La Peste Suina Africana: una minaccia sempre più vicina

Il 7 agosto si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, un incontro formativo dal titolo “LA PESTE SUINA AFRICANA: SORVEGLIANZA E GESTIONE DEI SELVATICI”, promosso da Ente Produttori Selvaggina (EPS).

Tra gli obiettivi dell’incontro quello di far acquisire competenze tecnico-professionali agli intervenuti in modo da poter poi trasferire tali nozioni  nei diversi ambiti di provenienza oltre che ad un pubblico maggiore e più eterogeneo. Il corso è stato incentrato sulla  conoscenza:

– delle procedure igienico sanitarie ed amministrative per la gestione dei cinghiali vivi e delle loro carcasse in caso di sospetto focolaio di peste suina africana.

delle nozioni di base sull’epidemiologia, eziopatologia e biosicurezza finalizzata alla prevenzione della diffusione della (PSA) peste suina africana attraverso gli animali selvatici ed alla corretta gestione in caso di sospetto o rinvenimento di carcasse di cinghiali.

Si è posta particolare attenzione alla fase di “Reporting all’Autorità Competente” con le procedure per segnalare le carcasse rinvenute anche attraverso l’utilizzo dell’applicazione messa a punto dalla nostra testata e scaricabile attraverso le piattaforme Android e iOs.

Ad accogliere i presenti  il D.G. del Ministero della Salute Borrello, il Presidente Nazionale e  il D.G. Ente Produttori Selvaggina, rispettivamente Cartoni e Franolich. A tenere il corso esperti di fama internazionale che si occupano del problema da anni, come Vittorio Guberti (ISPRA), Francesco Feliziani (IZS UM) e Francesca Pacelli (Ministero della Salute).

Contro la PSA non c’è un vaccino valido; è una malattia virale che colpisce sia i suini domestici che i cinghiali con una mortalità, a seguito di febbre emorragica, fino al 100%. La malattia sta avendo uno sviluppo esponenziale anche in Europa. Gli esseri umani non sono sensibili alla malattia ma possono essere veicolo di diffusione attraverso la dispersione di materiale infetto. La trasmissione del virus avviene per contatto diretto tra capo malato e sano, attraverso rifiuti o residui di cucina infetti (il virus rimane “attivo” anche nei salumi) o di macellazione e per l’appunto attraverso il contatto indiretto (persone, veicoli, attrezzi, alimenti per animali, trofei venatori ecc.).

