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Il Cervo nobile (Cervus elaphus), denominato anche Cervo reale o rosso è un ungulato che non ha certo bisogno di presentazioni. Il nome deriva dal latino cervus, che a sua volta deriva dalla radice indoeuropea ker che significa “testa”, per il suo caratteristico portamento con il collo eretto e la camminata elegante (Qui).
In quasi tutti i popoli  il cervo è presente nei miti e nelle leggende. Considerato sacro agli dei o custode di poteri curativi del corpo e dell’anima.
Molte leggende e credenze lo descrivono come elegante ed imponente destriero degli dei, altre lo dipingono come protettore e guaritore, mentre in altre ancora assume un connotato negativo rappresentando un’entità malefica e distruttrice.
Quello che però è comune a tutte le popolazioni presso le quali il cervo è stato venerato, è stata certamente la sua maestosità, l’andatura aggraziata e il  palco che conferisce fierezza e solennità. Per il suo aspetto e per il suo carattere fugace, il cervo era (ed è) il re della foresta, temuto e rispettato da tutti: uomini e animali. E’ un animale ricco di simbologie, legato sia alla forza istintiva del corpo e dello spirito che al potere della sessualità, alla calma e alla fecondità. Quest’ultima caratteristica si deve in particolare al palco, che esprime il rinnovo continuo della vita, il processo di morte e rinascita. Il rinnovamento annuale delle stanghe, cadendo e rinascendo in primavera “con una ramificazione in più”, simboleggia l’aumento della forza e dell’età.
Le stanghe sono senza dubbio la parte più affascinante del cervo, attirano l’attenzione contribuendo a renderlo speciale. Simili a rami esprimono potenza radiosa, tant’è vero che l’animale è associato al sole, ma anche all’albero della vita, simboleggiato per l’appunto dal palco che si innalza verso il cielo, facendo da tramite fra il mondo terreno e quello spirituale. Ecco perché il cervo viene anche usato come  figura di unione e passaggio fra i due mondi.
Le leggende che narrano di questo nobile animale sono veramente svariate, tutte affascinanti e ricche di simboli che ne arricchiscono ulteriormente l’aria di mistero e misticità.
Nei popoli germanici, veniva interpretato come un’entità malefica che tenta di distruggere l’albero originario, sono famosi i quattro cervi che tentarono di distruggere l’albero cosmico Yggdrasill (l’albero del mondo da cui ha origine la vita) mangiandone i germogli per indebolirlo ed impedirgli di crescere.
Oltre che in quella germanica, in Europa, il cervo è presente anche nella cultura celtica, in quella slava e, ancora più in dietro nel tempo, in quella greca e romana. Già Plinio il Vecchio, scrittore latino vissuto tra il 23 e il 79 d.C.) nella sua opera Naturalis Historia (VIII, 118) parla dei cervi come animali mansueti, prudenti e attratti dal canto. Ricorda anche che i cervi sono grandi nemici dei serpenti, in quanto con il soffio delle narici li fanno uscire dalle loro tane.
Il cervo assume un ruolo di grande rilievo nella mitologia greco/latina dove, assieme al cipresso, è uno dei due simboli della dei della caccia Diana (o, per i greci, Artemide). È il principio paterno che si scontra con la “civiltà della madre”; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità. In Grecia i Cervi erano consacrati agli déi della purezza e della luce, come Apollo e Athena. Nella leggenda greca di Ciparisso, la morte del Cervo è all’origine del Cipresso, simbolo dell’immortalità e dell’eternità. Ciparisso fu uno dei ragazzi più amati da Apollo. Nel racconto più noto della vicenda, la compagnia preferita del giovane Ciparisso era un bel cervo addomesticato. Questo cervo finì accidentalmente ucciso dallo stesso ragazzo col suo giavellotto durante una battuta di caccia. Il dolore di Ciparisso era talmente grande ed inconsolabile che finì per trasformarsi in un Cipresso, l’albero della tristezza e simbolo classico del lutto; si tratta pertanto di un mito di fondazione atto a spiegare l’eziologia della relazione sussistente tra la pianta ed il suo significato culturale.
Il mito di Atteone è forse uno dei più famosi e racconta del giovane Atteone che, durante una battuta di caccia, avrebbe involontariamente visto la dea Artemide intenta a lavarsi in un lago assieme alle ninfe. La dea volle assicurarsi che il ragazzo non proferisse parola dell’accaduto tramutandolo in un cervo e, impedendo alla muta di cani di riconoscere il loro padrone, per mezzo di un sortilegio, fece sì che Atteone fosse ucciso dai suoi fidati animali.
Certamente però, quando si vuole collegare il cervo alla mitologia greca, non si possono dimenticare Eracle (Ercole nella mitologia romana) e le sue fatiche: infatti, il compito di catturare la Cerva di Cirnea fu la quarta delle sue dodici fatiche.
Nell’ area circumpolare questo regale animale è associato invece al simbolismo del Sole e della luce, incarnandone gli aspetti di creazione e civilizzazione. Nel simbolismo è contrapposto, anche in questo caso, al Toro, elemento della forza cieca generatrice e tipico delle precedenti civiltà matriarcali. In questa contrapposizione, assume il significato di animale tipico della civiltà indoeuropea.
Ma la fama di questo animale non si fermò solo all’Europa, bensì arrivò fino in India e neppure il grande oceano fu in grado di fermare la venerazione per il maestoso cervo: la sua nobiltà conquistò persino i nativi americani che ne furono tanto affascinati da farne un simbolo di vita e di forza (in America del Nord troviamo il Wapiti Cervus elaphus canadensis) . Il cervo magico rappresentava infatti il potere del granturco che era in grado si sostenere e nutrire il corpo, ed il potere del peyote che era quello di illuminare lo spirito offrendo una guida spirituale e l’ispirazione artistica.
In una leggenda induista invece, il cervo, assumendo una connotazione negativa, è la forma scelta da un demone, il quale si trasformò in cervo dorato per trarre in inganno un giovane uomo ed allontanarlo dalla moglie che, intanto, veniva rapita dal fratello.
Anche le maggiori religioni monoteiste,  più vicine a noi nel tempo, non sono prive di citazioni e simboli che ripotano al cervo, nel vecchio testamento viene citato diverse volte. Per il cristianesimo, il cervo, è stato poi associato a diversi santi, a partire da San Patrizio, che si trasforma in cervo per sfuggire al re Loegaire per arrivare a San Uberto, San Eustachio o San Giuliano (Qui).

Giuliano Milana

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Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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