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di Andrea Severi

Ho la netta sensazione che il globo terrestre sia ormai ostaggio di mode epocali (ieri il ‘68 e i figli dei fiori) oggi i figli di Greta.
Nulla da dire alla giovanissima attivista svedese (ma poi in fondo non ci lamentiamo del bar sport, guardo con simpatia e rispetto anche la ideale ventenne precaria climatologa del CNR se esiste ma sicuramente esiste..).

Chi mi segue direbbe ma che c’entra Greta è una bambina che pone un problema sociologico non una scienziata, a chi mi segue però direi ma su certe cose non si scherza poiché politiche governative sui grandi temi ambientali hanno conseguenze sociali ed economiche paragonabili a guerre, la bomba fa più effetto sulla sensibilità di massa ma non necessariamente più morti (di fame) di un’azione frettolosa e spropositata in materia ambientale.

Siamo nell’epoca delle democrazie solubili e la politica, purtroppo, è diventata vittima del populismo di massa e non regolatore saggio e di buon senso del governo globale. Fino alla fine del secolo scorso la politica guidava l’economia fino all’eccesso, oggi si può dire esattamente il contrario. Una politica talvolta governata da una Destra dove venderebbero anche l’aria che respiriamo e una Sinistra disposta ad accettare qualsiasi banalità purché non si turbino i luoghi comuni del buonismo ambientalista.

La comunità scientifica internazionale, molto meno eterogenea di quanto appaia, conviene invece, quasi unanimemente, sul fatto che le attività antropiche sono elemento incisivo sulle dinamiche del “Climate Change”, poi quel filtro mediatico che oggi si esplica quasi esclusivamente tramite i social networks ci mette del suo e pone in evidenza solo i rari “dissent” che pure esistono nella comunità scientifica ma con un peso decisamente marginale.
Ma si può dire che anche Greta sia marginale, in fondo l’attivista svedese, si propone in grandi eventi internazionali, palcoscenici per circa il dieci per cento della popolazione mondiale e incidenti sul “cono terreste” dei paesi avanzati, paradossalmente molto più attenti alle politiche ambientali tanto da produrre in alcuni casi (rifiuti plastici)  tutti insieme non più del dieci per cento delle “pollutions” planetarie.

Ma passiamo ai dati e alle serie storiche che parlano e parlano assai, siamo infatti in era interglaciale e come è noto gli intervalli temporali tra le grandi glaciazioni sono decisamente ingovernabili da qualsiasi politica umana anche la più lungimirante. A leggere le serie storiche che la paleoclimatologia ha prodotto, statisticamente nei prossimi millenni ma forse anche solo nei prossimi secoli esternalità negative come anche semplicemente un evento fisico eccezionale, l’attività del Sole, il traffico spaziale di migliaia di asteroidi potenzialmente pericolosi, l’attività vulcanica interna al globo terrestre potrebbe in pochi giorni provocare uno sconvolgimento climatico tale da ridicolizzare in pochi istanti qualsiasi azione e politica ambientale di origine umana, sia verso il freddo, sia verso il caldo. Così in effetti è stato anche in passato ed esempio massimo anche geologicamente recentissimo è la piccola glaciazione di alcuni secoli fa scaturita dall’eruzione di un vulcano.

Si tratta quindi di essere fatalisti e attendere passivamente lo scorrere dei destini umani?

Certamente no ma forse, il laboratorio di fisica a Frascati che ha il compito di individuare, monitorare e produrre scenari di prevenzione nei confronti degli asteroidi più potenzialmente pericolosi per il globo terreste (quelli di un diametro consistente e con una traiettoria relativamente vicina alla Terra) ha bisogno di investimenti, ricerca, soldi, economie, energia convenzionale e nucleare, non di masse di pacifiche ma forse “ignoranti” masse di cittadini che vanno in giro in bicicletta con la targa “no oil” poiché quella è la ricetta mondiale per il benessere collettivo invece forse è la “pagliuzza nell’occhio” di Stati ormai ostaggio di una politica debolissima, screditata, banale e ostaggio di qualsiasi fenomeno di costume sia degno di produrre migliaia di clic sul “Social Bar” di turno.

A Greta e a chi verrà dopo di lei mi sento di dare un consiglio: “state calmi, la vostra parola e il vostro impegno è sano e lodevole ma anche il buon senso e la consapevolezza che il Mondo è costituito da miliardi di individui che lottano tutti i giorni per sopravvivere e che “lo starnuto” di “qualsiasi Shirley Temple” del terzo millennio può arrecare migliaia se non milioni di morti in pochi anni, mai come in questo momento al vivere meglio si deve necessariamente affiancare il “primum vivere deinde philosophari” che i nostri progenitori saggiamente ci hanno trasmesso”.

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Redazione LRC

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