C’era una volta il Gallo Cedrone

Il gallo cedrone (Tetrao urogallus L.) è diffuso, con diverse sottospecie, su un vastissimo areale che copre un’ampia parte della regione Paleartica per cui è classificato dalla IUCN come a rischio minimo di estinzione. La nostra popolazione alpina è però in forte declino da alcuni decenni.

Essendo una specie stenoecia, ovvero con particolari esigenze ecologiche e quindi con preferenze ambientali precise e strettamente definite, è particolarmente sensibile alle modificazioni degli habitat. E’ al contempo considerata come specie indicatrice delle foreste di conifere naturalmente rade, con elevate proporzioni di popolamenti vecchi e aperti: inoltre, preferisce habitat ricchi di ericaceae, in particolare di mirtillo (Vaccinium myrtillus )

Per quanto concerne le principali minacce alla conservazione, va sottolineato come diversi fattori abbiano contribuito e contribuiscano al declino della specie. Senza la pretesa di effettuare qui una disamina esaustiva cercheremo, in breve spazio, di analizzare i fattori principali, supportati in questo dalla più recente letteratura scientifica dedicata.

Cause Antropiche:

Le attività umane possono essere causa diretta o indiretta della rarefazione, della scomparsa, ma paradossalmente anche dell’incremento della specie. Nella prima metà del ‘900, il cedrone ha vissuto in tutta Europa un periodo di espansione indotta dall’azione antropica. Varie attività, tra cui il pascolo intenso, hanno favorito la componente arbustiva (mirtilli in particolare) e creato radure nei boschi. A partire dagli anni ’60 l’abbandono della montagna ha portato ad una modifica radicale di queste condizioni, provocando il deterioramento dell’habitat. Anche il progredire della selvicoltura, con l’innaturale tendenza alla costituzione di impianti monospecifici volti a sfruttare al massimo la produttività del bosco, non ha certamente contribuito al mantenimento delle condizioni idonee alle popolazioni. Il bosco maturo con presenza di radure è importantissimo non solo per la sua struttura intrinseca ma soprattutto per il tipo di copertura erbacea e arbustiva che induce. Un sottobosco florido e ricco di Vaccinium mirtyllus e Rhododendron spp.  offre un riparo oltre che una inesauribile fonte di cibo. Nel primo periodo di vita i pulli, infatti, si nutrono quasi esclusivamente (80%) di artropodi (larve e adulti), invertebrati che necessitano di piccoli arbusti per la loro riproduzione e sopravvivenza e che male si adattano ad un sottobosco spoglio tipico di foreste con alberi coevi. Lo scarso sviluppo del sottobosco è da ricercarsi, in alcuni casi, anche nel pascolamento effettuato dal cervo (Cervus elaphus) nelle zone in cui l’ungulato è presente con densità importanti.

Un altro fattore limitante per la specie è il “global warming”  che,  con il conseguente  ritiro dei ghiacciai e la riduzione dei nevai, induce le specie alpine a spostarsi a maggiori altitudini perdendo così ampie estensioni di habitat favorevole.

La caccia al gallo cedrone, in alcune situazioni, è stata l’ultima goccia che ha contribuito a far traboccare il vaso sebbene, il prelievo venatorio non sia stato sicuramente la sola causa determinante nei così ampi decrementi nelle popolazioni. Ad ogni modo, dove le densità non lo permettono, la  chiusura della caccia al cedrone è un provvedimento opportuno e doveroso per la conservazione della specie.

Contemporaneamente all’abbandono della “montagna”, a partire dall’inizio degli anni ‘60 è iniziato lo sviluppo turistico delle aree montane, con la costruzione di infrastrutture legate alla pratica degli sport invernali (impianti di risalita, piste, complessi residenziali, ecc.). Inoltre il traffico di veicoli, sia a due che quattro ruote, su strade forestali, su sentieri ed anche fuori (moto da trial)  crea uno stress continuo per la fauna in generale e in particolare su un animale molto schivo e riservato come il gallo cedrone. Nei periodi di massimo afflusso esso è costretto a spostarsi continuamente, utilizzando energie che nei periodi più critici potrebbero risultare fondamentali per la sopravvivenza e la riproduzione.

