La Citizen Science, la scienza a colpi di “clic”

Letteralmente può essere tradotta come la “Scienza dei cittadini” ed è una disciplina che coinvolge in modo attivo i comuni cittadini in una ricerca scientifica. Il concetto di Citizen Science è stato formalmente riconosciuto, anche a livello accademico, nel giugno del 2014 ed è stato inserito nella lista di parole nuove del dizionario Oxford English, che l’ha definito come «la raccolta e l’analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prende parte a un progetto di collaborazione con scienziati professionisti».

La Citizen Science è attualmente impiegata in diversi settori come ad esempio nella biologia, nella chimica, nella fisica, nell’astronomia. Diverso è anche il contributo che i cittadini possono fornire mettendo a disposizione le proprie osservazioni, trasportando sensori in grado di rilevare parametri ambientali e/o climatici o segnalando la presenza di specie animali/vegetali, ecc. A differenza di quanto si possa pensare la Citizen Science, o meglio il coinvolgimento dei cittadini nella scienza, ha una lunga storia che affonda le radici nel XVIII secolo sia in Europa, quando iniziarono le prime osservazioni ornitologiche con la partecipazione di volontari, sia nel Nord America, con i guardiani dei fari coinvolti nel monitoraggio delle collisioni tra gli uccelli e i fari stessi. Negli ultimi anni stiamo però assistendo  ad un incremento nel numero di progetti di Citizen Science, grazie anche all’avvento di nuovi strumenti (applicativi per smartphone) che facilitano e rendono economica la comunicazione, l’interscambio e la condivisione dei dati.

Di fatto l’utilità “dello strumento” è di facile intuizione: se ad esempio volessimo studiare alcuni fenomeni ecologici o naturali, come la distribuzione geografica di una determinata specie, l’abbondanza delle popolazioni o l’avanzamento di una patologia in un nuovo territorio, il tutto utilizzando le comuni tecniche di indagine, sarebbe necessario un esteso sforzo di campionamento per ottenere una adeguata quantità di dati. Il numero di dati che si possono invece ottenere attraverso il coinvolgimento pubblico supera di gran lunga la capacità di lavoro di pochi ricercatori, permettendo così di ottenere risultati congrui sia a scala geografica che temporale. Ognuno di noi con un semplice cellulare può scattare una foto e georeferenziarla, il tutto attraverso una semplice applicazione il più delle volte scaricabile gratuitamente sul nostro telefonino. Se da una parte i partecipanti investono il loro tempo nella raccolta dei dati (quasi sempre semplice ed intuitiva), dall’altra gli scienziati si trovano ad avere una mole di dati da vagliare si ma che altrimenti avrebbero richiesto uno sforzo di raccolta sicuramente maggiore. Il risultato è la costruzione di un ponte tra il mondo scientifico/accademico e il pubblico generico, fondamentale per l’avanzamento della ricerca scientifica stessa.

Concludendo, da naturalista, ritengo che il più grande vantaggio che possiamo trarre dalla Citizen Science è proprio la possibilità di sviluppare dei monitoraggi su grande scala spaziale e temporale raccogliendo una notevole quantità di dati. Come detto ci viene fornita la possibilità di ottenere informazioni difficilmente ottenibili attraverso i metodi tradizionali; tutto questo con dei costi contenuti e nemmeno paragonabili a quelli dei monitoraggi condotti da dei ricercatori professionisti. Non possiamo trascurare che il coinvolgimento di volontari, cacciatori compresi, nella ricerca scientifica contribuisca a renderli consapevoli dell’importanza della ricerca stessa, avvicinandoli alle tematiche che i progetti vogliono seguire, sviluppare e comprendere. Immaginiamo le potenzialità del coinvolgimento del mondo venatorio nel monitoraggio della biodiversità, delle specie invasive o, come nel caso della nostra app “La Riserva di Caccia” (scaricabile gratuitamente per iOS e Android), dell’impatto predatorio sui domestici da parte dei lupi o del potenziale avanzamento della PSA (Peste Suina Africana) sul territorio nazionale. I dati ottenuti potrebbero essere alla base di studi utili a monitorare, “modellizzare”, prevedere scenari futuri e preparare strategie di intervento volte ad affrontare al meglio determinate situazioni.

Giuliano Milana