L’ambientamento pre-rilascio nei galliformi di interesse venatorio- accorgimenti per il successo

L’ambientamento della selvaggina da penna (fagiano, starna e pernice) sul luogo del rilascio è un passaggio fondamentale per completare lo sviluppo comportamentale degli animali prima della vita libera.
L’avicoltura tradizionale, basata sulla produttività e la riduzione dei costi, non può essere presa in considerazione come fonte di soggetti da introdurre in ambiente selvatico.
I parametri minimi da seguire per scegliere animali di qualità sono quindi:

  • la conservazione di un patrimonio genetico tipico della specie selvatica
  • l’utilizzo di tecniche idonee di allevamento
  • la conoscenza dei fabbisogni nutritivi
  • la profilassi e gestione sanitaria.

Questa è la base per limitare la mortalità dei soggetti liberati e aumentare il successo riproduttivo.
La fase di ambientamento non ha regole fisse e nel panorama italiano il quadro è abbastanza variegato. I recinti da impiegare a cielo aperto possono essere mobili o fissi. I mobili più utilizzati sono composti da rete di polietilene alta 2 metri con la parte inferiore (fino ad 1 metro) elettrificata, la parte superiore non elettrificata di rete morbida con pali di sostegno ogni 3-5 metri e un circuito elettrico monoblocco con batteria 12 Volt ricaricabile. Questa tipologia permette di coprire superfici ampie anche più di un ettaro, sono pratiche e molto più economiche rispetto ai recinti fissi, sicure contro la volpe, ma meno contro eventuali danni da cinghiale, a cui si può ovviare con un’ulteriore recinzione elettrificata. Quelli fissi con maglia sciolta (zincata o plastificata) devono essere dotati di un anti-gatto largo circa 1 metro nella parte superiore per prevenire l’ingresso di predatori terrestri.

In difesa dai predatori aerei, costituita da rapaci diurni, si possono utilizzare nastri che riflettono la luce, palloni terrifici o, per i notturni luci intermittenti all’apice dei pali da utilizzare nelle ore serali.
Dal punto di vista di esigenze nutrizionali e comportamentali il fagiano è sicuramente il meno esigente tra la selvaggina da penna. È un uccello prevalentemente granivoro con un habitat ideale costituito da campi di cereali a semina autunnale (grano, orzo, avena, triticale) e colture primaverili (mais, girasole, sorgo) punteggiate da piccoli boschi di forma allungata come quelli che costeggiano i corsi d’acqua.
L’età idonea per l’introduzione dei fagiani nei recinti di ambientamento è superiore a 60-70 giorni in quanto il piumaggio già completo offre maggiori garanzie per quanto riguarda la termoregolazione del soggetto. Importante nel recinto è la presenza di bosco per aiutarli a mettere in atto tutti quei comportamenti naturali tipici della specie come la ricerca del rifugio notturno (imbrocco).
L’alimentazione deve via via diventare più ricca di fibra grezza e povera di proteina, diversamente da quella commerciale utilizzata in allevamento. Sarebbe ideale utilizzare differenti colture come: grano, sorgo, saggina, girasole, con mangiatoie raggiungibili ma vicine a siti di riparo.

Il fabbisogno giornaliero di mangime raggiunto a 14 settimane è di circa 80 grammi al giorno con percentuali di proteine intorno al 14%.
È importante soprattutto in estate tenere conto dell’approvvigionamento idrico, realizzando eventualmente un piccolo canale all’interno del recinto in caso non fossero presenti riserve naturali d’acqua. Un recinto di un ettaro ha la capacità di ambientare circa 300-400 animali che possono sostarvi fino ad un massimo di un mese e mezzo a seconda dell’utilizzo degli animali.
Per alloggiare animali più a lungo è possibile effettuare il taglio delle remiganti primarie prestando attenzione a non effettuarlo ad animali che hanno già fatto la muta e che sarebbero quindi in grado di volare solo a fine stagione venatoria.

La starna è una specie molto più delicata ed etologicamente complessa rispetto al fagiano e preferisce l’ambiente agricolo alternato a prati naturali con bordi erbosi e siepi con assenza di bosco.

È una specie monogama che verso marzo inizia a formare le coppie per poi costruire il nido a maggio.

Un territorio vocato le permette di avere erba secca per la costruzione del nido, foraggio a disposizione e suoli ben drenati per evitare l’allagamento del nido durante piogge intense.
I gruppi familiari con i giovani dell’anno rimangono stabili fino all’inverno e vengono chiamati “brigate” che poi a gennaio-febbraio si rompono, con conseguente dispersione dei giovani maschi. Comprendere questa diversità è la chiave del successo e vede la possibilità di ambientare gruppi di giovani in estate e/o l’immissione di coppie di riproduttori in primavera. Visti i piccoli gruppi è possibile utilizzare delle voliere più piccole smontabili e trasportabili associandole a recinti fissi o mobili. Ad esempio:

per un recinto mobile da 1 ettaro 4 volierette con 20 starnotti da 90 giorni ciascuna oppure con un recinto fisso di 3 ettari 10 volierette. Diversamente per il rilascio delle coppie a fine inverno o inizio primavera si possono utilizzare per 2-3 giorni volierette distanti almeno 400 metri l’una dall’altra. Il territorio utilizzato deve avere disponibilità di cereali di piccola taglia, foraggere, erbe naturali ed insetti.
Gli insetti svolgono un ruolo fondamentale per gli starnotti che devono mangiarne 2000 al giorno per svilupparsi al meglio nelle prime fasi di sviluppo.
Un piano di miglioramento ambientale è alla base per ottimizzare la nidificazione e l’offerta alimentare.
La pernice è molto simile alla starna anche se si deve tenere presente dal punto divista territoriale la sua predilezione per rocce, calanchi, pascoli, vitigni e manufatti antropici.
Dal punto di vista comportamentale è maggiore la sua attività diurna, c’è possibilità di una covata doppia in cui si impegnano nella cova sia maschio che femmina ed è la giovane femmina che va in dispersione a fine inverno. Le tecniche di ambientamento sono quindi le medesime della starna anche se possono essere utilizzati territori con diversa conformazione geologica.
Per tutte le specie è importantissimo nel periodo di ambientamento controllare eventuali mortalità o comportamenti anomali all’interno dei recinti. In caso dell’insorgenza di patologie si deve prontamente inviare la carcassa presso l’Istituto Zooprofilattico più vicino oppure effettuare campioni o prelievi da animali malati. Le patologie più frequenti sono: colera aviare (pasteurella multocida), micoplasmosi, colibacillosi, clostridiosi e possono verificarsi casi di botulismo. Gli animali devono essere vaccinati contro la malattia di Newcastle (detta anche pseudopeste aviare) e controllati per l’influenza aviare in relazione alla situazione epidemiologica.
Per un ambientamento che abbia successo è quindi fondamentale conoscere la biologia della specie in modo da garantire un duraturo stabilirsi della specie prescelta.
Si ringrazia il contributo del dott. Luigi Toffoli per il racconto della sua esperienza.

Enrica Bellinello