Il Misterioso e schivo Gatto Selvatico

Il gatto selvatico (Felis silvestris Schreber, 1777) è un piccolo felino che occupa un areale vastissimo, comprendente gran parte di Africa, Europa e Asia sud-occidentale e centrale, fino a India, Cina e Mongolia. Nel suo areale il gatto selvatico si è adattato a una vasta gamma di habitat, come savane, foreste aperte e steppe. In Italia è presente in Liguria occidentale sulle alpi orientali e nelle regioni centro meridionali mentre è assente dall’Appennino settentrionale; è presente anche in Sicilia e in Sardegna, in quest’ultima con la sottospecie  F. s. lybica o, secondo alcuni, con una specie distinta F. lybica.

Fino a pochi anni fa, gli studiosi riconoscevano ben ventidue sottospecie nel 2007, grazie ad analisi genetiche, è stato dimostrato che esistono solamente cinque sottospecie. Tra le sottospecie viene talvolta incluso anche il cosmopolita gatto domestico (con il nome scientifico F. s. catus), che è stato introdotto in ogni continente e su molte delle isole più grandi del mondo, dove è tornato allo stato selvatico non senza problemi come abbiamo visto anche in questo articolo (Link). I gatti domestici o ferali possono rappresentare un problema “genetico” per il gatto selvatico anche se, fortunatamente, per l’Italia non sono noti individui ibridi, contrariamente a quanto riscontrato in altre aree europee (e.g. Scozia).

È una specie legata ad habitat forestali, particolarmente di latifoglie. In caso di abbondante presenza di risorse trofiche può occupare anche aree aperte come praterie, pascoli o boschi di conifere. Solitamente il gatto selvatico evita le altitudini elevate, le aree particolarmente antropizzate ed agricole sebbene occasionalmente possa essere incontrato anche in ambienti agroforestali misti o degradati, in zone rocciose o di macchia mediterranea.

La dieta del gatto selvatico è composta principalmente di piccoli mammiferi, soprattutto roditori ma anche lagomorfi, e secondariamente da uccelli, rettili e invertebrati. È un animale prevalentemente notturno ma può trovarsi in attività e compiere spostamenti anche di giorno. Trascorre generalmente le ore di inattività in rifugi, evitando luoghi con frequente presenza umana.  Per il carattere particolarmente elusivo e per le sue abitudini notturne l’avvistamento del gatto selvatico è estremamente difficile. Negli ultimi anni l’utilizzo di fototrappole ha favorito “l’osservazione” della specie anche in aree dove si pensava fosse estinto o non presente.

Gli home ranges, cioè le aree di attività, hanno dimensioni variabili a seconda delle risorse trofiche e dell’ambiente, ma possono essere molto vasti in letteratura vengono riportati: 184-1090 ha in Francia, aree mensili di 174-176 in Scozia, 1115 ha per una femmina seguita in Toscana, nell’Italia Nord-orientale l’home range medio invernale è di 250 ha. I maschi hanno generalmente home ranges più vasti di quelli delle femmine, poiché l’uso dell’area di attività è differente per i due sessi: le femmine devono assicurarsi un territorio con un’adeguata risorsa di cibo per nutrire loro e la prole, i maschi invece devono muoversi su superfici più vaste per aumentare la probabilità di accoppiarsi con più femmine. Le core areas, cioè la parte dell’home range maggiormente frequentata, di un maschio mediamente è di 165 ettari. Quella femminile è di 52-165 ettari.

Morfologicamente il gatto selvatico assomiglia molto a quello domestico, anche se la taglia complessiva appare più robusta, risulta difficile la sua determinazione. Il colore di fondo del mantello è grigio-ocra a differenza del domestico che il colore è grigio-argento (Fig. 1, 1), sui fianchi presenta delle strie più scure che possono essere evanescenti (Fig. 1, 2), sulla nuca e sulla regione occipitale sono presenti quattro strie nere longitudinali, molte di più nel domestico (Fig. 1, 4). Nella parte scapolare sono visibili due brevi linee nere, meno marcate nel domestico (Fig. 1, 5), e nella parte dorsale un’unica marcata linea scura (Fig. 1, 6). La coda termina bruscamente senza assottigliarsi e possiede sempre la punta nera e un numero variabile (di solito 2-4) anelli neri (Fig. 1, 7).

La parte superiore delle orecchie, nel gatto selvatico, risulta sempre di colore ocrastro omogeneo, a differenza del domestico che ha la punta delle orecchie scura (Fig. 1, 3). Un’altra caratteristica diagnostica è la parte inferiore delle zampe posteriori che di regola è nero soltanto per metà, nel gatto domestico invece il colore scuro ricopre tutta la pagina inferiore del piede fino al tallone (Fig. 1, 8). Il gatto selvatico è una specie particolarmente protetta, inclusa nell’allegato IV della Direttiva Europea “Habitat” (92/43/CEE). È anche inserita nell’appendice II della Convenzione di Berna del 1979, che è un accordo internazionale per la collaborazione tra gli Stati membri per la tutela e il monitoraggio di specie e habitat minacciati. Il gatto selvatico europeo è classificato come “Least concern” per la IUCN (Velli et al. 2015) e come specie “Quasi minacciata” nella Lista rossa dei Vertebrati Italiani. Le principali minacce per il gatto selvatico sono la perdita o l’alterazione degli habitat idonei, la mortalità causata dalle attività umane, soprattutto gli investimenti stradali e l’ibridazione con il gatto domestico.

Giuliano Milana & Marco Franolich