Nuove prospettive sulla Leishmaniosi

La Leishmaniosi è una zoonosi (malattia che può essere trasmessa dall’animale all’uomo), spesso mortale per il cane e monitorata dal Servizio Sanitario Nazionale.

E’ una malattia infettiva e contagiosa causata dal parassita Leishmania infantum, un protozoo, trasmesso dalla puntura di piccoli insetti. L’infezione, diffusa soprattutto nei paesi sub-tropicali, ora si sta diffondendo anche in Europa, dove vi sono 2.5 milioni (su 84 milioni) di cani infetti. L’agente principale della Leishmaniosi nelle aree mediterranee è un flebotomo (Phlebotomus perniciosus), noto anche come “mosca della sabbia” o più semplicemente come pappatacio. Di fatto assomiglia ad una piccola zanzara, sia per l’aspetto sia perché si nutre di sangue pungendo le sue “vittime”. In Italia i pappataci sono generalmente più attivi da maggio a ottobre, maggiormente nelle ore notturne (nello specifico dal tramonto all’alba) e le zone litoranee del centro-sud sono le aree a rischio maggiore. Negli ultimi anni si è però registrata un’espansione dell’area di diffusione della malattia, attualmente presente con nuovi focolai anche in molte aree nel nord Italia. Questa ulteriore diffusione è probabilmente riconducibile alle variazioni climatiche sommate ad una maggiore movimentazione di persone ed animali. È una malattia cronica, particolarmente grave, che provoca nel cane danni progressivi. Per questo è necessario verificare tempestivamente se i nostri ausiliari hanno contratto eventualmente l’infezione, in tale direzione è possibile effettuare un prelievo di sangue in un centro veterinario e con un test scongiurare l’infezione.

La Leishmania è un parassita piuttosto particolare perché, per svilupparsi e moltiplicarsi, ha bisogno di avere a disposizione sia il corpo di un pappatacio sia quello di un mammifero come il cane: le femmine dell’insetto per deporre le uova devono pungere il cane e succhiarne il sangue. Se quest’ultimo è infetto, le Leishmanie si trasferiscono nello stomaco dell’insetto dove si sviluppano e si moltiplicano diventando infettanti. Così, quando il pappatacio pungerà un cane sano, potrà trasmettere il parassita attraverso il morso.

La trasmissione diretta da cane a uomo non è possibile perché, anche in questo caso, il vettore necessario è sempre il flebotomo. Infatti, i cani fungono solo da ospite “serbatoio” di Leishmania infantum. Proprio per questo motivo è utile trattare con un antiparassitario esterno, con attività repellente, anche i cani già leishmaniotici, così da impedire ai flebotomi di pungerli ed infettarsi. Il trattamento dei cani con prodotti repellenti riduce indirettamente il rischio di malattia anche nell’uomo.

La Leishmaniosi canina è la terza malattia trasmessa da vettori più importante al mondo, sia per diffusione che per gravità.  La cura è fondamentalmente mirata a gestire i sintomi e tenere sotto controllo la malattia.  E’ notizia di ieri quella di un nuovo farmaco messo a punto dall’UniMoRe (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ) meno tossico di quelli attualmente in uso.

A mettere a punto la nuova formula è stato un team internazionale di ricercatori da nove Paesi, coordinato dalla Dott.sa Maria Paola Costi del Dipartimento di Scienze della Vita dell’ateneo emiliano. L’importante risultato scientifico era l’obiettivo del progetto “New Medicines for Trypanosomatidic infections”, finanziato dalla Commissione Europea con quasi 6 milioni di euro. L’equipe ha individuato un farmaco (drug lead) NMT-A02 che si è dimostrato efficace contro la Leishmaniosi in tre animali (topo, criceto e cane). Nei giorni scorsi è stata terminata la fase preclinica per ciò che riguarda l’evidenza dell’efficacia, così spiega la Dott.sa Maria Paola Costi:

NMT-A02, testato in tutte le specie, ha dimostrato tossicità inferiore al farmaco attualmente usato, il Milteforan. In particolare, il trial sui cani ha dimostrato il superamento dei segni clinici dell’infezione. I cani sono in buone condizioni e con test diagnostico negativo, perciò sono stati dati in adozione dopo l’approvazione degli enti preposti. Il cane rappresenta una riserva della malattia e per debellare l’infezione umana occorre risolvere quella canina.

Nel 2018 e nel 2019, alcuni cani sono stati sottoposti regolarmente ad esami ematologici e immunologici, a due anni dopo il trattamento iniziale, i cani del trial sono in buone condizioni fisiche e non hanno più manifestato la malattia a differenza dei cani trattati con il Milteforan. Come già detto l’infezione è cronica poiché non esistono farmaci che riescano a debellare completamente la malattia. L’uomo, infettato dallo stesso insetto, invece può essere curato anche se i farmaci sono pochi, hanno effetti collaterali importanti e sviluppano resistenza.

Continua la docente: “Oggi, grazie alle nostre ricerche, siamo in grado di proporre un farmaco per la cura della Leishmaniosi canina in tempi relativamente brevi. Alternativamente, per uso umano, in tempi più lunghi. Considerando la difficoltà di ottenere farmaci per lo studio clinico di fase 1 nel corso di progetti, possiamo considerare questo risultato molto rilevante. Al momento lo sviluppo del farmaco richiede l’intervento di investitori e la collaborazione di SME o industrie farmaceutiche per lo studio regolatorio necessario per la registrazione”.

La scoperta di questo nuovo farmaco apre interessanti prospettive. “A breve termine – conclude la Dott.sa Costi – con la possibilità di raggiungere il mercato, il farmaco potrà essere impiegato ad uso veterinario contro la Leishmaniosi canina. Più a lungo termine, si potrà pervenire allo sviluppo di un farmaco per la Leishmaniosi umana e questo studio richiederà tra i 5 e 7 anni”.

Quindi, pur non essendo ancora giunti a mettere la parola fine al problema della Leishmaniosi, i risultati ottenuti appaiono comunque incoraggianti e lasciano ben sperare per il futuro.

Giuliano Milana & Manuela Lai