Possiamo definirla come una minaccia preoccupante che incombe principalmente sul comparto suinicolo e su quello dei trasformati di carne suina, salumi in primis. I costi, imputabili alle epidemie occorse negli anni in diverse parti del mondo, danno l’idea di quello che può rappresentare la PSA per l’economia di un paese: a CUBA nel 1980 i costi di eradicazione ammontarono a 9,4 milioni di dollari, in Spagna nel 2002 i costi di eradicazione ammontarono a 9,2 milioni di dollari; In Madagascar l’introduzione del virus ha ridotto la locale popolazione di suini del 50%; se esplodesse un’epidemia negli USA si calcola che potrebbe costare qualcosa come 4500 milioni di dollari. Nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian, poi nella Russia europea, Ucraina e Bielorussia. Dalla Russia e dalla Bielorussia la malattia si è diffusa poi all’Unione europea. La Lituania ha segnalato casi di PSA nei cinghiali selvatici per la prima volta a gennaio del 2014. La Polonia le ha fatto seguito a febbraio del 2014, la Lettonia e l’Estonia tra giugno e settembre dello stesso anno. Nell’estate 2017 è stata rilevata in Belgio  e nel 2018 in Romania. In Italia la malattia è presente, ormai dal 1978, in Sardegna dove la situazione sembra volgere verso una minor preoccupazione rispetto al passato. La minaccia, per la nostra penisola, è tangibile in quanto tutti coloro che transitano o rientrano ciclicamente in Italia in provenienza da aree in cui la malattia è presente, possono fungere da veicoli inconsapevoli di trasmissione del virus. I cinghiali rappresentano un serbatoio epidemiologico per il virus; questi, liberi di avvicinarsi alle zone antropizzate, possono quindi costituire uno dei mezzi di diffusione. L’introduzione nella popolazione locale di cinghiali può avvenire tramite resti alimentari gettati (carne e salumi) o prodotti a base di cinghiale da zone in cui è presente la PSA, ma anche attraverso attrezzatura, indumenti, trofei e altri elementi contaminati portati con sé al rientro da viaggi venatori nelle regioni colpite. Il virus è molto resistente e sopravvive anche per diversi mesi. In tale direzione tutti i “docenti” intervenuti  hanno sottolineato l’importanza della “early detection” e della sorveglianza passiva nel selvatico. Attività, queste, finalizzate alla tempestiva individuazione di eventuali carcasse di animali malati. Inoltre hanno rimarcato come sia necessario contattare le autorità ogni qualvolta si rinvenga un cinghiale morto, il virus sopravvive (in special modo alle basse temperature) nelle carcasse per molto tempo. La possibilità di utilizzare un comune telefono attraverso una foto automaticamente geolocalizzata favorisce e semplifica tutta la procedura; in tal senso la nostra app “La riserva di caccia” rappresenta uno strumento utilissimo e di prezioso supporto alla causa. In questo contesto il cacciatore e il mondo venatorio in generale, sono chiamati a contribuire,  in termini di prevenzione e di allerta precoce. La segnalazione di comportamenti anomali da parte dei cinghiali o del rinvenimento di animali morti sono fondamentali nell’individuazione rapida del virus in un territorio. Il ruolo del mondo venatorio risulta importante nell’eventuale fase epidemica, come succede già nei paesi europei colpiti da PSA, qui i cacciatori agiscono abbattendo selettivamente i cinghiali in modo da ridurne il numero e contenere l’epidemia, sorvegliano il territorio per identificare e raccogliere eventuali carcasse di animali trovati morti. Di fatto, i cacciatori debitamente formati collaborano, accanto agli enti preposti, nella gestione dell’epidemia.

Gran parte del territorio italiano è a rischio di introduzione, per continuità geografica, attraverso i movimenti delle popolazioni di cinghiale eventualmente infette. Le aree a maggior rischio sono facilmente identificabili e per certi aspetti anche i tempi (i modelli predittivi ci aiutano). Ci si può aspettare che il contagio possa arrivare dalle aree di confine con la ex Jugoslavia, la via più papabile attraverso “canali forestali”,  oppure attraverso il confine con la Francia. In questo secondo caso, ha sottolineato il Dott. Guberti, la via di diffusione attraverso le foreste delle Alpi Apuane prima e  dell’Appennino successivamente, rappresenterebbe una minaccia ancor maggiore capace di interessare in un tempo relativamente breve l’intero Paese, di fatto più grandi sono le foreste più corre la malattia (la foresta per la peste suina è un’autostrada).

In Italia il settore suinicolo conta circa 30mila allevamenti. La produzione è fortemente concentrata nelle regioni del Nord, che rappresentano il 31% di aziende ed il 90% dei capi, di cui il 50% nella sola Lombardia. Al Centro Sud abbiamo una forte parcellizzazione, con il 70% di aziende, ma solo l’11% dei capi (fonte Ismea). Il comparto suinicolo è rilevante e strategico anche per la sua incidenza sull’export agroalimentare, con circa 1,8 miliardi di prodotto esportato ed in costante crescita. Il comparto, inoltre, è rilevante per l’intera Unione europea. Proviamo solo ad immaginare, in aree vocate come quelle di produzione del San Daniele o del prosciutto di Parma, cosa potrebbe rappresentare l’entrata della PSA.

L’opinione pubblica ancora non sembra percepire la gravità della situazione, la possibile diffusione della PSA è un rischio che la suinicoltura italiana ed europea non possono correre. E’ per questo fondamentale che vengano intensificate e ampliate le campagne di sensibilizzazione e formazione anche nei confronti della cittadinanza e in tal senso l’incontro si  è rivelato propedeutico e utile a questo scopo. Questo anche perché, fondamentalmente ,dobbiamo agire prima che la PSA arrivi sul nostro territorio sottolineando, una volta ancora, l’importanza della sorveglianza passiva che potrebbe permettere di velocizzare e circoscrivere in breve tempo un eventuale focolaio.

 

Giuliano Milana & Manuela Lai