Come gestire la piccola selvaggina in una AFV (parte II°)

Il foraggiamento dei fagiani: come realizzarlo perché sia realmente efficace

            Nel precedente articolo dedicato ai fattori che oggi rendono indispensabile il foraggiamento dei fagiani, abbiamo anticipato che sarebbe stato opportuno un successivo articolo per illustrare gli accorgimenti che è necessario adottare per predisporre una valida strategia di foraggiamento. Ed eccoci qui pronti a rispondere ad alcune fondamentali domande sul foraggiamento dei fagiani: come? dove? quando? con che cosa?

Partiamo subito dal come, ovvero con quale tipo di mangiatoie attuare il foraggiamento. Le tradizionali mangiatoie poste a terra presentano alcuni problemi. Il primo dei quali è quello che buona parte delle granaglie messe a disposizione dei fagiani vanno a finire in bocca ai topi (quasi il 50%), senza contare che in molte regioni centromeridionali del Paese occorre difendersi da un eccezionale divoratore come l’istrice e ormai in quasi tutta Italia da un ancor più temibile saccheggiatore quale il cinghiale. Tradizionalmente da istrici e cinghiali è possibile difendersi dotando le mangiatoie di robuste e ben interrate grate di ferro capaci di impedire l’accesso a questi due animali. Queste strutture, non prive di elevati costi di impianto e bisognose di continue riparazioni, non riescono comunque a difendere le granaglie dall’assalto dei topi, a meno che non si adottino distributori adeguatamente sollevati da terra.

Le mangiatoie pensili rappresentano invece una soluzione estremamente economica e in grado di evitare nel modo più assoluto l’attacco degli istrici e, se ben collocate, anche quello dei cinghiali. Le mangiatoie pensili possono essere costruite utilizzando dei legni di risulta, alti circa 10cm, per formare una sorta di setaccio, di 50cm per 100cm, dotato di un pavimento di fitta rete elettrosaldata, capace al tempo stesso di trattenere i grani e lasciar passare la pioggia, in modo tale da garantire che siano sempre asciutti. Questo setaccio deve essere montato su quattro pali verticali, anch’essi di risulta, aventi un’altezza di circa 200cm (di cui 30-50 cm infissi nel terreno), in modo tale che la mangiatoia risulti posizionata ad un’altezza dal suolo di circa 150-170cm. Qualunque sia l’altezza del mangiatoia dal terreno i fagiani non hanno, tuttavia, alcuna difficoltà ad abituarvisi. E’ invece importante che la mangiatoia sia saldamente fissata ad altri quattro pali, disposti orizzontalmente sopra quelli verticali, in modo da creare una sorta di croce con otto posatoi sporgenti, sui quali i fagiani amano appollaiarsi per fare pulizia, asciugarsi, ecc.
Quanto al numero di mangiatoie da realizzare si può solo dire che questo deve essere realisticamente il maggiore possibile, compatibilmente con la forza lavoro disponibile per provvedere al loro costante rifornimento e alla possibilità di raggiungere le mangiatoie stesse con un automezzo. In ogni caso, maggiore sarà il numero delle mangiatoie funzionati tanto maggiori saranno i risultati riproduttivi conseguibili.
E veniamo al dove. Queste mangiatoie non devono mai essere collocate all’interno del bosco o comunque all’interno di una folta vegetazione. La loro collocazione ideale è all’aperto, lungo i margini delle aree di rifugio (boschetti, siepi, macchie, cespugliati, calanchi, ecc.), comunque sempre, rigorosamente, ad una distanza di non meno di 2-5 metri dalla vegetazione più fitta. La collocazione delle mangiatoie in ambienti chiusi favorisce, infatti, gli agguati dei predatori e gli attacchi dei cinghiali.
Il foraggiamento volto a favorire la riproduzione dei fagiani non ha niente a che veder con il foraggiamento autunnale che viene di norma svolto nelle Riserve per trattenere i fagiani all’interno del bosco durante la stagione fredda e/o facilitarne il rinvenimento durante le battute di caccia. Il foraggiamento di cui stiamo parlando deve essere condotto in inverno e in primavera, quando la vita di questi uccelli si svolge prevalentemente sui margini della vegetazione arborea e arbustiva, laddove i maschi costituiscono i propri territori dove attraggono le femmine e quest’ultime realizzano i nidi.

Circa il quando abbiamo in qualche modo già risposto. In altre parole, il foraggiamento deve essere condotto nel periodo che precede la riproduzione, in modo tale da far giungere maschi e femmine, soprattutto queste, in condizioni fisiche ideali per riprodursi.

Per quanto concerne il con che cosa, il foraggiamento deve essere condotto essenzialmente con chicchi di grano. Il frumento, infatti, è un cereale estremamente nutriente che tuttavia non è eccessivamente calorico. Il chicchi di mais, così come quelli di girasole, sorgo, saggina, ecc., essendo particolarmente ricchi di grassi, devono essere aggiunti ad una base di grano in modo proporzionato alla temperatura stagionale. Durante la stagione fredda i chicchi di mais ecc. possono, al massimo arrivare a costituire il 50-75% del miscuglio, ma con l’arrivo della buona stagione devono man mano diminuire fino a rappresentare al massimo circa il 25% delle granaglie .

 

 

Vi ricordiamo che i seguenti articoli l’autore li ha pubblicati in un libro : Manuale pratico per l’ambientamento, la sopravvivenze e l’incremento della piccola selvaggina di Roberto Mazzoni Della Stella, Francesco Santilli