Ancora una sconfitta giudiziaria per l’amministrazione della caccia in Regione Abruzzo

L’Ambito territoriale di caccia Vastese aveva chiesto in sede stragiudiziale, alla nuova amministrazione regionale da poco insediatasi, un annullamento in autotutela della Delibera di Giunta Regionale n. 32 del 18 gennaio 2019, adottata ancora sotto la presidenza D’Alfonso, che, traboccante di profili di illegittimità, sopprimeva d’un balzo tutte le Zone di ripopolamento e cattura della Provincia di Chieti approfittando della “scusante” dei danni da cinghiale ed in vista del contestatissimo Piano faunistico venatorio.
La Regione, nonostante gli obblighi di legge, non ha mai risposto a tale istanza.
Gli avvocati professori Giacomo Nicolucci e Daniele Granara, quindi, hanno portato la questione sino dinanzi al Consiglio di Stato, il quale con decisione pubblicata il 27 settembre 2019, ha stigmatizzato la mancata pubblicazione del provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo ed ha valutato che tale riapertura delle Zone di ripopolamento e cattura, non preceduta da valutazione ambientale strategica (ma nemmeno da valutazione d’incidenza e nemmeno corredata da parere Ispra) non appare legittima e può nuocere irreparabilmente alla conservazione e protezione dell’ambiente e del patrimonio faunistico.
Quanto accaduto è particolarmente grave, giacché è la dimostrazione di una apparente protervia nella gestione della caccia abruzzese, che non sembra adeguatamente corroborata dalla giusta competenza, ma sovente anche travalicante (si spera per inconsapevolezza) i doverosi confini della legittimità degli atti amministrativi.
L’Atc Vastese, beninteso, ha chiesto ai suoi legali di valutare la sussistenza di profili di responsabilità penale e contabile.

Scarica la sentenza>