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Per i Greci era il kapros, per i Latini lat. (pŏrcum) singulāre (m) ‘porco che vive solitario’, raccostato a cinghia, per la fascia di setole giallastre che ne cingono il collo, trasformatosi nell’italiano “cinghiale”, attraverso il volgare toscano “cignale”. Cercheremo di riscoprire il significato simbolico che, nelle civiltà del mondo antico, aveva questo animale totemico che ancora affascina e ammalia schiere di cacciatori. Probabilmente anche a causa della sua ampia diffusione tutte le culture lo hanno preso a riferimento come animale sacro o dal forte valore simbolico rappresentante dell’energia, della ferinità selvaggia e del coraggio indomito. Da sempre in molti scavi archeologici vengono rinvenuti amuleti realizzati con denti di animali. Tutti questi denti in genere, nella cultura popolare, portano fortuna, in quanto collegati al  “potere delle punte”. In particolare le difese e le coti di cinghiale sono paragonabili al classico corno di corallo; o meglio probabilmente è il classico cornetto di corallo a ricordare il dente di cinghiale usato per realizzare ciondoli e monili da attaccare alle collane preistoriche come simbolo fallico di potenza e virilità, questo secondo l’antico concetto per cui tutto ciò che genera fecondità esercita una funzione protettiva dagli influssi malefici. Lo stesso accadeva con le punte di freccia usate a guisa di ciondolo e portate al collo dai bambini a protezione da malattie ed infortuni. Il forte legame tra il cinghiale e la fecondità è testimoniato anche da una statuetta rinvenuta in Trentino, ricavata da un dente di un cinghiale, raffigurante una “dea della fertilità”. “Zanne” di cinghiali sono state rinvenute negli scavi archeologici un po’ ovunque: Inghilterra, Spagna, Romania, Irlanda, Italia….Non esiste forse un museo che non abbia nelle collezioni difese o coti, una testa o una figura di cinghiale.

Nel mondo greco, fin da Omero, il cinghiale era il simbolo del coraggio virile, dell’indomabile ferocia e dell’audacia propria del guerriero; per questo i Greci, come racconta lo storico Senofonte, consideravano la caccia al cinghiale un allenamento fondamentale per educare i giovani alla guerra. Il cinghiale è presente in varie storie mitiche greche, la più famosa delle quali è certo quella della caccia al cinghiale calidonio. Nella caccia calidonia si racconta di un cinghiale rincorso, braccato, sconfitto ucciso da dei guerrieri. Questo rappresenta in realtà un passaggio epocale: il cinghiale fu simbolo del potere temporale esercitato dalla casta dei sacerdoti. Non a caso l’attuale costellazione dell’orsa maggiore era chiamata in antichità costellazione “del cinghiale”. Il cielo infatti è stato sempre specchio della realtà terrena, ed ogni avvenimento era un riflesso del corso degli eventi celesti. Così le costellazioni che cingono la Stella Polare, attorno alla quale tutto il cielo ruota, erano a loro volta simbolo di coloro che in terra detenevano il potere; così come in terra la vita era regolata dalla volontà dei sacerdoti, in cielo le stelle avevano come punto di riferimento le costellazioni del cinghiale, che dei sacerdoti, come detto, era il simbolo. Quindi nel mito del cinghiale calidonio in realtà si narra, in forma simbolica, un passaggio di poteri: la casta sacerdotale viene sconfitta dalla casta dei guerrieri che assumono il potere. Ed, il simbolo dei guerrieri è proprio l’orso. Così, nello stesso modo in cui muta l’ordine in terra, anche nel cielo avvengono dei cambiamenti. Le costellazioni di riferimento non sono più dette “del cinghiale”, divengono “orse”. Inoltre il cinghiale fu la quarta “fatica” che l’eroe greco Ercole dovette affrontare:  un selvaggio e indomito cinghiale di enormi dimensioni, con difese grandi quanto le braccia di un uomo. Sempre secondo i greci gli dèi dell’Olimpo, durante lo scontro con i titani fuggirono e per non essere scoperti si trasformarono in animali: Ares, il dio della guerra, scelse di trasformarsi proprio in un cinghiale. Nella mitologia germanica il cinghiale è l’animale sacro al dio Freyr, una delle più importanti divinità, che viene rappresentato armato di spada con accanto un cinghiale come la divinità celtica Lúg.

Freyr con il suo cinghiale e la sua spada.

Presso i Celti il cinghiale era considerato un animale sacro e dal forte valore simbolico: il selvatico suino, infatti, permetterebbe di comprendere e svelare la sfera spirituale a coloro che gli si avvicinano e rappresenterebbe la forza solare (divina), ossia il principio maschile di forza e coraggio. In India diventa la manifestazione della forza creatrice che pone fine al caos originale. Nelle culture mediterranee veniva identificato anche con la morte, per il colore scuro e le abitudini notturne: ucciderlo significava sconfiggere l’Oltretomba. Gli Etruschi lo ritenevano a diretto contatto con le divinità infernali, lo cacciavano di notte o all’alba, con cani feroci e sembra addirittura con pantere, al suono dei flauti. In una  straordinaria scena di caccia, rappresentata su di una coppa rinvenuta ad Arezzo, un cinghiale esce da un canneto e viene affrontato da un guerriero con una lunga lancia accompagnato dal suo cane. A dargli manforte c’è un’altra figura maschile nuda, con un leggero mantello mosso dal vento, che si torce per raccogliere la forza e colpire l’animale con una scure. Una scena fortemente evocativa, non lontana da quella che doveva essere la realtà.

Scena di caccia su matrice di coppa in terrasigillata aretina.

Gli Etruschi, infatti, cacciavano il cinghiale a gruppi armati, accompagnati da cani particolarmente feroci, probabilmente discendenti dai mastini assiri, impiegati anche nella caccia all’orso, al cervo e al lupo. Troviamo il cinghiale anche  nei vessilli dei Romani per rappresentare la legione Legio XX Valeria Victrix. Successivamente, nella tradizione post medievale europea il verro selvatico fu accostato varie volte al diavolo e in particolare a Satana, conferendogli quindi un significato negativo legato al peccato originario, alla lussuria, alla carnalità e alla bestialità. Nonostante questo lo ritroviamo  in numerosi stemmi medievali dove viene raffigurato, sia su tela che in forma scultorea, in opere che si rinvengono in tutta Europa. In Italia troviamo forme scultoree in moltissime cattedrali, specialmente in Toscana. In questa regione ci sono varie leggende circa la fondazione di città ,tra cui Pisa, riconducibili al mito del cinghiale bianco.

Giuliano Milana

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Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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