Nel tempo l’alta montagna si è trasformata nel luogo ideale per lo svolgimento di tutta una serie di attività sportivo‐ ricreative. A discipline tradizionali come lo sci alpino, lo sci di fondo, l’escursionismo e l’alpinismo, si sono aggiunte lo scialpinismo, l’escursionismo con le ciaspole, la mountain‐bike, il volo libero, il free‐climbing, l’orienteering, ecc.. Questo in poco tempo ha attratto, in ambienti assai delicati e sensibili, masse di persone. Oggi le Alpi sono la catena montuosa più sfruttata al mondo, con oltre 150 milioni di visitatori ogni anno, una gran parte dei quali raggiunge i luoghi di villeggiatura in inverno proprio nel momento di maggior difficoltà da parte degli animali che vivono in montagna.

Causa di grande disturbo per la specie è inoltre l’espletamento dei lavori selvicolturali nei pressi delle arene di canto durante la primavera. Tale pratica può compromettere o annullare il successo riproduttivo della specie, in quanto per il fastidio arrecato può venir meno l’accoppiamento e le femmine possono essere indotte all’abbandono delle covate. Un ulteriore problema per quanto riguarda le aree di canto, consiste nel disturbo causato da visitatori (fotografi e osservatori generici) che, se numerosi e frequenti, possono spaventare e allontanare gli esemplari presenti compromettendo questa delicata fase riproduttiva.

Cause naturali:

Le minacce al tetraonide, imputabili a fattori naturali, sono riconducibili a condizioni climatiche stagionali, predatori, malattie e parassiti .

In primavera avanzata e all’inizio dell’estate, cioè  durante il periodo della deposizione e della cova delle uova nonché dell’allevamento dei piccoli, le condizioni climatiche sfavorevoli (forti e persistenti gelate, neve, piogge torrenziali e  grandinate) influenzano negativamente l’esito riproduttivo. Si possono avere così   uova che non schiudono,   perché il loro guscio è incrinato dal gelo, oppure uova danneggiate dalla grandine, che assieme alle piogge torrenziali induce la femmina ad abbandonare il nido. Inoltre nei primissimi giorni di vita i pulli, impossibilitati a cibarsi regolarmente e bisognosi di calorie e proteine per crescere, muoiono per diverse cause. In tali condizioni sfavorevoli, sia la chioccia che i nuovi nati, sono esposti anche ad una maggior probabilità di essere predati.  I predatori che maggiormente insidiano i nidi, gli individui giovani e adulti nelle varie stagioni son principalmente la martora (Martes martes), la volpe (Vulpes vulpes) e l’astore (Accipiter gentilis). Altri predatori, saltuari ed occasionali, della specie nei diversi stadi di sviluppo, possono essere il gufo reale (Bubo bubo) e l’aquila reale (Aquila chrisaetos).

Riassumendo molto probabilmente tutte queste cause agiscono contemporaneamente ed hanno un diverso peso relativo in aree differenti. In termini generali però, il cambiamento dell’habitat, le pratiche selvicolturali e l’innalzamento della temperatura globale rappresentano probabilmente i fattori di maggiore importanza nell’influenzare la dinamica di popolazione di questo tetraonide. Il mantenimento, il ripristino ed il miglioramento degli habitat sono quindi tra le misure conservazionistiche più importanti per assicurare la sopravvivenza a lungo termine delle popolazioni di gallo cedrone. La sfida che si pone oggi a chi si occupa di conservazione della specie è quella di riuscire ad integrare le nostra attività con le particolari esigenze ambientali della specie.

Giuliano Milana