L’AFV Le Rote: un esempio di miglioramento ambientale a favore della piccola selvaggina stanziale in ambienti collinari caratterizzati dalla dismissione della tradizionale cerealicoltura

L’Azienda Faunistico Venatoria Le Rote, a due passi da San Gimignano, città famosa per le sue torri medievali, si caratterizza per un ambiente coltivato prevalentemente a vigneti, destinati alla produzione della celebre Vernaccia. Nel restante territorio aziendale, un tempo coltivato a cereali a semina autunnale (grano, orzo e avena), oggi totalmente lasciato a riposo, se non addirittura abbandonato, si è formata una sorta di prateria di folte erbe spontanee.

Questa trasformazione ambientale, che ha interessato negli ultimi 20 anni una buona parte dei terreni agricoli collinari dell’Italia, ha prodotto a sua volta un altrettanto marcato cambiamento faunistico. Grande favorito da questa nuova situazione ecologica è risultato un erbivoro come il capriolo. Al contrario, il grande penalizzato ha finito per essere un granivoro come il fagiano. La lepre, sebbene anch’essa erbivoro come il capriolo, ma assai più esigente in fatto di variabilità ambientale, trova grande difficoltà a vivere e riprodursi in questi monotoni ambienti di vegetazione erbacea.

Come favorire, in queste condizioni ambientali, la vita e la riproduzione naturale della piccola selvaggina stanziale? Sovente, all’interno delle Aziende faunistico Venatorie, si continua a pensare al miglioramento ambientale in modo del tutto tradizionale, realizzando qua e là i cosiddetti “campetti a perdere”. Tale strategia, tuttavia, deve essere considerata oggi, alla prova dei fatti, del tutto inadeguata rispetto alle attuali esigenze ecologiche di lepri e fagiani.
Qualche appezzamento di sorgo per favorire l’alimentazione autunnale dei fagiani, piuttosto che qualche prato di erba medica per facilitare quella delle lepri, poteva andar bene ieri, quando a prevalere erano i cereali autunno vernini e il conseguente inospitale “oceano” di zolle post aratura, non certo oggigiorno, quando a prevalere è ancora un “oceano”, altrettanto ostile, di erbe incolte.
Come attenuare dunque, a costi accessibili, i fattori ecologici negativi di questi nuovi ambienti? Nell’AFV Le Rote il problema è stato affrontato adottando un strategia assolutamente innovativa. All’interno degli appezzamenti incolti si è provveduto a realizzare delle strisce, ciascuna di circa 5 metri di larghezza, coltivate a seconda dei casi con saggina, grano o lupinella, o semplicemente tagliate, alternate a strisce di vegetazione erbacea naturale lasciata in piedi .
Questa sorta di mosaico, dal costo assai contenuto, presenta un enorme vantaggio: consente una stretta vicinanza tra ambienti di rifugio, rappresentati dalle strisce di vegetazione erbacea lasciata in piedi, e ambienti di alimentazione, rappresentati dalle strisce coltivate o semplicemente tagliate. Le fasce incolte rappresentano siti ideali di nidificazione per le fagiane e di parto per le lepri, mentre le strisce tagliate con la loro ricchezza di insetti e di teneri ricacci erbosi primaverili rappresentano siti ideali per la dieta dei pulcini e dei leprotti. Non solo, ma questo assetto, riducendo le necessità di spostamento da parte delle nidiate e dei cuccioli, consente a sua volta di ridurre al minimo anche i pericoli connessi con la predazione esercitata da falchi e corvidi.
Particolare di non secondaria importanza, le strisce di lupinella sono infinitamente più favorevoli alle lepri di quanto lo possano essere i prati di erba medica. La lupinella, infatti, diversamente dall’erba medica, rimane verde, e quindi edibile, anche durante l’inverno, ed ha inoltre proprietà medicinali naturali nei confronti dei parassiti che sovente infestano l’intestino delle lepri. Lo stesso dicasi per la saggina rispetto al sorgo.
La saggina è più idonea e sicura per l’alimentazione dei fagiani di quanto lo sia il sorgo. Quest’ultimo, infatti, è sovente selezionato proprio per risultare disgustoso per gli uccelli.
L’AFV Le Rote, con il suo programma di interventi di miglioramento ambientale in favore della piccola selvaggina stanziale si propone dunque come un esempio al quale possono fare riferimento le tante AFV ricadenti in ambienti collinari nei quali è stata dismessa la tradizionale cerealicoltura.
Roberto Mazzoni Della Stella