La tradizione della caccia con il furetto

In un recente articolo (qui) abbiamo riportato la notizia relativa al permesso di utilizzo del furetto nella caccia al coniglio in Sicilia. Una tecnica di caccia tradizionale che affonda le radici lontano nel tempo e che ci sembra opportuno raccontare.

Un bosco, una brughiera una ripa occupata dai conigli parla apertamente, né per conoscerla occorre l’occhio di un esperto. Qua e là terriccio smosso, buchi più o meno profondi, labirinti e gallerie unitamente a tracce ben più intime ne segnalano la presenza ma…di conigli neppure l’ombra. Il cane dopo aver segnato un po’ dovunque si lascerà trasportare ad una cerca scorretta, mentre il cacciatore con quei “testimoni” già pregusta lo schizzo veloce tra il sottobosco o i paglini secchi. Ma il coniglio è già al sicuro e ben difficilmente si farà accogliere allo scoperto. Solo quando le nuvole rincorrendosi grevi di pioggia minacciano temporale, o con tempo particolarmente bello, i conigli trascurano un po’ le loro tane, quelle sono le giornate d’oro anche per il cacciatore con il cane da ferma; altrimenti questo selvatico andrà cercato in casa propria, stuzzicato e spinto in superficie.  Questa è forse la forma più classica per la caccia al coniglio, caccia che per le fasi altamente emotive che offre interessa e specializza, in posti dove questo lagomorfo è assai abbondante, gran parte degli appassionati. Cani alla catena, è di turno allora un simpatico, quanto sanguinario e vezzoso animale: il furetto.

Questo scriveva Pigi Nessi sulle pagine della nostra rivista nel 1965 raccontando proprio della caccia al piccolo lagomorfo con il furetto (Mustela putorius furo)  .

Il furetto sembra essere nato appositamente per la caccia al coniglio, ed in un certo senso è proprio così. Nella sostanza è frutto dell’addomesticamento della puzzola europea (Mustela putorius), addomesticamento che risale ad almeno due millenni fa ad opera di Greci e Romani. Lo scopo della domesticazione era sfruttare questi animali per la caccia, in particolare proprio al coniglio, tradizione che è sopravvissuta in certe regioni fino ai giorni nostri. Il piccolo mustelide caccia per il suo padrone ma anche per se stesso e, se nella ricerca sotterranea riuscirà “in esclusiva” a portare a termine una azione saprà dimenticare il padrone e le varie raccomandazioni. Per evitare questo spiacevole epilogo per la cacciata si dota il furetto di museruola (di cuoio o di corda).

Nella caccia con il furetto, la prima fase è la ricerca della tana abitata dalla famiglia. Tra tanti pertugi vanno scelti quelli più giusti, per evitare perdite di tempo. Alcuni segni, inconfondibili per altro, mettono sulla buona strada il cacciatore. Una tana abbandonata si presenterà solitamente con ragnatele all’ingresso, foglie, rametti, il terriccio stesso della soglia non calpestato da tempo sarà compatto e non smosso; al contrario una tana abitata rivelerà evidenti i segni del passaggio inoltre l’ingresso, tenuto pulito come farebbe una brava massaia, lascerà pochi dubbi. Determinato il pertugio per fare entrare il furetto i cacciatori si distribuiscono davanti alle numerose uscite di quella stessa “casa” cercando di appostarsi in modo da avere una visibilità sufficiente per assestare il tiro al “piccolo bolide scatenato”. Se la tana sarà effettivamente abitata poco dopo si sentirà uscire dalle diverse entrate un sordo e sommesso rombo come di tamburo. Sono i conigli che, terrorizzati dalla vista dell’indesiderato ospite, segnalano agli altri inquilini il pericolo battendo a terra freneticamente le zampe posteriori. Ben presto i primi conigli usciranno di scatto abbandonando la tana. Uscito, il coniglio non corre, “vola” con la rapidità di un lampo e la bizzarria di un fulmine; lampo e fulmine che non di rado balenano nello sguardo del cacciatore al punto che spesso la fucilata lascerà incolume il fuggiasco.

Il tiro, al coniglio che si precipita fuori dalla sua tana in cerca di scampo, è veramente difficile; anche se preparati, anche se in attesa, la velocità, gli scarti subitanei, l’aderenza al terreno, le relative schermature (pietre, vegetazione, ecc.) e le stesse dimensioni modeste, giocano tutte a favore del coniglio.

Ed è probabilmente per queste difficoltà, assommate al meraviglioso sapore dell’attesa, che la caccia con il furetto è riuscita a conquistare le simpatie di molti cacciatori anche all’estero pur rimanendo una nostra tradizione fin dai tempi di “Roma caput mundi“.

Giuliano Milana