Quando l’erba del vicino non è sempre più verde

Mentre il Calendario Venatorio della Regione Abruzzo per l’apertura della stagione di caccia 2019-2020 sembra incastrarsi ogni giorno di più, in una complessità tale da far sovvenire I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, c’è qualcuno che pensa e dichiara che l’erba della vicina Regione Marche sia più verde.

Purtroppo non è affatto così, anzi, lo scenario che si paventa è particolarmente complesso.

E, guarda caso, come al solito, tutto è imperniato su situazioni e specie che nulla hanno a che fare con le regole della caccia sostenibile e rimbalza su proclami pseudo-politici che han per vittima i soliti “uccelletti ormai ignorati da chicchessia” (pavoncella e moriglione in primis), che non caccia più nessuno, che magari (in particolare il moriglione) nessuno più riconosce, ma sembrano abbiano una vitale importanza come la cabina telefonica per Superman

Stranamente nessuno censura, infatti, il prelievo selettivo degli ungulati, soggetto al principio della sostenibilità per l’ovvia e banale regola della conservazione delle specie. Ma sugli “uccelletti” ci si perde sempre.

Vi è, invero, che la Regione Marche è stata ghigliottinata dal giudice amministrativo, sul calendario venatorio 2018-2019, per il prelievo privo di carniere massimale giornaliero di beccaccia, mestolone e beccaccino (sent. n. 272/2019). Frattanto attende la (scontata) pronuncia della Corte costituzionale sulla legge regionale della caccia, nella parte in cui ammetteva al “controllo” del cinghiale figure diverse da quelle di cui all’art. 19 l. 157/1992 e nella parte in cui è stato svolto un tentativo di blindatura legislativa del calendario venatorio in forza della l.r. 46/2018 (ordd. 251 e 252/2019).

Vi è, però, che differentemente da altri legislatori regionali, evidentemente meno lungimiranti sul punto, l’art. 3, comma 4, della L.R. Marche n. 7/1995 prevede espressamente, che nelle more dell’approvazione del PFVR, siano ancora vigenti i piani faunistico-venatori provinciali, ancorché “scaduti” ed abbisognevoli di rinnovo.

Però la caccia ai fantastici “moriglione” e “pavoncella” è sospesa.

Vi è anche da dire:

– che il decreto di sospensione del Presidente del Tar del 5 settembre 2019 della DGR recante l’approvazione del Calendario Venatorio 2019-2020 è stato discusso in sede collegiale cautelare il 18 settembre u.s.

– che il 3 settembre, sempre con decreto Presidenziale, il Tar Marche si era espresso in questi termini: «Rilevato che, per quanto sopra rilevato ed in relazione alla complessità della fattispecie giuridica, appare opportuno instaurare – ai fini della decisione cautelare monocratica – un contraddittorio processuale con la intimata Regione, chiedendo alla stessa di produrre una relazione di chiarimenti con allegata la relativa documentazione, da depositarsi secondo le modalità del PAT presso la segreteria del Tribunale entro le ore 14 del giorno 5 settembre 2019».

– che già prima, il 27 agosto 2019, la decisione cautelare inaudita altera parte era stata presa con maggiore ponderazione. Vi si legge, invero:

  1. i ricorrenti chiedono la sospensione cautelare monocratica degli atti impugnati o “quantomeno limitatamente alla c.d. <preapertura> della caccia alle specie e per i motivi sub 1), 2) e 4)”, considerato che la prima camera di consiglio utile per la trattazione collegiale dell’istanza cautelare è quella del giorno 18/9/2019;
  2. nel bilanciamento dei contrapposti interessi, l’istanza cautelare può essere accolta nei limiti sopra indicati, ovvero: per le giornate 1, 4, 7, 8, 11, 12 settembre 2019 alle specie Alzavola, Marzaiola, Germano reale, Tortora, Colombaccio, Cornacchia grigia, Ghiandaia, Gazza e Quaglia (primo motivo); per le giornate di “preapertura” anteriori al 18/9/2019 alle specie Moriglione, Pavoncella, Starna e Pernice Rossa (secondo motivo);
  3. non emergono invece elementi per ritenere che la caccia allo Storno, disciplinata entro i limiti di cui alla delibera di Giunta Regionale n. 891/2019 (quarto motivo), possa determinare un pregiudizio di estrema gravità ed urgenza per disporre misure cautelari monocratiche in attesa della decisione collegiale.

E’ il caso di menzionare che il “bilanciamento degli interessi” supposto dalla difesa della Regione Abruzzo ai fini della eventuale revoca del decreto presidenziale di sospensione di “tutta” la caccia è stato, invece, motivato sul semplice “diritto” dei cacciatori ad esercitare il prelievo venatorio (in realtà sia la dottrina che la giurisprudenza, non hanno mai qualificato la caccia come un “diritto”, bensì come una “concessione” dello Stato) anche in quanto hanno già “corrisposto le tasse statali e regionali” e “pagato il premio della polizza assicurativa”. La risposta ottenuta dal Presidente del tar è stata la seguente: «in ogni caso, dunque, la nuova ponderazione tra gli interessi coinvolti qui sollecitata non può condurre a soluzioni diverse rispetto a quelle ivi indicate nel decreto presidenziale, giacché l’istanza di modifica non introduce alcun rilevante elemento nuovo».

Cambiano i giudici, cambiano le leggi, cambiano gli uffici, cambiano gli avvocati. Nessuna comparazione può essere svolta utilmente, ma è pacifico che anche nella Regione Marche non se la passano bene.

Il rischio che si profila sullo sfondo, ovviamente, è che le pronunce dei giudici si sostituiscano alle regole della scienza del prelievo sostenibile, con effetti devastanti.

Vedremo cosa accadrà nella Regione Toscana, per cui, oltre a varie altre decisioni, si segnala che il Tar Firenze aveva già annullato «la delibera di approvazione del calendario venatorio toscano 2018-2019, nella parte in cui, per le specie interessate all’apertura anticipata, viene prevista (punto 13) l’anticipazione della data di chiusura di “pari durata delle giornate concesse nell’apertura anticipata” anziché di durata corrispondente al periodo compreso tra l’inizio dell’apertura anticipata e l’inizio della stagione venatoria previsto dalla legge regionale; nonché nella parte in cui il termine del periodo di caccia alla beccaccia viene posticipato rispetto alla data del 10 gennaio 2019».