da trovarvi il rettile incastrato, tradito dalla sua “golosità”. Probabilmente questa leggenda affonda le sue origini nel fatto che, essendo i serpenti animali eterotermi (a sangue freddo), per termoregolarsi spesso scelgono luoghi caldi. Soprattutto se capitati all’interno di una stalla umida, alcune specie di serpenti depongono le uova nel fieno o nel letame che fermentando garantisce una temperatura ideale. In tale situazione non è da escludere che qualche serpente possa essersi acciambellato a ridosso di qualche vacca per sfruttarne il calore, da qui ad arrivare alla “passione” per il latte i passo è breve.

  • Esistono vipere crestate e vipere baffute, sono terribili e le più velenose

Anche questa leggenda, attribuita non solo alle vipere ma ai serpenti in generale, riconduce ad animali mitici e pericolosissimi. Potrebbe essere anche  alla base del mito del “regolo”, un serpente dalla testa “grande come quella di un bambino”. Secondo una diffusa versione della tradizione, diventa un regolo una vipera che, tagliata a metà, non muore ma cresce invece oltremodo diventando molto vendicativa perseguitando coloro che hanno la sfortuna di incontrarla e ne pronuncino il nome. Secondo altre versioni, una vipera che abbia superato i 100 anni di età (allo stato naturale vive in media 8-9 anni, può arrivare a 25 se tenuta in cattività)  diventa un regolo. Nella realtà, si tratta di serpenti in muta (cambio di pelle), la cui pelle si distacca dal corpo creando escrescenze e creste apparenti, oppure di serpenti sorpresi durante la predazione e in fase di ingollamento con le zampe/code di roditori, anfibi, lucertole, etc. che escono dalla bocca e sporgono dalla testa; oppure di un errore da parte del predatore che iniziando ad ingollare la preda dalla coda si ritrova con la testa della malaugurata preda che fuoriesce dalla bocca.

  • Il guardapassi o settepassi

In alcuni paesini in particolare del centrosud, molti riportano e credono alla storia del “guardapassi” o “settepassi”. Si tratterebbe di una specie di vipera velenosissima che,  osservando il malaugurato  camminare (da qui il nome di guarda passi) lo aggredirebbe in maniera repentina. Il suo veleno sarebbe così letale da lasciar compiere, dopo il morso, non più di sette passi alla sua vittima. Secondo una variante della leggenda, il guardapassi sarebbe cieco ma in compenso avrebbe un udito finissimo. 

  • Le vipere quando bevono possono avvelenare l’acqua

Anche in questo caso non manca la fantasia nel raccontare questa leggenda. Le vipere nell’atto di abbeverarsi potrebbero addirittura avvelenare l’acqua della fonte o del ruscello. Per questo motivo, in uno slancio di “altruismo”,  prima di bere “si tolglierebbero le ghiandole del veleno”  e depositandole su una pietra della riva, per poi “reindossarle” dopo essersi dissetate. In questo caso l’iperbole è talmente esagerata che non si riesce a trovare una spiegazione se non nel filone popolare dell’esagerazione ed enfatizzazione della pericolosità delle vipere, del tipo “è talmente velenosa da avvelenare anche l’acqua in cui beve”.

  • Quando si incontra una vipera, bisogna scappare in salita

Vi chiederete perché occorre fuggire in salita, niente di più facile è risaputo infatti che l’animale si morde la coda facendo un cerchio e insegue il malcapitato rotolando verso valle sul versante. In questo la vipera ricorda un simbolo, anche questo molto antico e ricorrente in diverse culture,  quello dell’uroboro. Rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine. Apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose, che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l’unità, la totalità del tutto, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione. Non si capisce come questo simbolo possa venir scomodato per descrivere ben più terreni e improbabili comportamenti. La vipera, così come gli altri serpenti, non si morde la coda trasformandosi in una “ruota”, capace di insegue i malcapitati escursionisti. Come detto, se disturbata, si dà alla fuga, probabilmente più facilmente verso valle che verso monte per pura e semplice convenienza.

  • Le vipere nere sono più velenose

Come accade in molte specie animali anche per le vipere esistono individui con colorazioni particolari. Esistono individui melanici (completamente neri) e melanotici (quasi completamente neri) o colorazioni che hanno scatenato termini che evocano origini demoniache come la “infernalis”. Pur avendo agli occhi dei più un aspetto più “impressionante”, l’efficacia del loro veleno è identica a quella degli individui dalla normale colorazione.

Concludo ricordando che l’uccisione dei serpenti e delle vipere è un comportamento sbagliato oltre che un reato penale. Tralasciando l’etica e l’ambientalismo va sottolineato come dal punto di vista legale tutte le specie selvatiche di serpenti italiani siano protette da diverse leggi. Questo sia a livello regionale che a livello statale e internazionale,  la convenzione di Berna (Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa), la direttiva Habitat e in alcuni casi anche la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) concorrono a proteggere le varie specie di serpenti, quindi uccidendole si commette innanzitutto un atto illegale. 

Giuliano Milana