La starna: un osservato speciale

La Starna (Perdix perdix) è una specie originaria degli ambienti di praterie primarie e steppe (ovvero ambienti nei quali la vegetazione è costituita da una prateria composta da erbe -per lo più graminacee- e arbusti mentre gli alberi sono pressoché assenti ) a clima non estremo dell’Asia centrale e delle propaggini più orientali dell’Europa.  Si è diffusa nell’Europa centrale ed occidentale a seguito del disboscamento e del progredire dell’agricoltura (cereali, leguminose e foraggere). Nidifica sul terreno, nascosta nell’erba folta e dopo che le uova si schiudono la chioccia porta la sua covata tra le erbe alte e i cereali a procurarsi  bruchi, scarafaggi, insetti fitofagi e afidi. Mentre crescono questi pulcini iniziano a nutrirsi, come i loro genitori, di giovani germogli e semi.

La sua origine nelle steppe ha permesso alla Starna di adattarsi facilmente ai terreni coltivati ​​a cereali. Una fitta vegetazione alla base di una siepe costituisce il luogo ideale per la costruzione del nido, il grano e le colture d’orzo forniscono una copertura perfetta dai predatori mentre la giovane nidiata va alla ricerca di insetti.

Riportiamo in questo articolo i risultati di uno studio condotto in Gran Bretagna dal GWCT (Game & Wildlife Conservation Trust)

Una specie un tempo fiorente

Non potremo mai sapere quante starne esistessero nell’Inghilterra medievale o ancor prima, ma certamente erano ben distribuite ed in congruo numero. L’agricoltura era di tipo estensivo, “mista” ed i seminativi erano ricchi di insetti ed erbacce. I rapaci ed i mammiferi predatori erano comunque presenti e le perdite di starne, ad essi riconducibili, devono essere state elevate. Nel diciannovesimo secolo, il numero di starne aumentò notevolmente a seguito della chiusura dei fondi tramite recinzioni, con la conseguente comparsa del paesaggio a  mosaico e la rapida formazione di siepi che oggi apprezziamo. Dopo la rivoluzione agricola si diffuse un aumentato interesse per la gestione della caccia e, nel 1911, si contavano, a livello nazionale, circa 25.000 guardacaccia impegnati nella protezione degli uccelli selvatici. In riferimento a quel periodo, si stima che per la Gran Bretagna, anche sulla base dei dati provenienti dai “carnieri”, siano state allevate più di un milione di coppie di starne. A partire dagli anni ’50 si verificò, a seguito dell’introduzione degli erbicidi nella moderna cerealicoltura, una forte riduzione del numero di starne. Questo calo fu in qualche modo amplificato a seguito della perdita di siepi e di un minor impiego dei guardiacaccia. All’inizio degli anni ’90 si stimavano circa 145.000 coppie di starne, ma la costante attività di monitoraggio delle popolazioni suggerisce che i numeri, rispetto ad allora, si siano dimezzati.

 Un posto sicuro dove nidificare

Entro la fine di febbraio la maggior parte delle coppie sono oramai formate e, quando il clima tende a diventare secco, le coppie iniziano a cercare i potenziali siti per la nidificazione. Valutando la vegetazione e la copertura del terreno, alla luce delle loro esigenze, si faranno strada alle basi delle siepi. I siti scelti tenderanno ad essere situati su terreni asciutti preferibilmente esposti a sud e riparati dalle intemperie. I nidi, nascosti nella fitta vegetazione, solitamente sono posti in delle depressioni del terreno che vengono tappezzate di foglie.

Sopravvivenza dei pulcini: gli insetti sono fondamentali

Durante i primi giorni di vita i pulcini, per crescere ed “impennarsi”, hanno necessità di nutrirsi di insetti. Senza questa dieta ricca di proteine i pulcini stentano a svilupparsi e possono anche morire. Sfortunatamente nei campi coltivati, seguendo i dettami della moderna cerealicoltura intensiva, il numero degli insetti si è notevolmente ridotto a causa del massiccio impiego di erbicidi ed insetticidi che hanno, di fatto, rotto la naturale catena alimentare. I pesticidi agricoli raramente avvelenano gli uccelli in maniera diretta pur condizionandone indirettamente la sopravvivenza. Dall’inizio degli anni ’80, il Game & Wildlife Conservation Trust ha sviluppato progetti e tecniche, per favorire la reintroduzione degli insetti nei campi di cereali in modo da incrementare la sopravvivenza dei pulcini compatibilmente con la moderna agricoltura.

