Riflettori accesi sul calendario venatorio abruzzese

All’indomani del deposito dell’ordinanza cautelare collegiale del Tar di L’Aquila, la situazione dell’apertura della caccia in Abruzzo può essere così riassunta.
Basta prendere il Calendario Venatorio approvato con la DGR del 14 agosto e considerare che lo stesso è di fatto modificato unicamente per quanto attiene:
1) alla caccia alla tortora (secondo le modalità previste dal CV) che è considerata aperta dalla terza domenica di settembre;
2) alle specie Quaglia, Fagiano, Cesena, Tordo Bottaccio, Tordo Sassello, Alzavola, Fischione, Folaga, Gallinella D’acqua, Germano Reale, Marzaiola, Pavoncella, Porciglione, Canapiglia, Codone, Frullino, Mestolone e Moriglione, che sono cacciabili (sempre con le modalità previste dal CV) a partire dal 2 ottobre con chiusura al 20 gennaio;
3) alla caccia alla Beccaccia che chiude il 31 dicembre;
4) alla caccia al Beccaccino che chiude il 31 dicembre;
5) al fatto che è vietata la generica “caccia vagante” oltre il 31 dicembre 2019 (con l’eccezione per la caccia al cinghiale e alla volpe in squadre autorizzate).

Questo è tutto.

Dunque, la caccia in Abruzzo è aperta già da domani a Merlo, Tortora, Gazza, Cornacchia e Ghiandaia, anche se solo da appostamento. Il resto a partire dal 2 ottobre. Ovviamente non può essere esercitata nelle ZRC riaperte dall’ATC Chietino-Lancianese che il Consiglio di Stato ha “richiuso” stamattina.


Il Tar, però, non si è pronunciato sul prelievo di Allodola e Coturnice né sulla situazione della ZPE/Area contigua per quanto attiene ai cacciatori ivi non residenti. E ciò potrebbe divenire questione di decisione dopo il 4 dicembre 2019, data in cui è stata fissata l’udienza di discussione di merito, nella quale, in genere, si confermano le decisioni già prese in sede cautelare, con i dovuti approfondimenti in parte motiva e non senza la possibilità di ulteriori pronunce, come la decisione sui motivi di ricorso omessi di esame in data di ieri (allodola, coturnice, area contigua).

Cosa dovrebbe fare la Regione adesso?
Ringraziare che non è andata peggio in primis.
Eppoi assolutamente niente, ma solo emanare un comunicato come questo appena vergato in ordine alla situazione delle specie e periodi cacciabili in esito alla decisione del tar. Ma non deve provvedere di nuovo in merito, giacché il provvedimento impugnato è solo sospeso di efficacia ma non (ancora) annullato.

Discorso a parte, qualora intenda discutere con dati alla mano e parere Ispra favorevole in ordine alle possibilità venatorie successive al 31 dicembre.

È assai discutibile, invece, l’affermazione del Giudice amministrativo secondo cui “in assenza di un aggiornato piano faunistico venatorio, non appare congruo il discostamento della Regione dal parere espresso dall’ ISPRA”.

E ciò in quanto, i periodi di prelievo ed i limiti di carniere di cui alla caccia programmata ex art. 18 l. 157/1992 nulla a che fare hanno con la pianificazione faunistico-venatoria, che consiste solo (art. 10 l. 157/1992) nella “destinazione differenziata del territorio”.
Il Piano faunistico venatorio, infatti, deve solo indicare:

a) le oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;
b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;
c) i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;
d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;
e) le zone e i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati;
f) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate su fondi vincolati per gli scopi di cui alle lettere a) , b) , e c) ;
g) i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici, singoli o associati, che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali e all’incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b) ;
h) l’identificazione delle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.

Il Tribunale amministrativo, probabilmente, ha frainteso il problema della pianificazione del prelievo al fine della dimostrazione della sostenibilità della caccia, immaginandolo nel PFVR, mentre invece ciò trova solo luogo nell’inesistenza nella legge quadro nazionale del sistema di prelievo quali-quantitativo, come invece imposto dal legislatore europeo ed internazionale.