Sopravvivere alla brutta stagione

I moderni terreni agricoli offrono poco cibo agli uccelli. La combinazione di diversi fattori tra i quali le mietitrebbie, che lasciano pochi semi, e le semine precoci per le colture invernali, crea una situazione nella quale il poco grano rimasto insieme ai semi di tutte le erbe presenti (infestanti comprese) vengono rapidamente sotterrati e resi in tal modo non disponibili per gli uccelli granivori. Oltretutto, molte fattorie si sono trasformate in imprese specializzate esclusivamente nei seminativi e, per  questo motivo, le covate di Starna hanno perso l’opportunità di accedere ad una fonte di cibo offerta dalla presenza del bestiame, tipica di una vecchia gestione delle stesse aziende. Tuttavia, i giovani germogli di mais in inverno rappresentano comunque una fonte di cibo non trascurabile. La maggior parte del “moderno” terreno agricolo, non è solo scarso dal punto di vista dell’offerta alimentare (trofica) ma, risulta essere anche praticamente “nudo” ovvero privo di rifugi. Le starne necessitano di un po’ di copertura, non soltanto come protezione dagli agenti atmosferici ma anche per nascondersi dai possibili predatori.

Obiettivi di conservazione

In Gran Bretagna nel 1995, la Starna rientrava tra le specie a cui era stata data la priorità nell’ambito del Piano d’Azione per la Biodiversità del governo (BAP, Biodiversity Action Plan). Il piano mirava a stabilizzare le consistenze della specie entro il 2005 assicurando che la popolazione riproduttiva fosse formata da oltre 90.000 coppie entro il 2010. Purtroppo, nonostante i cambiamenti nell’ambito dei sussidi all’agricoltura ed il miglioramento dei sistemi agroambientali, in Gran Bretagna, la specie continua a diminuire. Tuttavia, si registrano, a livello locale, dei successi relativi al numero di coppie di starne, nei siti appartenenti e gestiti dal GWCT, che sono aumentati dell’81% tra il 2000 e il 2010. L’analisi suggerisce che se le starne fossero distribuite, anche a densità modeste, nei terreni agricoli esistenti ed idonei (in termini di habitat), ci sarebbe sufficiente territorio disponibile per oltre 200.000 coppie. All’interno dello schema di gestione della Starna in Gran Bretagna, il coordinamento dei vari gruppi afferenti al progetto, aiuta a promuovere e spiegare, tramite regolari incontri, la corretta gestione del territorio in funzione della Starna. Schede tecniche informative sulla gestione, la creazione degli habitat idonei e la gestione ed il controllo dei predatori, sono disponibili e scaricabili gratuitamente dal sito del GWCT (download). Misure adottate al fine di incrementare la popolazione di starne favoriranno anche altre specie di uccelli legati ad ambienti agricoli.

Starne e caccia

La Starna sembrerebbe non essere più il prolifico uccello selvatico di un tempo. Nella maggior parte dei distretti è oramai assente o poco comune. Ovviamente in queste condizioni la caccia alle starne non dovrebbe essere permessa. L’unica eccezione a questo divieto di caccia è rappresentata da un’attenta gestione capace di produrre un surplus destinabile al prelievo venatorio. Alcune proprietà, negli anni con un buon successo riproduttivo,  producono ancora questi surplus ed impegnandosi affinché non venga prelevato più del 30% della popolazione stimata in autunno, riescono a garantire un prelievo sostenibile. A meno che non sia accuratamente gestita, anche la caccia alle pernici rosse rilasciate può avere un effetto devastante, sulle starne selvatiche a basse densità, a causa del rischio di over-shooting. È necessario prendere precauzioni per evitarlo. Conoscere il numero di starne presenti sul territorio è il requisito minimo per la caccia. Il censimento autunnale viene effettuato percorrendo transetti, all’alba o al tramonto,  e registrando i numeri di tutte le brigate incontrate. Ulteriori informazioni importanti sono relative all’età, al sesso, e alla stima delle coppie censite in primavera. Le terre non gestite dovrebbero in media ospitare 4,5 coppie nidificanti per 100 ettari. Con perdite annue pari al 55%, questo implica che sono necessari 20 esemplari per 100 ettari in autunno, in modo da mantenere i numeri. A densità inferiori la caccia non dovrebbe essere permessa. I ripopolamenti, effettuati con starne allevate, falliscono quasi sempre quando si tende ad utilizzarli come strumento  per ripristinare le densità. La maggior parte, se non tutti i capi immessi, vengono uccisi dai predatori a distanza di poche settimane dal rilascio. Componenti fondamentali per la conservazione delle popolazioni della specie risultano essere la gestione degli habitat ed il controllo legale dei predatori. Il GWCT ha fornito delle linee guida per la gestione della Starna atte a garantire nuovamente una popolazione selvatica “vitale” e riproduttiva.

 

Manuela Lai & Giuliano Milana

 

Fonte: qui